(ASI)  Genio o truffatore? A voi la scelta. Il soggetto in questione è Ali Dia, riconosciuto unanimemente come il peggior calciatore della storia della Premier League.
Ma ciò che rende straordinaria la storia di Dia è il modo con cui il senegalese è arrivato a quel leggendario esordio in Premier.


Il nostro eroe nasce a Dakar il 20 agosto 1965, fin da bambino ha un sogno: vuole fare il calciatore. Come tanti bambini del resto e, proprio come tanti altri bambini, non ha i mezzi adatti per diventare un giocatore professionista. Ci prova comunque, col ruolo di attaccante girella per le serie inferiori francese con risultati scarsi a dir poco, e dopo aver cambiato varie casacche senza lasciare il benché minimo segno della sua permanenza, nel ’95, prossimo ai 30 anni decide di tentare l’avventura in Finlandia.
In Scandinavia riesce a farsi mettere sotto contratto da una società di serie A finlandese, il FinnPa. Qui Disputa 5 spezzoni di presenza, dando come sempre pessima prova di sé, tanto che pare che un quotidiano finlandese, l’”Helsingin Sanomat”arriva a scrivere al termine di un match: “è finito 10 volte in fuorigioco e ha trascorso la partita a rovinare gli attacchi dei suoi compagni”.Ma come ha fatto un calciatore che non ha mai combinato nulla in carriera a farsi ingaggiare da una società professionistica, seppur in un paese senza particolari tradizioni calcistiche? Semplice, fingendosi il cugino di George Weah, che in quegli anni era uno dei calciatori più forti al mondo (l’anno dopo vincerà il pallone d’oro dopo un’annata meravigliosa al Milan). A rivelarlo sarà anni dopo un ex compagno di squadra di quella sua parentesi nordeuropea, che racconterà di come Dia grazie a quella menzogna fregò la dirigenza della squadra, che non solo lo mise sotto contratto, ma che gli garantì l’ingaggio più alto della squadra. Il ragazzo racconterà inoltre di come fin dalle prime settimane lui e i suoi compagni ebbero la sensazione che il senegalese non avesse mai giocato a calcio. Dopo 5 mesi, la società finlandese decide di rescindergli il contratto.
Ma Ali continua a perseguire la sua strada e nonostante i fallimenti inanellati fin lì, trova squadra in una serie inferiore tedesca, al Lubecca, ovviamente sempre presentandosi come parente di Weah, nazionale senegalese e nuova stella del calcio africano. D’altronde internet non c’è ancora, la comunicazione è quella che è e appurare la veridicità delle autoreferenze di Dia è complicato, tanto vale fidarsi e provare.Risultato? 2 presenze, 0 gol, ennesima rapida rescissione contrattuale.
A 31 anni, con un curriculum del genere, chiunque avrebbe appeso le scarpette al chiodo, è ormai chiaro che il calcio non fa per lui, perlomeno quello professionistico. Ma Dia non si scoraggia, lui vuole fare il calciatore, vuole raggiungere la vetta, vuole giocare a tutti i costi in uno dei massimi campionati europei. Dopo Lubecca il nostro eroe, appena trasferitosi in Inghilterra per giocare coi dilettanti del Blyth Spartans, elabora il suo geniale piano: assieme ad un compagno di università che lo aiuterà nel mettere in atto il tutto, comincia a chiedersi se quella strategia che gli aveva portato ingaggi in contesti minori, potesse funzionare anche con qualche club di Premier League. Non restava che provare. E allora convince un suo amico (ancora oggi non si sa se si trattasse proprio del suo compagno di università o del suo manager) ad telefonare a dei manager di Premier spacciandosi per il cugino di Weah e suo ex compagno di squadra al Psg, nazionale senegalese e centravanti con tantissimi gol all’attivo. Il primo al quale arriva la telefonata è Harry Redknapp, allenatore del West Ham, che però non ci casca, sia perché insospettito del fatto che Weah chiamasse personalmente per raccomandare suo cugino, sia perché essendo Dia senegalese e Weah liberiano, la parentela tra i 2 era improbabile.
Il secondo tentativo lo fanno con Gordon Strachan, tecnico in seconda del Coventry. A seguito della telefonata Strachan concede a Dia una possibilità e lo invita per un provino. Durante quell’amichevole di prova Strachan è assente e affida la valutazione ad un suo assistente, il quale realizza che Dia e il calcio sono 2 cose diverse e a fine provino riferirà a Strachan “mai visto uno così scarso, sembra uno che ha vinto un premio per potersi allenare con noi”. Ovviamente niente contratto e niente Premier.
Ma il terzo tentativo è quello buono. Il fantomatico George Weah stavolta contatta Graeme Souness, tecnico del Southampton, che fiuta l’affare e lo ingaggia col patto di provarlo nella squadra riserve, di scena qualche giorno dopo contro le riserve dell’Arsenal. Copione scritto penserete, Dia disputa l’amichevole, tutti si rendono conto della fregatura e addio. E invece no, stavolta il destino sorride al nostro eroe, la partita del campionato riserve viene rinviata a causa di un nubifragio e Dia viene convocato da Sounass per il match di Premier contro il Leeds, dato che i Saints arrivano a quel match con tutti gli attaccanti indisponibili. Ma non finisce qui, il destino gli sorride ancora quando al minuto 32 della partita, Le Tissier, stella del Southampton e unico riferimento offensivo della squadra quel giorno, si infortuna. Sounass non ci pensa 2 volte, si volta verso Ali Dia e gli fa cenno di entrare in campo. E’ un sogno che si realizza, a 31 anni suonati il senegalese esordisce in quello che forse è il miglior campionato al mondo, e fa niente se girovaga per il campo spaesato e senza toccar palla, lasciando come unica traccia un tiro-cross ciabattato che stava miracolosamente per infilarsi in rete (lì il destino avrebbe davvero esagerato!), ciò che conta è che Dia è arrivato in cima all’olimpo dei calciatori. Dopo 53 minuti di quel triste spettacolo, pur di toglierlo dal campo Sounass lo sostituisce con un difensore, nonostante i suoi stessero perdendo 2-0. Dopo quella partita Dia fa perdere traccia di sé, Sounass comprende di essere stato raggirato il suo ingaggio da parte dei Saints non viene confermato. Lui non smette, va a giocare nel dilettantismo inglese, nel Gateshead, presentandosi ad allenatore e società nel suo stile, come ex giocatore del Psg, aggiungendo al suo curriculum una parentesi al Bologna e, ovviamente, la parentela con Weah. Quella sarà l’ultima esperienza calcistica di quello che si fa difficoltà a definire calciatore, forse impostore, sicuramente genio, almeno per me. Ancora oggi a distanza di oltre un decennio, al St Mary’s (lo stadio del Southampton) ogni tanto si alza il coro “Dia is a liar! Dia is a liar!” In onore di quella leggendaria apparizione.

Alessandro Antoniacci - Agenzia Stampa Italia

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