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(ASI) In principio furono Reagan e Gorbaciov negli spensierati anni ’80 ed i loro incontri al vertice mirati alla riduzione degli armamenti nucleari nel Vecchio continente. L’Unione sovietica a furia di inseguire le spese militari a stelle e strisce si stava impoverendo e così il plenipotenziario comunista accettò le richieste statunitensi che di fatto mantenevano ed accrescevano il predominio americano avviando l’Urss verso una crisi che avrebbe provocato la fine del capitalismo di Stato.

Ora che il mondo sta diventando sempre più multipolare sono ripresi i vertici sulla sicurezza nucleare, tanto che in poche settimane si sono succeduti il vertice sulla sicurezza nucleare di Seoul, la prima riunione preparatoria del processo di riesame del Trattato di non proliferazione nucleare, il vertice G8 di Camp David ed il vertice Nato di Chicago.

Oggi tutto il nodo della questione sembra vertere non sola sulla messa in sicurezza del materiale fissile già installato ma soprattutto sulla possibilità di una conversione a scopi civili.

I paesi interessati ora avranno molto tempo a disposizione per riflettere sul da farsi visto ora il prossimo vertice è previsto solo per il 2014, per la cronaca nei Paesi Bassi.

Tra le tante parole spese in questi vertici molto spazio è stato dedicato alle implicazioni umanitarie dell’impiego delle armi nucleari, tema su cui fino ad oggi i grandi paladini della democrazia e dei diritti civili, gli Usa, avevano sempre preferito sorvolare. Ora dopo i fatti di Fukushima ed il riemergere del timore per possibili conseguenze catastrofiche le potenze nucleari cercano di cavalcare l’onda emotiva per impedire che paesi come l’Iran entrino nel ristretto club delle potenze nucleari.

Non a caso tutti i vertici hanno avuto come tema portante le posizioni di Teheran e della Corea del Nord, con posizioni che genericamente hanno riguardato il sostegno al disarmo ed alla non proliferazione.

L’Italia, da sempre fin troppo accomodante nei confronti degli Usa, ha avanzato la proposta, subito approvata, per un codice di condotta sulle attività spaziali che ovviamente interessa tutte le attività legate ai missili intercontinentali.

Se a Chicago si è parlato soprattutto di Afghanistan e di spese militari in tempo di crisi, sul tema del nucleare le comparse della Nato si sono limitate ad evocare l’esigenza di creare le condizioni per arrivare a nuove riduzioni, anche se l’Alleanza atlantica, nonostante le, false, dichiarazioni di rito continua a ritenere il ruolo della difesa antimissilistica un pilastro della propria azione militare e politica.

A Chicago però per la prima volta è emersa la possibilità di rinunciare all’uso di armi atomiche contro paesi non dotati di questi armamenti, anche se visto la facilità con cui la Cia riesce a creare falsi dossier sugli stati da attaccare sarà tale cavillo appare di difficile applicazione.

Ancora una volta quindi tanto fumo e nulla più.

Se negli anni ’80 le politiche di disarmo furono utili solamente agli usa per consolidare la propria egemonia in materia ed azzerare il potenziale offensivo dell’Urss oggi appare evidente la volta di Washington di congelare la situazione attuale bloccando il possibile progresso militare dei propri competitori.

Fabrizio Di Ernesto Agenzia Stampa Italia

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