(ASI) Roma– Da più di duecentocinquanta anni la Francia tiene sotto il suo dominio la Corsica. Tra il 1768 e il 1769 l’esercito francese occupò militarmente l’isola, ponendo così fine all’indipendenza che i patrioti corsi, comandati da Pasquale Paoli (definito “U Babbu di a Patria”, Il Padre della Patria, dai corsi), avevano conquistato con la lotta contro la Repubblica di Genova

Però, nonostante questo lungo dominio, il sogno della “Corsica indipendente” è rimasto presente nei cuori degli isolani. Il nazionalismo in Corsica ha sempre avuto una forte rappresentanza e spesso nella sua storia si è sposato con l’irredentismo italiano, nell’idea di una Corsica libera e riunita all’Italia. Dagli anni ’70 del secolo passato, il nazionalismo corso politicamente si è espresso, in maniera maggioritaria, con posizioni di “sinistra”, inoltre abbracciando la lotta armata attraverso il Fronte  di Liberazione Nazionale Corso – FLNC. Ora la lotta armata è, almeno momentaneamente, conclusa, ma la via politica sta avendo degli importanti risultati. Infatti dal 2015, per la prima volta nell’Assemblea della Corsica siede un governo indipendentista-autonomista presieduto da Jean-GuyTalamoni, segretario del partito indipendentista di sinistra “Corsica Libera”. Ma la battaglia per una maggiore autonomia o indipendenza totale della Corsica, non è conclusa. Anzi, negli ultimi tempi si stanno registrando delle nuove “nascite” all’interno del nazionalismo corso. E’ il caso nel neocostituito movimento “Forza Nova”. Una nuova realtà politica che si batte per “l’autonomia della Corsica e il diritto all’autodeterminazione del popolo corso”, come si legge tra i suoi punti programmatici. Inoltre, Forza Nova si definisce come il “primo movimento nazionalista di destra”, rivendicando l’esigenza di uno spostamento a destra della liberazione nazionale corsa, affinché il nazionalismo si poggi seriamente sui concetti d’identità, tradizione, cultura. Raggiunti d’Agenzia Stampa Italia, i rappresentanti di Forza Nova hanno rilasciato gentilmente un’intervista collettiva al nostro giornale.

Perché la necessità di creare “Forza Nova”? Quali sono i suoi principali punti programmatici e su quali posizioni politiche e culturali si schiera il vostro movimento?

«Il movimento Forza Nova nasce dall’esigenza di dare voce al nazionalismo di destra, cioè “liberato” dal politicamente corretto e dalla fedeltà ideologica verso Parigi. Forza Nova riunisce attivisti di diversa estrazione (indipendentisti di Leia Naziunale, storici militanti del Front National – Rassemblement National, patrioti liberi) ma impegnati nella lotta contro la globalizzazione. Il nostro obbiettivo principale è partecipare con le nostre idee alla lotta per l’emancipazione del popolo corso».

Nella sua storia il nazionalismo corso si è espresso sia politicamente, tramite partiti e partecipando alle elezioni regionali, sia con la lotta armata del Fronte di Liberazione Nazionale Corso. Però a partire dagli anni ’70 del secolo passato, la liberazione nazionale corsa si è sposata, maggiormente, con tendenze politicamente di “sinistra”. Forza Nova non solo si definisce come il “primo movimento nazionalista di destra”, ma afferma di opporsi a “… tutte le ideologie emanate dal marxismo e più in generale dall’estrema sinistra…”. Dunque, dato il prevalente posizionamento sinistrorso del nazionalismo corso odierno, perché questa vostra netta opposizione all’ideologia di sinistra? Inoltre, contate di riuscire a spostare a “destra” la questione dell’indipendenza della Corsica?

 «Crediamo che gli attuali partiti e gruppi nazionalisti non rappresentino le aspirazioni di molti corsi. Ci opponiamo alla concezione, essenzialmente marxista, di “comunità di destino” per definire il popolo corso. Tale concezione identifica il popolo corso sia con i corsi d’origine che con quelli d’adozione, ovvero favorisce ideologicamente l’immigrazione e apre le porte allo Ius soli. Diversamente, noi definiamo il popolo corso “europeo” e “latino”, una comunità di cultura, di tradizione cattolica, legata alla civiltà europea. Questa visione ideologica ci distingue dagli altri partiti nazionalisti che aderiscono più o meno apertamente ai principi globalisti. Ad esempio, i leader nazionalisti dell’Assemblea della Corsica hanno sostenuto Emmanuel Macron nel 2017 e hanno chiesto alla Corsica di accogliere i migranti. La maggior parte dei corsi rifiuta queste posizioni. Ricordiamo che in Corsica Marine Le Pen ha ottenuto quasi il 50% dei voti nelle elezioni presidenziali del 2017. Questi voti non erano “tricolori”, ovvero con tendenze filo-francesi, ma per la gran parte provenivano dall’elettorato nazionalista corso, il quale ha votato il Front National per dare un freno all’immigrazione. È a questa frangia dell’elettorato corso che, come Forza Nova, ci rivolgiamo principalmente. La questione dell’indipendenza della Corsica non si pone oggi. Ma rivendicare l’indipendenza pur accettando l’ideologia globalista della Francia e dell’Unione Europea, non ha alcun senso. Noi lottiamo per il diritto del popolo corso di scegliere il proprio destino e questo è di per sé una lotta di “destra”».

Ad oggi, come descrivete il dominio francese sulla vostra terra? Per voi la Francia è percepita ancora come una “minaccia” all’identità del popolo corso? E se sì, con quali politiche o iniziative la Repubblica francese agirebbe contro l’identità della Corsica?

«Possiamo distinguere l’eterna Francia (europea e cattolica) dall’attuale regime di Parigi. Questo è essenzialmente giacobino, totalitario, orientato alla distruzione dei popoli originari. La Francia lavora da due secoli per distruggere il nostro popolo: prima organizzando la povertà e l’emigrazione, poi la “sostituzione etnica” in una seconda fase. Parigi ha operato per la scomparsa della nostra lingua e della nostra cultura. Per sua stessa natura, il regime di Parigi si oppone all’idea stessa di un popolo corso che aspiri a dominare il proprio destino. Nonostante la fine della lotta armata nel 2014 e le vittorie elettorali nazionaliste, Parigi rifiuta qualsiasi concessione autonomista alla Corsica e si fa beffe della volontà popolare democraticamente espressa».

Forza Nova si prefigge, sia in maniera graduale o netta, l’indipendenza piena della Corsica, o solo una maggiore autonomia rispetto Parigi ma pur sempre rimanendo all’interno della Francia? Inoltre, l’Assemblea della Corsica è presieduta da un governo di matrice indipendentista e autonomista. Ebbene, in riguardo alla causa corsa come giudicate l’operato del Governo isolano?

«Come abbiamo detto, stiamo lottando per il diritto all’autodeterminazione del popolo corso e per la libertà di scegliere da solo il proprio destino. Uno statuto di autonomia come quello della Sardegna e della Sicilia sarebbe un passo avanti importante. La Corsica è l’unica isola del Mediterraneo a non avere libertà d’azione politica. Il “Governo corso” si dedica per il momento alla gestione dei fascicoli e mette da parte il confronto politico con Parigi. Questo confronto implica la mobilitazione del popolo e la più ampia unità possibile attorno a chiari obbiettivi politici accettati dalla maggioranza dei corsi. Il progresso politico sarà il frutto di un equilibrio di potere che dovrebbe essere sviluppato».

Negli ultimi anni lo Stato francese sta registrando diverse insurrezioni popolari. Prima le rivolte dei Gilet Gialli e ora i tumulti scoppiati contro le restrizioni anti-covid e la legge che vieta la diffusione di video o fotografie dei poliziotti in azione. Questa forte tensione sociale sul territorio francese, ritenete che potrebbe essere un evento utile per il nazionalismo corso?

«Nel 2018 abbiamo preso parte al movimento dei Gilet Gialli dandogli un orientamento nazionalista. Ora siamo attivi contro la “dittatura sanitaria” e il “governo della paura” espressi dal regime di Parigi. I nazionalisti corsi hanno potuto far sentire la loro voce e incarnare un’alternativa. La lotta per una politica sanitaria decisa in Corsica dai corsi è oggi fondamentale.  Noi, Forza Nova, siamo in prima linea nelle lotte per le libertà individuali e collettive. In generale, il crollo della Francia dà manforte al nazionalismo corso quando si afferma come identitario e populista».

Storicamente l’irredentismo italiano, ovvero la corrente politico-culturale che promuove la liberazione delle terre italiane soggette al dominio straniero, ha sempre avuto tra i suoi punti il ritorno della Corsica all’Italia. Negli anni ’20 e ’30 del secolo passato, gran parte del nazionalismo corso sposò la causa irredentista e l’idea del riavvicinamento della Corsica all’Italia. Politici ed intellettuali corsi come Petru Rocca, fondatore del giornale indipendentista “A Muvra” e leader del Partito Corso Autonomista di sentimenti irredentisti e filo-italiani, o Petru Giovacchini, che in Italia fondò i Gruppi di Cultura Corsa poi denominatisi Gruppi di Azione Irredentista Corsa, sono degli esempi dell’attenzione verso l’Italia che in passato animò il nazionalismo corso. Ad oggi il tema del riavvicinamento tra l’Italia e la Corsica, sembra avere una nuova fioritura. In Italia alcuni giornali e associazioni, appartenenti soprattutto all’area della destra politica, hanno dibattuto di questa possibilità. Su questa scia, va segnalata l’attività del “Comitato Nazionale Corsica Libera Pasquale Paoli”, un’organizzazione italiana che promuove l’indipendenza della Corsica e, se successivamente i corsi lo vorranno, l’indizione di un referendum per federarsi con l’Italia. Ebbene, su un possibile riavvicinamento tra la Corsica e l’Italia, voi di Forza Nova come vi esprimete? Previa garanzia di una certa autonomia legislativa, politica ed economica, vedreste positivamente una federazione o confederazione dell’isola con lo Stato italiano?

«L’irredentismo politico ci sembra anacronistico, ma ci battiamo per un riavvicinamento culturale ed economico con l’Italia. Siamo in contatto con il “Comitato Nazionale Corsica Libera Pasquale Paoli” e siamo desiderosi di lavorare con la destra italiana (in particolare con Fratelli d’Italia e Lega) che è oggi la punta di diamante della resistenza identitaria nell’Europa occidentale. I corsi sono un popolo “italico” e il legame con la “terra ferma” è naturale. La Francia ha fatto di tutto per tagliare i legami tra la Corsica e l’Italia. La nostra azione è ispirata dallo “spirito romano” e fa parte di una lotta europea per la sopravvivenza e il rinnovamento della nostra civiltà».

Federico Pulcinelli – Agenzia Stampa Italia


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