(ASI) Cremona. Come prima, niente di nuovo a Cremona. Per l’ennesima occasione, il Perugia gioca una partita di un certo spessore dal punto di vista della creazione del gioco e delle occasioni ma palesa i soliti limiti, evidentemente congeniti: fragilità difensiva, incapacità di gestire i momenti caldi delle partite, assenza di cattiveria in fase conclusiva dove il solo Iemmello ha con continuità la determinazione e la lucidità necessarie.

Una partita con occasioni a grappoli, da una parte e dall’altra, godibile per gli spettatori neutri, con il Perugia che ha giocato bene la fase centrale del primo tempo e tutta la ripresa, creando manovre, occasioni e conclusioni da gol. Ma il cinismo non è nel dna dei giovani di Oddo, sotto forma di cattiveria sotto porta, furbizia nella gestione delle situazioni in mezzo al campo, concentrazione nella fase difensiva. E allora, anche  da Cremona il Grifo, che per le occasioni create avrebbe dovuto almeno pareggiare e per il possesso palla ed il gioco espresso addirittura vincere, esce con il sacco vuoto, senza punti, con l’ennesimo avversario che entra in campo in situazione di  difficoltà e ne esce rilanciato.  L’attacco del Perugia con Falzerano sulla tre quarti (novità di giornata)  risulta a volte troppo isolato dal resto della squadra;  quando, nella ripresa, entra Buonaiuto le parti sembrano legare meglio. In mezzo al campo, la prova di Balic non convince ancora una volta. Meglio di lui Carraro, che fa un lavoro di quantità e qualità, di sostanza e di cucitura. E abbastanza bene, anche se con qualche calo di concentrazione di troppo (leggi troppi contrasti persi)  Nicolussi Caviglia.  In difesa, detto del solito Vicario decisivo e monumentale  in almeno due circostanze, sufficienza più o meno  per tutti, eccetto che per Nzita, che conferma la pessima prova col Cosenza: colpevole sul gol del 2-1, quando Palombi lo anticipa di testa; nullo nell’apporto in fase offensiva nel rush finale. C’è da giurare che in settimana farà molto discutere la decisione di Oddo di metterlo al posto di Di Chiara, con tanto di polemiche da parte di questi al momento della sostituzione.  E la vera questione, nei prossimi giorni, sarà di capire se e come Oddo potrà trovare con lucidità  il bandolo per risolvere  la questione di fondo, cioè se il Perugia riuscirà a fare quadrato attorno ai suoi giocatori più esperti(quei pochi che ha e gli altri che il mercato auspicabilmente dovrebbe portare) per provare a superare gli errori e le carenze legate all’età giovante di tanti dei suoi giocatori. Perché, se così non fosse, il Perugia potrebbe continuare a fare il suo campionato da Penelope, che costruisce la sua tela con perizia, ma poi la disfa con incredibili leggerezze difensive. E questo, come è chiaro,  non porterebbe a nessuno degli obiettivi ambiziosamente coltivati.

Daniele Orlandi – Agenzia Stampa Italia

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