(ASI) A Perugia, fra le tante tipologie di tifoso, ne esiste una un po' strana, sorta probabilmente negli anni Ottanta, ovvero il "mezzo romanista". Sarà stato forse per i vecchi dissapori tra la tifoseria locale e quella laziale, risalente alle sfide in Serie A degli anni Settanta, oppure per la simpatia verso la Roma di Nils Liedholm, Falcão e Pruzzo, oppure, ancora, per le affinità "politiche", verso una tifoseria giallorossa che a quel tempo era in maggioranza orientata a "sinistra", a differenza dei laziali, storicamente sempre a "destra".

 

 

Fatto sta che non sono affatto pochi coloro che, da perugini, dividono il loro cuore tra la passione biancorossa ed una malcelata simpatia per la Roma, come il noto Serse Cosmi. Non c'è niente di male, per carità. Ognuno fa le sue scelte e ha il diritto di esprimere opinioni, pensieri e, dunque, anche il tifo che preferisce. Tuttavia non sono accettabili "invasioni di campo". Il bene del Perugia va messo sempre al primo posto e se Alessandro Nesta deve essere valutato sulla base della sua carriera da calciatore (e tifoso) laziale, allora non ci siamo.
Sulla sua sua scarsa esperienza da tecnico ci siamo espressi più o meno tutti. Anche chi scrive ha più volte segnalato i pericoli e i rischi legati all'azzardo della società di puntare ogni anno, da tre stagioni a questa parte, su allenatori debuttanti in categoria. Detto questo, tuttavia, non si può pensare di gettare costantemente fango sul più grande difensore del calcio italiano, assieme a Franco Baresi, trattandolo come un qualsiasi "pivello" venuto ad allenare da un campetto di periferia. Un grande calciatore non è automaticamente un grande allenatore, ma sicuramente conosce il calcio più di tanti allenatori che a quei livelli, da calciatori, non sono mai arrivati.
Dopo le prime giornate, caratterizzate dalla gravosa eredità del 3-5-2 di Breda dello scorso anno - schema dimostratosi incompatibile con le particolarità e le caratteristiche tecniche di molti dei nuovi arrivati - il tandem composto da Alessandro Nesta e Lorenzo Rubinacci ha finalmente trovato una prima quadratura del cerchio, cominciando, dal secondo tempo di Cosenza, a mettere in rodaggio un ben più efficace 4-3-1-2. La squadra sta girando. Lo ha mostrato in casa col Venezia e nella doppia trasferta di Salerno e Verona. In queste tre gare, il Perugia ha raccolto tre punti, un misero bottino, certo, ma frutto della vittoria sui lagunari e di due sconfitte tutt'altro che meritate.
Decisive due papere di Gabriel: forse sfortunato sul diagonale di Casasola all'Arechi, ma oggettivamente imperdonabile sul colpo di testa morbido e lentissimo di Di Carmine al Bentegodi. Sul campo degli scaligeri, poi, ci si è messo anche un super Silvestri, pronto a respingere un calcio di rigore a Vido, che se lo era procurato da campione pochi attimi prima, e un doppio colpo di testa ravvicinato di Dragomir, quando il 2-2 pareva cosa fatta. Insomma, ci sono ancora errori in fase difensiva ed equilibri da consolidare, ma dobbiamo ammettere che pure la fortuna, fin'ora, non ha certo girato dalla parte dei grifoni.
Considerando che la rosa, con la sola eccezione di Bianco e Mustacchio, è stata completamente stravolta nel calciomercato estivo e che non pochi giocatori, fra titolari e riserve, sono arrivati soltanto a fine agosto, il divario nel livello di preparazione con le altre squadre non poteva non farsi sentire. Insomma, al di là dei limiti di un tecnico esordiente, esistevano (ed in parte esistono ancora) condizioni oggettive per cui questa squadra sarebbe comunque partita al rallentatore.
Ora invocare la forca nei confronti di Nesta citando freddamente numeri e dati, senza contestualizzarli, inquadrandoli nella fase di rinnovamento che la squadra sta vivendo, è non solo ingiusto ma anche controproducente. Il gioco sta migliorando a vista d'occhio, al punto che, per lunghi tratti, la squadra ha saputo mettere in grande difficoltà - sia nel primo che nel secondo tempo - l'Hellas Verona, squadra accreditata da tutti gli osservatori come la favorita numero uno per la promozione in Serie A e costruita da una società solida, forte - fra le altre cose - anche del paracadute finanziario garantito alle retrocesse dalla massima categoria.
Diamo ancora tempo a questo tecnico e a questo gruppo, che appare affiatato e che ha dimostrato sul campo qualità tecniche notevoli e progressi evidenti. Si mettano da parte sterili pregiudizi e antipatie personali, che non devono superare il casello di Orte. Da noi si deve pensare solo al bene del Perugia.

Andrea Fais- Agenzia Stampa Italia

 

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