Dazi, B​arbera (Prc): “​A​ rischio 68.000 posti di lavoro​? Serve una politica industriale pubblica prima del disastro”

(ASI) "I numeri presentati oggi dall'Ufficio parlamentare di Bilancio sul Documento di economia e finanza (Dpf) sono una condanna senza appello per il governo Meloni. La stima di 68.000 posti di lavoro a rischio a causa dei dazi imposti dagli Stati Uniti - dazi per ora solo temporaneamente sospesi – mostra con brutale chiarezza la fragilità del nostro sistema produttivo e la totale assenza di una strategia difensiva da parte dell'esecutivo.

I dazi decisi dall'amministrazione Trump, idolo e punto di riferimento politico della destra italiana, colpiscono direttamente settori chiave del nostro export e della manifattura nazionale. La sospensione ottenuta nelle ultime settimane è precaria e incerta, e potrebbe saltare da un momento all'altro. Il governo, però, continua a fare spallucce, piegato alla linea dell'amico americano, incapace di alzare la voce per difendere i lavoratori italiani. A questo si somma il crollo della produzione industriale, certificato dai dati pubblicati pochi giorni fa. L'Italia sta affondando in una crisi profonda, e la destra continua a recitare il copione delle "magnifiche sorti e progressive" mentre fabbriche chiudono, filiere si spezzano, territori si svuotano. Denunciamo con forza l'inerzia colpevole del governo Meloni, che – tra tagli alla spesa sociale, sottomissione ai diktat UE e servilismo verso gli interessi USA – non ha mosso un dito per costruire una vera politica industriale nazionale. Serve subito un intervento pubblico diretto per proteggere il lavoro e rilanciare la produzione. Non con i bonus a pioggia o con gli sgravi alle imprese, ma con investimenti strutturali, riconversione ecologica dell'industria, piani territoriali coordinati e la creazione di occupazione stabile e di qualità. Meloni si inchina a Trump e lascia che a pagare siano i lavoratori italiani. È ora di dire basta a questo modello servile e neoliberista. Serve una svolta ecologista e popolare". Lo dichiara in una nota Giovanni Barbera, membro della Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista.

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