20201009 163902(ASI) Se mi fermo a guardare gli occhi di un cane dietro le sbarre di un canile vedo una richiesta di aiuto e di conforto, un guizzo di felicità in una vita di disperazione.

Nei canili si intrecciano storie di cani molto diverse: ci sono quelli che hanno vissuto sempre in strada e che sono stati accalappiati, quelli che sono scappati ai loro proprietari e non sono stati mai cercati e poi ci sono quelli che un padrone lo avevano, che avevano una cuccia calda ed il conforto di una famiglia fino a quando questa famiglia non ha deciso di liberarsi di loro per svariati motivi.

In canile si rischia di diventare invisibili, trasparenti, un numero tra i numeri e la cosa più brutta è che il tempo diventa tiranno ed i nonnini del canile non li vuole nessuno…

Fortunatamente esistono associazioni che si prendono cura di questi invisibili e che restituiscono loro dignità e speranza.

Acl onlus è una di quelle.

Ho incontrato la presidentessa di questa associazione, la signora Priscilla Di Thiene che gentilmente ha risposto alle mie domande.

“Signora Di Thiene ci può raccontare come e quando nasce l’associazione e come mai la scelta di operare nei canili    del basso Lazio?” 

“Acl onlus nasce esattamente 15 anni fa da un gruppo inizialmente piccolo di persone con a capo Maria Cristina Salvucci, un combattivo avvocato amante degli animali.  L’intento dell’associazione è quello di combattere il randagismo, migliorare il benessere degli animali rinchiusi nelle strutture pubbliche e private convenzionate dando un’opportunità di adozione a quelli che si trovano nei luoghi più sperduti e problematici. Su Roma ci sono già tante associazioni, quando Acl ha cominciato ad operare nel basso Lazio non c’era praticamente nessuno o quasi. Canili sperduti senza volontari erano all’ordine del giorno e in qualche posto lo sono ancora. In passato Acl ha coadiuvato il Nirda del Corpo Forestale dello Stato per le adozioni di cani rinchiusi in strutture sotto sequestro giudiziario, ha fatto parte dell’osservatorio regionale su randagismo nel Lazio e del gruppo ristretto per il benessere degli animali d’affezione presso il Ministero della Salute. Nel 2011 è stata ammessa dalla procura di Salerno a costituirsi parte civile contro il gestore del canile di Cicerale (Sa) dove ha operato gratuitamente insieme ad altre associazioni nazionali per le adozioni dei cani durante il periodo di sequestro giudiziario. Quindi non si fanno solo adozioni ma ci impegniamo anche dal punto di vista amministrativo e legale per far valere i diritti dei cani e dei volontari, per segnalare se le leggi non sono rispettate o interpretate in modo anomalo.”

“Quali sono le maggiori problematiche dei cani in canile? Come vengono risolte?”

“Le problematiche sono infinite. Nei canili i cani vengono deprivati di tutto: libertà, scelta, tranquillità, affetto. Sentono abbaiare ed ululare in continuazione, avvertono il dolore e la paura di altri cani e sono costretti a condividere il box con altri che potrebbero non essere adatti a lui. Non vengono seguiti in maniera corretta dal punto di vista sanitario, non vengono fatte prove di compatibilità e quindi vengono sbattuti insieme cani con caratteri incompatibili. Non hanno la possibilità di uscire e rilassarsi, fare una passeggiata, vivono in costante apprensione o si chiudono in una sorta di autismo. Sono molti i Comuni che ancora non hanno realizzato canili municipali- come previsto dalle normative vigenti- e laddove si convenzionano con strutture private faticano a sostenere i costi di mantenimento dei cani e spesso non controllano a dovere la qualità di vita dei propri randagi della cui tutela sono i primi responsabili e purtroppo alcuni gestori irresponsabili tagliano cibo e cure. Non esiste la cultura della sterilizzazione perché ancora si pensa che sia contro natura e così il numero dei randagi aumenta a dismisura così come quello dei cani che trascorrono tutta la loro vita in canile.”

“Come fa ingresso il volontario nella vostra associazione e quali sono le sue mansioni?”

“Diventare volontario Acl significa prendersi un impegno nei confronti di tutti i cani che desideriamo aiutare e di chi già fa parte del team. Alla persona interessata alle nostre attività viene inviato un questionario dopo un colloquio telefonico e poi presentato il testo al Direttivo che si dichiara favorevole o no. Appena possibile ai nuovi entrati si fa un mini corso per spiegare le dinamiche dell’associazione e dell’andata in canile. Le mansioni che svolge dipendono dalle inclinazioni della persona: può andare in canile per fare censimento, fare foto ai cani, farli uscire ove sia possibile, oppure organizzare eventi, condividere appelli, interessarsi della grafica seguire i social, e così via.”

Dopo questa intervista non ci ho pensato tanto: sono diventata volontaria con l’associazione ed ho già fatto il mio primo ingresso in canile per censire i cani.

Donare una parte del nostro tempo senza chiedere nulla in cambio ci nobilita e ci restituisce ciò che in questi tempi bui io chiamo “compassione”.

Donatella Arezzini per Agenzia Stampa Italia

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