iltraditore(ASI) Sessantacinquesima edizione dei David di Donatello unica. Deserto lo studio, a parte il conduttore Carlo Conti. Nessun personaggio del cinema in sala e solo qualche collegamento. L’emozione, però, rimane e la voglia di sognare pure.

Tanti i premi consegnati con un testa a testa fino alla fine tra Pinocchio di Matteo Garrone (miglior trucco, acconciatura, scenografia, effetti visivi, costumi) e il Traditore di Marco Bellocchio. Quest’ultimo ha trionfato con ben sei David e nelle categorie più ambite: miglior film; miglior regia a Marco Bellocchio; miglior attore protagonista Pierfrancesco Favino (alla prima candidatura da protagonista); miglior attore non protagonista Luigi Lo Cascio (secondo David dopo La meglio gioventù); miglior montaggio Francesca Calvelli, moglie di Bellocchio; miglior sceneggiatura con Bellocchio come prima firma. Un film che ricorda la lotta alla mafia e la figura del primo pentito che ha permesso a Falcone e Borsellino di iniziare la loro crociata in nome della giustizia. Un capolavoro assoluto di un grande maestro che è la summa del mondo del cinema, come ha sostanzialmento detto la presidente dei David Piera De Tassis.

Può ritenersi soddisfatto anche Primo re di Matteo Rovere (miglior produttore allo stesso Rovere, fotografia, suono) e La dea fortuna (miglior attrice protagonista, Jasmine Trinca, e colonna sonora). Valeria Golino, miglior attrice non protagonista per 5 è il numero perfetto, Martin Eden si deve accontentare solo della miglior sceneggiatura originale, Il flauto di Piazza Vittoria ha vinto miglior musica. Da segnalare che Bangla con il regista ventiquatrenne Fhaim Bhuyan ha vinto la regia esordiente, Mio fratello rincorre i dinosauri il David Giovani, Parasite miglior film straniero e Il primo Natale il David spettatori. Miglior documentario a Selfie e miglior corto  a Inverno.

Premiazione, dunque, strana, surreale, ma con grande voglia di tornare per tutti i lavoratori dello spettacolo che in coro hanno chiesto più tutele e sostegno, che manca da tanto tempo, prima ancora dell’emergenza Covid. Una cerimonia che ha voluto dare un segnale, omaggiando con il David alla carriera la centenaria Franca Valeria, testimone di quel grande cinema che non c’è più ricordato nel centenario alla nascita di Alberto Sordi e Federico Fellini. Forse dai grandi maestri dall’alto verrà l’ispirazione per un nuovo roseo futuro del cinema italiano.

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