(ASI) Milano - Il Consiglio di Stato, sez. III, 31 gennaio 2020, n. 808, con un arresto importante e chiarificatore, getta luce su di una grande problematica che coinvolge la materia del risarcimento del danno da errori medici: l’accesso agli atti dell’amministrazione, in particolare l’accesso ai verbali dei Comitati valutazione sinistri degli Ospedali.

L’argomento riveste una particolare delicatezza dato che spesso, i danneggiati da malasanità, già nella lettera di richiesta danni e poi negli atti introduttivi della mediazione, in questa materia, ricordiamolo, obbligatoria, allegano tutti i documenti comprovanti la responsabilità dei sanitari, tra cui, anche, le perizie medico legali di parte.

Ma vediamo di fare un po’ di chiarezza per i nostri lettori e partiamo dall’inizio spiegando cosa succede e, soprattutto, come bisogna procedere in subiecta materia.

Quando un paziente ritiene di aver subito un danno derivante da un trattamento sanitario deve rivolgersi a un’equipe interdisciplinare di professionisti (medico legale, specialista, avvocato, biologo etc.) per valutare, innanzitutto, se effettivamente vi sia stato un errore da parte dei medici e se, ancora più importante, vi sia un danno oggettivamente valutabile secondo criteri medico-legali. Una volta appurati questi due elementi, si procederà con la stesura della relazione medico-legale dove verrà analizzato in particolare il nesso di causa, il rapporto, cioè che lega il comportamento dei sanitari alla causazione del danno. A questo punto l’avvocato redige la richiesta di risarcimento che si sostanzia in una lettera in cui viene spiegato e quantificato il danno che si sostiene di aver subito. Qualora l’Ospedale si attivi per aprire l’istruttoria, l’avvocato mette in comunicazione tutti documenti che fondano la responsabilità e la valutazione del danno, soprattutto, quindi, la relazione medico-legale del proprio consulente e chiederà all’avversario di conoscere la relazione che ha fatto redigere dai suoi esperti. E qui iniziano i problemi, perché, in genere, gli Ospedali o le strutture sanitarie non intendono agire con la stessa correttezza e chiarezza cui sono chiamate la parti private. Detto in poche parole gli Ospedali tendono a nascondere tutti gli atti di accertamento che hanno compiuto sia sulla persona del paziente, sia tramite gli esperti e i consulenti incaricati. La cosa non è di poco conto, basti pensare al fatto che se l’Ente scoprisse di avere ragione e lo comunicasse al paziente, questi potrebbe desistere da ogni ulteriore azione e risparmiare a tutti, Stato compreso, anni e anni di costosi giudizi. Ma la cosa ancor più grave e che questo poco virtuoso atteggiamento viene messo in atto anche e soprattutto quando i sanitari scoprono di avere torto, per procrastinare il pagamento di un danno che sanno essere dovuto.

Proprio all’interno di questa problematica interviene la sentenza del Consiglio di Stato. La vicenda nasce dalla richiesta, da parte di un erede di una persona defunta in seguito a presunto errore medico, di accedere ai verbali del Comitato Valutazione Sinistri, il gruppo costituito da diversi esperti, che all’interno delle Aziende sanitarie si occupa di valutare le domande di risarcimento. L’Ospedale, come da prassi, accampando non meglio precisate esigenze difensive, dimenticando che trattasi di ente pubblico, il cui primo scopo dovrebbe essere quello di tutelare il cittadino, rifiuta l’accesso, ma il danneggiato non desiste e fa ricorso al Tar Lombardia, che accoglie la domanda con esclusione di quelle parti del verbale, in cui l’Ospedale stabilisce la sua strategia difensiva (ci domandiamo cosa ci sia da nascondere e da sottoporre a strategia, se il medico ha ragione perché non dirlo e motivarlo, se ha torto perché non trovare un accordo con il malcapitato paziente).

In sintesi, secondo il Consiglio di Stato, gli Ospedali devono consentire di accedere ai verbali dei CVS e alle relazioni medico-legali, dopo aver oscurato solo le valutazioni attinenti alla difesa in giudizio. In questo modo il tribunale lombardo ha inaugurato una grande svolta, esempio di matura civiltà giuridica moderna, distaccandosi anche dalle posizioni già a suo tempo assunte dal Garante Privacy che, con troppa accondiscendenza, si era allineato ai voleri degli Enti sanitari, tutti protesi a nascondere il loro operato sotto il manto del diritto di difesa. Da ora in poi la regola sarà la trasparenza, anche per i pareri medico-legali degli ospedali.

Francesco Maiorca – Agenzia Stampa Italia

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