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(ASI) Terni - Notizia da prima pagina: a breve (almeno si spera) un monumento in onore ed in ricordo dei perseguitati italiani in Istria e Dalmazia.  A strappare la promessa all’amministrazione locale è stata CasaPound Terni che, ovviamente, festeggia un risultato grande a livello sia civile che d'immagine politica. Bisogna ammetterlo, sono state brave le “tartarughe rossoverdi”; tuttavia ci sono alcuni punti che non quadrano nella faccenda e che, senza pregiudizio e con la maggiore obiettività possibile, cercheremo di affrontare.


Il 27 Febbraio 2011, due settimane dopo le celebrazioni del 10 Febbraio, i dirigenti di Giovane Italia – PdL Terni Matteo Bressan e Francesco Forzanti avanzavano la proposta di intitolare uno spazio pubblico alle vittime delle Foibe: (da GoodMorning Umbria del 27 Febbraio 2011)

Francesco Forzanti consigliere II° circoscrizione Nord e Matteo Bressan coordinatore provinciale G.I. chiedono l’istallazione di una targa nei pressi di p.za Dalmazia o intitolazione di una via, una piazza o un parco ai Martiri delle Foibe; questo l’oggetto della mozione presentata ieri dal consigliere Forzanti durante il consiglio della II Circoscrizione Nord tenutosi a palazzo Spada, come anticipato nella conferenza stampa della Giovane Italia da Matteo Bressan, coordinatore provinciale della stessa. Atto questo, molto importante ai fini del ricordo di un momento storico tragico vissuto dai connazionali fiumani e istriano-dalmati. spiega Forzanti

Francesco Forzanti

consigliere II° circoscrizione Nord e dirigente di Giovane Italia Terni

Matteo Bressan

Coordinatore Provinciale Giovane Italia Terni

Forzanti parla chiaro: in passato l’amministrazione si è già espressa in materia positivamente, pur non avendo mai eretto un cippo o installato una targa.

Sul finire di Agosto 2011 l’Ufficio toponomastico comunica che la città non dispone di aree idonee adospitare targhe commemorative .

La vicenda finisce lì. Per un momento si torna a sperare in occasione delle celebrazioni del 10 Febbraio 2012, quando il sindaco Leopoldo Di Girolamo pronuncia un importante discorso in merito alle persecuzioni titine:

[...]Oltre ad esprimere vicinanza e solidarietà ai parenti delle vittime ed a quanti hanno dovuto sopportare l’esodo dalle terre in cui erano nati e vissuti, mi preme lanciare un appello affinché proprio dal ricordo di quei tragici fatti, come di tanti altri orrori consumati nel Novecento, possa nascere una riflessione soprattutto tra le giovani generazioni, per la costruzione di un ponte, oltre ogni odio e rancore[...] (dal sito del Comune di Terni)

Passano tre mesi e, sul finire di Maggio, arriva la notizia che una raccolta firme organizzata da CasaPound permetterà ciò che in passato vari ostacoli hanno sempre impedito.

Sarebbe deleterio discutere i metodi scelti da CPI per perseguire lo scopo, d’altronde la raccolta firme è tra gli strumenti d’intervento più democratici dei quali un’associazione o partito possa disporre. Sono le tempistiche a non convincere (nell’arco di sei mesi Piazza Dalmazia si è ‘liberata’ e resa disponibile), senza contare il fatto che l’amministrazione senza colpo ferire abbia avallato le richieste di un movimento politico (dal 2012 CPI non è più associazione di promozione sociale, bensì vera e propria realtà politica) particolarmente contestato dagli esponenti della sinistra umbra.

Per fare un esempio, stupisce la mancata reazione del vice sindaco di Terni Libero Paci, eletto nelle liste del Prc (Rifondazione comunista), realtà quest'ultima che da mesi tuona contro organizzazioni quali CasaPound e Forza Nuova. Per rinfrescarci la mente vale la pena riportare le prese di posizione dei comunisti umbri su destra radicale e Foibe.

Partiamo con Damiano Stufara (Capo gruppo Prc in Regione Umbria):

[...]A giudizio di Stufara anche l’Umbria non è immune da questo processo, “come è dimostrato dalla presenza di Mario Merlino ad una iniziativa di Forza Nuova a Terni e dalla presenza di Casa Pound in diverse città dell’Umbria. Solo fino a pochi anni fa in Umbria – sostiene Stufara – sarebbe stato impensabile l’atto vandalico compiuto contro la lapide situata a Monte La Pelosa a memoria delle gesta della Brigata Gramsci e dei partigiani ternani. In realtà – secondo il capogruppo di Rifondazione – dietro il revisionismo storico e alle sue manifestazioni pubbliche c’è una strategia chiara: relegare il fascismo al passato per mettere in discussione la democrazia e i diritti civili e sociali conquistati in questi anni.[...] (dal sito istituzionale del Consiglio Regionale )

Dichiarazioni che palesano una posizione netta sia sulle destre che sullo studio della storia. Non si capisce bene cosa Storia e politica abbiano in comune; chiaro invece l’intento mistificatore del consigliere mirante a mantenere ben saldo il monopolio di sinistra su identità e cultura.

Il secondo intervento riguarda un convegno organizzato da Rinascita Universitaria e Libera Storia e tenutosi il 9 Febbraio scorso a Perugia, presso i locali del Consiglio Regionale. Anche qui la posizione del Prc non lascia scampo ad equivoci.

[...]Molte delle iniziative che da qualche tempo accompagnano la celebrazione del “Giorno del Ricordo”, lungi dal promuovere un reale approfondimento storico sui fatti che riguardano la storia nazionale, si prefiggono in realtà l’obiettivo di rimuovere dalla memoria collettiva la straordinaria esperienza di liberazione rappresentata dalla Resistenza, operando al contempo un’inqualificabile riabilitazione del ventennio fascista.[...] (continua a leggere su UmbriaLeft)

Volubili i comunisti in Umbria: un mese vogliono imbavagliare storici non allineati e associazioni studentesche, il mese dopo sono pronti a chinare il capo di fronte a CasaPound. Strano non credete? Che fine ha fatto il fomento ideologico di Stufara, Vinti, Carletti ?

Rifondazione sicuramente si appellerà al rispetto delle regole democratiche... suvvia lo sappiamo! Un modo come un altro per dire che non si sa che pesci pigliare. Un antifascismo condizionato dalla circostanza: quando l'obiettivo è uno storico o un'associazione, le calunnie arrivano come torrenti in piena; in altri ambiti invece valori ed ideali sopperiscono alla ragion di stato. Due pesi e due misure? Nemmeno. Viltà semmai, e scarsa fede nel credo politico confessato.

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