(ASI) Il 30 gennaio l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha confermato i primi due casi di infezione da COVID-19 in Italia. La poca informazione e il ripetersi di allarmismi su tutti i mezzi di comunicazione hanno dato vita a una vera e propria psicosi generale: saccheggi ai supermercati e atti discriminatori nei confronti di ogni persona dai tratti orientali, ad esempio.

 Per fare chiarezza su questo tipo di virus che sta spargendo terrore nelle varie zone colpite, si deve partire dalla domanda più elementare: che cosa significa esattamente l’acronimo COVID-19? “Co” sta per corona, “Vi” sta per virus e “D” sta per “desease” (malattia), mentre 19 è l’anno di scoperta e di trasmissione. Il particolare nome deriva dal fatto che questa famiglia di virus presenta delle punte sulla superficie simili a quelle di una corona. Adesso che si è sviscerato il nome, ci si pone la questione: che cosa è esattamente il coronavirus e soprattutto come mai se ne è venuti a conoscenza solo adesso? I CoV sono una vasta famiglia di virus che aggrediscono i tessuti epiteliali delle vie respiratorie e dell’apparato digerente. Questi virus possono causare delle infezioni all’apparato respiratorio che variano per la propria intensità e pericolosità, infatti si può contrarre un comune raffreddore, come si può contrarre la MERS (sindrome respiratoria mediorientale) o la SARS (sindrome respiratoria acuta grave). Generalmente questa specie di virus colpisce mammiferi come cammelli o pipistrelli, ma può anche evolversi e contagiare l’uomo. Dunque non si conosce a pieno e soprattutto non esiste una cura mirata per il coronavirus, perché quest’ultimo non aveva affetto l’uomo prima d’ora. Il quadro sulla diffusione di questo virus è allarmante, poiché si propaga molto rapidamente da una nazione all’altra e sembra di essere impotenti davanti a questa espansione veloce e costante. Infatti, come spiega il professore ordinario di malattie infettive dell'Università di Milano e al Fate Bene Fratelli e Sacco, Massimo Galli in un’intervista video, pubblicata online sul quotidiano la Repubblica in data 28 febbraio, per ogni persona infettata ad oggi se ne contagiano più di due e dato che non vi è una cura specifica, la soluzione più adeguata per il contenimento del virus è la riduzione della sua capacità di contagio, in particolare l’obiettivo è quello di far sì che per ogni persona infetta si contagi meno di un’altra persona. Per far diminuire il numero dei contagi, sono state messe in atto delle manovre precauzionali, come la chiusura delle scuole nelle zone più colpite (Lombardia e Veneto) e la riduzione dei voli dall’Italia alla Cina.

Quotidianamente ogni telegiornale aggiorna i cittadini sul numero di contagiati in Italia e all’estero, alimentando, inevitabilmente, la tensione e il timore nell’animo di ogni ascoltatore. Purtroppo la paura è un sentimento che spesso mette a nudo la parte più irrazionale dell’essere umano, portandolo talvolta a compiere gesti incivili. Frutto del timore del contagio, sono gli svariati atti di discriminazione contro la popolazione cinese, poiché in questo clima di insicurezza si è portati ad associare la malattia al popolo dal quale si è diffusa, che viene, quindi, perseguitato in quanto considerato untore. Numerosi sono i casi di aggressioni sia verbali, che fisiche riscontrati in diverse zone d’Italia: Cagliari, prima settimana di febbraio, un cameriere filippino di 31 anni viene malmenato da tre ragazzi italiani perché scambiato per cinese; Avellino, sempre prima settimana di febbraio, una ragazza e un ragazzo cinesi laureandi al conservatorio vengono aggrediti verbalmente e il ragazzo riceve, in aggiunta, un pugno sullo stomaco. Alla luce degli episodi di violenza a sfondo razzista, è necessario che si attuino dei provvedimenti volti a stroncare questa spirale di psicosi nei confronti della malattia e il conseguente odio rivolto al popolo cinese. Quali sono le azioni che si possono intraprendere? Ovviamente non è pensabile che i mezzi di comunicazione di massa interrompano la trasmissione delle notizie relative al coronavirus, ma sarebbe opportuno fornire informazioni chiare e, soprattutto, è necessario sforzarsi di osservare il fenomeno con una certa oggettività, evitando di scadere nel puro allarmismo. Fondamentale, è che ogni cittadino sia consapevole che il virus si trasmette attraverso: la saliva, contatti diretti personali, le mani (toccandosi con mani contaminate gli occhi, il naso o la bocca), una contaminazione fecale (molto raramente). Una volta chiarito come si propaga il virus, importante è esplicare le norme da seguire per evitare il contagio: lavarsi spesso le mani, non usare in modo generalizzato mascherine chirurgiche in assenza di sintomi, coprirsi la bocca ogni volta che si starnutisce o tossisce, buttare subito un fazzoletto usato. Inoltre si deve sottolineare che la maggioranza dei decessi causati dalla malattia riguardano anziani e persone che presentavano già altre patologie.

Dunque con un’informazione consapevole si può ridurre la paura nella popolazione e al contrario, far emergere un sentimento di speranza, in particolare nelle istituzioni e nella medicina. La medicina già sta lavorando su un possibile vaccino, anche se per la sua realizzazione si dovrà aspettare sicuramente parecchio. Dal canto loro le istituzioni devono condannare ogni reato a sfondo razzista che si tenta di giustificare con il timore della malattia, perché nei tempi più difficili non si deve seminare odio, sentimento che porta solo alla divisione dei popoli, ma si deve coltivare la solidarietà che unisce le forze di ogni singolo essere umano, consentendogli di raggiungere qualsiasi obiettivo, incluso il debellamento del coronavirus.

Amanda Bartoli per Agenzia Stampa Italia

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