“La Canzone Napoletana vista da vicino”. Intervista alla Maestra  Isabella Caliendo.  La Musicoterapeuta della Canzone Napoletana

Speciale Agenzia Stampa Italia

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Maestra Caliendo,tu sei pianista,docente ma anche concertista, con una carriera di tutto rispetto e dagli archivi storici si evince che tu non abbia disdegnato di cantare la Canzone Napoletana d’autore. Puoi rivelarci l’evoluzione di questa scelta?

Ho cominciato con la canzone classica napoletana per diletto. Mi ha sempre affascinata, sin dall’infanzia. Con le sue armonie malinconiche unite alle parole delicate e profonde, dall’immediatezza comunicativa, a mio parere, sono il carattere distintivo che crea solerte gradimento nell’ascoltatore.Mia nonna materna era una cantante dilettante molto intonata e da giovane si divertiva ad esibirsi. Da bambina la ascoltavo canticchiare alcuni motivi di celebri canzoni napoletane che mi intrattenevano ed incuriosivano. Lego a lei il primordiale motivo del mio interesse per la canzone napoletana. Inoltre, mio nonno paterno, che era un musicista e compositore professionista, aveva composto canzoni in dialetto napoletano con accompagnamento pianistico, molto suggestive. Insomma: il mio sangue,da entrambi i lati della mia famiglia, è legato alla canzone napoletana.

Nel corso della mia carriera ho avuto modo di viaggiare e di notare come all’estero la canzone napoletana sia molto apprezzata e sostenuta da spettatori ed ascoltatori. Probabilmente lo è per la sua freschezza e genuinità. Il pubblico si sente coinvolto e segue ogni canzone dall’inizio alla fine con partecipazione attiva. La canzone napoletana emoziona sempre e tutti per la sua istantaneità comunicativa fatta di melodie orecchiabili dai colori talvolta tenui talvolta accesi, creando un dinamismo dialogativo compartecipato tra musicista ed ascoltatore.

Durante le mie performances di cantante,mi piace sempre dare un tocco personale ed interpretare ciò che sento, ciò che quella canzone suscita in me a livello emotivo, e cerco di trasmetterlo al pubblico. Ecco come riesco a creare un legame simultaneo con le emozioni mie e con quelle di chi mi ascolta.

Maestra, parliamo di quella che io ritengo sia la tua “peculiarità”: la Musicoterapia che tu proponi davvero in modo fantastico. Ho avuto io stesso il piacere di partecipare ad alcuni tuoi “laboratori” e devo dire di aver avuto davvero una sensazione di benessere. Ci racconti brevemente l’efficacia di questa disciplina?

 La musicoterapia è così potente ed efficace poiché dialoga direttamente con le emozioni dell’individuo, con il suoIo Si tratta di una disciplina che opera sul non verbale,sull’esclusione della mera razionalità e sulla libertà di espressione emotiva, promuovendo una comunicazione atipica tra terapista ed utente, fatta di dialogo sonoro/musicale. Caratteristica cruciale di un musicoterapeutadeve essere l’empatia.Io mi sento una persona privilegiata poiché ho la possibilità, attraverso gli incontri reali o virtuali, di conoscere l’intimità delle persone che si affidano a me e sento anche la grande responsabilità di avere cura del loro carico emotivo che mi portano durante gli incontri musicoterapeutici.Le emozioni delle persone sono una cosa seria per me. Sono una pasta delicatissima da maneggiare con cura. Sapersi prendere davvero carico di un paziente ed ottenere la sua fiducia è impresa ardua . Infatti egli deve avvertire di essere in un luogo protetto, in una situazione sicura, con un professionista serio ed in autentico ascolto delle sue problematiche.In tempi di covid,propongo incontri, anche da remoto, utilizzando il metodo da me ideato di Massaggio Sonoro Soundscape. Si tratta di un intervento individuale, ad occhi chiusi, senza tocco fisico e per mezzo dell’utilizzo di molteplici strumenti musicali che creano nel paziente un effetto di rilassamento e di abbandono totale, quasi ipnotico. E’ un dolce modo di conoscere se stessi più in profondità ed imparare ad ascoltarsi…. ed il relax è assicurato!

^Maestra, infine,nel tuo meraviglioso excursus professionale si legge anche il tuo impegno sociale, per i giovani. Da artista giovane, come vedi oggi il cambiamento nel mondo dello spettacolo anche in tal senso? La telematica, le nuove tecnologie aiutano oppure destabilizzano ancora di più un mondo che rischia di affidare l’anima ad internet? La Cultura musicale conserverà una sua sacralità?

Bisognerebbe sempre investire sui giovani, con tutti i mezzi di cui si dispone, esattamente come conviene innaffiare bene una pianta che inizia a germogliare per poi goderne i suoi frutti. Durante la pandemia è certo che gli strumenti virtuali si siano rivelati salvifici ma dietro la didattica a distanza ci sono moltissimi limiti. Gli interventi telematici di insegnamento di uno strumento musicale o di una performance di un musicista, seppur abbastanza efficaci, non possono sostituire appieno il contatto umano che fa sempre la differenza. Questo occorre ricordarlo incessantemente, a mio parere. Come artista, come performer, mi sento profondamente ferita dalla chiusura dei teatri e delle sale da concerto. Credo che sia necessario, in nome della sacralità della cultura musicale, reintrodurre, con cautela ma quanto prima, la pratica dell’incontro a teatro, con tutte le dovute precauzioni del caso, naturalmente. D'altronde, se si pensa che nel mondo del calcio professionistico tutto sia ritornato alle normali pratiche pre-pandemia, mi riesce davvero difficile pensare che la stessa metodologia non possa essere applicata al mondo dello spettacolo, con tutti i professionisti del settore, che operano su molteplici fronti e costituiscono una forza lavoro importante per il nostro paese.E sono proprio l’arte e la cultura a rappresentare l’acqua che da nutrimento alla pianta di cui sopra.

Espedito De Marino per Agenzia Stampa Italia

 

 

*Nella foto  è ripresa Isabella Caliendo.

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