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Politica Regionale

Caso Battisti: dopo il “no” alla sua estradizione, l’Istituzione “Regione Umbria” manifesti

Di Redazione ASI 9 Giugno 2011 – 00:00 2 min di lettura

Caso Battisti: dopo il “no” alla sua estradizione, l’Istituzione “Regione Umbria” manifesti
in modo inequivocabile la sua indignazione.

 

Perugia, 9 giugno 2011

La notizia del rigetto da parte della “Supremo Tribunale Federale” del Brasile della
richiesta del nostro Governo di vedere annullata la precedente decisione dell’ex Presidente
Lula - che rifiutava l’estradizione del terrorista “rosso” Cesare Battisti - non giunge
purtroppo inaspettata, ma resta in ogni caso una grave atto contro la Giustizia.
Esprimere indignazione per questa decisione è ancora poco, poiché si sta parlando di un
personaggio che ha vigliaccamente ucciso e che si è nascosto per oltre venti anni in Francia,
prima di trovare un ulteriore rifugio nel paese sudamericano, potendo contare sempre su una
sorta di “soccorso rosso”. Cesare Battisti non si è mai - volutamente - sottoposto a
processo, risultando condannato in contumacia proprio per le prove evidenti della sua
colpevcolezza.
La decisione di non estradare il terrorista, quindi, rappresenta un vero e proprio “schiaffo”
non solo al Governo ma a tutti gli italiani, ed è per questo che chiediamo alla Presidente
Marini (in rappresentanza di tutta l’Istituzione) di esprimere in modo chiaro ed
inequivocabile la contrarietà di tutti gli umbri a quanto deciso dal “Supremo Tribunale
Federale” brasiliano.
Ricordiamo, tra l’altro, che la nostra Regione ha in essere un “Accordo di collaborazione”
con la Repubblica Federativa del Brasile sin dal luglio del 2004, un accordo che prevede
stanziamenti per la promozione del turismo e della cultura: alcuni mesi fa il sottoscritto ne
aveva chiesto l’annullamento proprio come atto “simbolico” contro la decisione di Lula.
La Giunta regionale rispose all’epoca che non poteva fare quel passo in quanto correlato
direttamente ad accordi tra i due governi (italiano e brasiliano). È certo che, al riguardo,
il centrodestra farà pressioni sul livello esecutivo nazionale per chiedere di bloccare
questo tipo di collaborazione con un paese che vìola elementari norme di giustizia, ma
sarebbe certo auspicabile che anche la Regione Umbria - per mezzo della sua Giunta - facesse
altrettanto, a certificare nei fatti l’indignazione che ogni italiano (a prescindere dalle
sue idee politiche) prova nel vedere un assassino restare libero solo perchè ha ammantato
di “comunismo” i suoi misfatti.

Andrea Lignani Marchesani

 

Nota della Redazione

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