(ASI) L’importanza dell’acqua come bene di sussistenza primaria è ben documentato dai monumenti. L’etimologia del termine deriva da monere, che in latino significa ricordare. Nel 312 a.C. venne inaugurato il primo degli 11 acquedotti che garantivano l’approvvigionamento idrico di Roma. Si tratta dell’acquedotto Appio, costruito dal censore Appio Claudio Cieco.

Fino ad allora per soddisfare i bisogni della Capitale,i romani si servivano delle acque del fiume Tevere dei pozzi e delle sorgenti. La struttura architettonica dell’acquedotto fu progettata per essere resistente. Era lungo circa 16 chilometri ed aveva una portata di 876 litri al secondo. Quest’ultimo fu restaurato tre volte : nel 144 a.C.in occasione della costruzione di un’altra struttura quale l’acquedotto di Aqua Marcia, nel 33 a.C. e nel 4 a.C.

È importante sottolineare il restauro del 33 a.C. in quanto Agrippa monopolizzò nelle sue mani il controllo dell’apparato idrico di tutta la città. Eletto edile, mise in campo le sue capacità di architetto come curator aquarum. Iniziò la monumentale costruzione dell’acquedotto del Serino, che insieme a quello più antico Appio, risulta una delle più grandi opere architettoniche dell’intero Impero Romano. Questo era inoltre destinato a rifornire la flotta ancorata a Miseno. Il console Agrippafece inoltre restaurare tutti gli acquedotti più antichi, e ne fece costruire due per rifornire la città di Roma : Aqua Iulia, ed Aqua Virgo.

Fu sempre Agrippa a far collocare in città nuove fontane per la distribuzione dell’acqua. Fece inoltre restaurare la Cloaca Massima (il più antico impianto fognario di Roma). Si fece carico anche di attuare la politica edilizia di Augusto, costruendo terme portici e giardini. È sotto la guida dell’imperatore Ottaviano Augusto che l’acquedotto Appio venne nuovamente restaurato.

Le Res Gestae, le opere grandi, in senso politico, ma anche architettonico videro il Divi Filius, imperatore Augusto affrontare l’opera del mantenimento del più antico degli acquedotti. Con l’ultimo intervento di restauro nel 4 a.C. venne costruito un canale sotterraneo parallelo al condotto principale. Questo prendeva acqua dalle sorgenti della Prenestina dove è tutt’oggi situato al chilometro 13. Il potenziamento voluto in età augustea, permetteva all’acquedotto di raggiungere le 1.815quinarie, capienza di circa 75.000 metri cubi di acqua. Come scriveva nel 96 d.C. l’autore e politico Giulio Sesto Frontino, nel suo De Aquaeductu urbis Romae, dal punto di vista tecnologico, gli acquedotti della capitale furono la più alta manifestazione della grandezza di Roma.

Massimiliano Pezzella – Agenzia Stampa Italia

 

 

*Fonte foto Chris 73, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

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