Lo chiamavano Rombo di Tuono

(ASI) “Babbo, chi è Gigi Riva?”. “Rombo di Tuono”. Tutto qua: Rombo di Tuono. Riecheggia Thor e la sua mitica forza tellurica. Ho pianto per la morte di Gigi Riva. Per tutti noi,per sempre Rombo di Tuono.

Fu il grande Gianni Brera a coniare questo nome di battaglia per quel gran combattente, agile e potente, che fu Gigi Riva, l’ultimo calciatore che ha scelto di essere uomo, sfondando le reti con la sua febbre di vita.Una fusione perfetta di essere ed agire, nel rettangolo di gioco e nella conflittuale società.

Riva rappresenta quel mondo popolato di vecchi e grandi italiani che il Padreterno ha deciso di tenere vicino a Lui, sottraendoli alla mediocrità del nostro tempo presente. Chi è veramente uomo e veramente libero appartiene alla terra e all’ideale che lo chiama alla vita. Non è detto che la terra sia quella natia, basta che sia quella terra che rende quell’uomo capace di risvegliarsi e risvegliare alla speranza una comunità. Riva ha realizzato questo miracolo storico, portando il Cagliari allo scudetto nel 1970 e inondando, con il suo leggendario sinistro, di grandine e potenza tutti i portieri del mondo, capocannoniere della nazionale con 35 gol in 42 partite. Nessuno come Riva. E non si tratta solo di gol.

Lo volevano l’Inter e la Juve, erano già tempi d’oro e, nel lungo dopoguerra sportivo, approdare laggiù, col paniere carico di pecunia, era cosa tanto rara quanto imperdibile. Ma non per Riva, che vive la sua appartenenza alla Sardegna come esemplare perfetto della filosofia aristotelica secondo la quale l’uomo è un soggetto che si realizza nella comunità alla quale appartiene. L’Io è grande se e solo se si impasta col Noi della comunità nella quale vive e per la quale spende le sue migliori energie fisiche, etiche e spirituali. Il calcio degli apolidi e dei venduti al mondo alieno, alienato e alienante degli arabi, che comprano tutto senza nulla sapere di calcio e di ethos di quello sport, non era ancora nato.

Certo è che chi piange Riva oggi sa che, con lui, muore l’ultimo in grado di dire no per ragioni che solo Dio può conoscere e che appartengono alla sfera della pura e vitale trascendenza. Insomma, c’è chi dice no e poi torna a letto, dormendo come un pupo. Ad uno così un altro cavallo di razza fuori dal coro come Piero Marras, figlio della Sardegna libera, può dedicare una canzone come “Quando Gigi Riva tornerà”

https://www.youtube.com/watch?v=3EgtcDCaJtc

Chiudo con il testo di questa dolce e lieve ballata, carica di epica della terra e dell’ethos di un popolo, di quella stessa comunità che ha reso Rombo di Tuono degno dell’amore di un popolo e del mondo intero.

Quando Gigi Riva tornerà
Non ci troveranno ancora qua
Con la vita in fallo laterale
E il sorriso fermo un po' a metà
Tornerà la voglia di sognare
Quando Gigi Riva tornerà

Quando Gigi Riva tornerà
Torneremo tutti in serie A
Dopo tanti calci di rigore
Troveremo insieme l'umiltà
Per ricominciare con più cuore
Quando Gigi Riva tornerà

Crescerà la solidarietà
Ci sarà un po' più di umanità
E sapremo piangere davvero
Quando il sogno ci confermerà
Che non passerà più lo straniero
Quando Gigi Riva tornerà

Su, su, su, su
Come gli alpini
Niente più paura ormai ci fa
Su, su, su, su
Che siamo i primi
Tutti insieme verso il sole
Tutti insieme verso il sole

Quando Gigi Riva tornerà
La partita ricomincerà
Grideremo insieme, "Italia, Italia"
E patetico non sembrerà
Stretti in questo sogno che ci ammalia
Quando Gigi Riva tornerà

Una grande festa si farà
E la banda ubriaca suonerà
Per intero l'inno nazionale
Zumpa, zumpappera e zumpappà
Dio, ce ne sarà da raccontare
Quando Gigi Riva tornerà

Riposa in pace, Rombo di Tuono, c’è già Dio che ti aspetta sul campo di battaglia.

 

Raffaele Iannuzzi - Angenzia Stampa Italia

 

 

Fonte foto Original: Unknown ANSA PhotographerDerivative work: Nehme1499, Public domain, via Wikimedia Commons

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