(ASI) Il popolo Karen, che conta oltre sette milioni di persone, ha tutte le peculiarità di una Nazione avendo una propria cultura, una propria lingua, una propria storia e soprattutto una propria terra. Originari della Mongolia e del Tibet, i Karen sono arrivati nei territori che oggi costituiscono il Myanmar, dopo una lunga migrazione, nel 730 Aventi Cristo. Di personalità semplice e pacifica i Karen sono costretti a combattere per la loro libertà.
Il Myanmar è il primo paese al mondo per la produzione di anfetamine, nelle raffinerie e nei laboratori che sorgono nelle zone controllate dal governo birmano vengono prodotte ogni anno milioni di pasticche che poi invadono i mercati del mondo occidentale. I Karen per ragioni etiche, non permettono la coltivazione, l’uso e il transito di stupefacenti nelle zone da loro controllate.
Lo stile di vita di questo popolo, ancora legato alle proprie ancestrali tradizioni e l’esempio di lotta che quotidianamente ci danno, senza sottomettersi ai facili guadagni derivati soprattutto dal narcotraffico internazionale, sono da prendere come esempio.
Nerda Mya, Colonnello dell’Esercito Nazionale di Liberazione Karen l’ultima sera, prima di andare a dormire ci dice: “Se i Karen non si fossero fin qui battuti, oggi non si potrebbe più parlare dei Karen, non esisterebbero più. Il regime birmano una volta ha dichiarato che in futuro per poter vedere un Karen si dovrà andare in un museo. Per loro noi abbiamo una sola possibilità di sopravvivere: venderci al regime, accettare di diventare dei sudditi. Ma vedete, mio padre – Boeh Mya, leggendario eroe della resistenza Karen deceduto nel dicembre 2006 – mi ha sempre detto una cosa che non dimenticherò mai: «E’ meglio vivere un solo giorno da Uomo libero piuttosto che cento anni da schiavo». No, la nostra lotta non si fermerà”.
E’ ora di tornare a casa, saluto i civili e i soldati Karen dopo aver passato dieci giorni indimenticabili con l’auspicio che questo angolo di mondo fatato possa trovare al più presto la libertà.
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