Italia: aumentare il potere d'acquisto degli stipendi per uscire dalla crisi    

 (ASI) Chieti - In Italia la povertà aumenta sempre di più, uno dei fattori è sicuramente la perdita di potere di acquisto dei salari minimi. 

Il problema diventa sempre più evidente, a tal punto che in questo ultimo mese nei negozi c'è sempre meno gente che spende e sempre più chi chiede un aiuto agli enti della solidarietà e alle istituzioni.

Il ceto medio non esiste quasi più e nei prossimi 10/15 anni è destinato in Italia praticamente ad estinguersi, con la scomparsa dei pensionati statali che hanno iniziato a lavorare nella Prima Repubblica, quando lo Stato Nazione era ancora sovrano nel settore economico - finanziario e mirava alla piena occupazione cioè al benessere collettivo e non al profitto e a mettere a posto i conti. 

Si sta creando di fatto un baratro profondo tra il popolo e la classe dirigente con i grandi imprenditori che ostentano ricchezze e privilegi.

A tal proposito, recenti studi hanno dimostrato che lo stipendio medio italiano ha perso potere d'acquisto negli ultimi decenni principalmente a causa dell'inflazione che ha fatto diminuire il valore reale degli stipendi con conseguente perdita del potere d'acquisto, soprattutto delle paghe di fascia più bassa, nonostante alcuni aumenti formali, facendo aumentare sensibilmente il costo della vita. 

Quest'anno, l'inflazione in Italia ha subito un aumento di 1,9% rispetto all'anno scorso  (dati di marzo 2025, in aumento di 0,2% rispetto al mese precedente).  Invece, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) ha segnato un incremento dell'1,6% su base mensile.

Se si guarda più a lungo termine, dal 2007 ad oggi i salari hanno perso oltre l'8% del loro potere d'acquisto. Il mancato adeguamento dei salari, non solo nel settore privato, ma anche in quello pubblico, ha contribuito a questa perdita di potere d'acquisto.

Ma il problema della mancata crescita dei salari non dipende solo dall'inflazione ma da una combinazione di fattori che analizzeremo di seguito brevemente, come la bassa produttività e una dinamica salariale negativa.

La bassa produttività, legata a investimenti non adeguati in tecnologia, formazione, e a una scarsa organizzazione delle risorse, sta ad indicare un minor reddito prodotto dai lavoratori (inferiore rispetto agli altri Stati di prima fascia dell'Ocse e non solo), strettamente collegato con l'inflazione che erode il potere d'acquisto dei salari, in particolare modo per le retribuzioni più basse. Il sistema delle imprese italiano, caratterizzato prevalentemente da piccole e medie realtà, contribuisce in maniera importante alla bassa produttività e quindi alla incapacità di aumentare i salari. Purtroppo, soprattutto dall'avvento dell'euro, i governi italiani anziché puntare agli investimenti per la crescita produttiva, e lo sviluppo sociale ed economico del Paese, a causa dei vincoli europei e delle necessità di una macchina amministrativa da rinnovare, hanno mirato troppo al risanamento del debito pubblico.

Fattori esterni come, prima la pandemia da Covid 19, e la successiva crisi energetica dovuta alla divisione del villaggio globale, dilaniato da nuovi e vecchi conflitti deflagrati, che stanno ridisegnando nuovi schieramenti ed alleanze, hanno fatto schizzare alle stelle il costo delle materie prime che in Italia e nell'area UE vengono fornite dall'esterno, riducendo ancora di più il potere d'acquisto degli stipendi. In merito, l'ultimo dei provvedimenti al di fuori dell'area UE che avrà impatti negativi sulle esportazioni italiane, sono i dazi al 20% sui prodotti del Belpaese decisi dal presidente Usa Trump. Ma quale dovrebbe essere la soluzione per cercare di non fare affondare il transatlantico Italia che naviga a vista nella nebbia fra gli iceberg come il Titanic?

L'Italia negli ultimi decenni ha visto sempre più ridurre la sua sovranità nell'ambito della politica economica e finanziaria, a causa dei vincoli che ha accettato in seno all'Unione Europea, ma ha continuato a essere uno Stato pressoché pienamente sovrano sul mercato internazionale, anche in concorrenza con alti grandi paesi europei come la Francia e la Germania. Anche se l'asse Parigi - Berlino ha cercato di giocare ad "Asso Piglia Tutto".

Ma, ora si stanno creando nuovi scenari a livello internazionale e l'Italia dovrà rafforzare le domande del sistema interno sia europeo sia italiano, per sopravvivere alle perdite del mercato extra UE. 

Per fare questo le strade potrebbero essere due: o abbattere a livello europeo ogni vincolo con gli altri paesi, ragionando come gli Stati Uniti d'Europa, come auspicato da Mario Draghi, ma questo comporterebbe la fine della sovranità statale italiana, dato che sono stati prevalentemente Francia e Germania a scrivere le regole nell'Ue (e un ruolo importante dell'Italia sarebbe legato esclusivamente a una alleanza subordinata con la Francia), oppure in alternativa si dovrebbe cambiare rotta e svincolarsi dai diktat di Bruxelles e tornare a ragionare come uno Stato sovrano, per lo sviluppo sociale ed economico del Paese reale.

 

Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia 

 

 

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