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Politica Nazionale

"Terra rossa, sangue italiano"

Di Marco Petrelli 3 Febbraio 2012 – 15:30 2 min di lettura
(ASI)  ... va ricordato l'imperdonabile orrore contro l'umanità costituito dalle foibe (...) e va ricordata (...) la "congiura del silenzio", "la fase meno drammatica ma ancor più amara e demoralizzante dell'oblio". Anche di quella non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità dell'aver negato, o teso a ignorare, la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e dell'averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali (Giorgio Napolitano, Roma, 10 Febbraio 2007).


Con queste parole il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano condannò 'la congiura del silenzio' che, per sessant'anni, abbandonò a se stessa la memoria dei crimini commessi dai partigiani di Tito tra il 1943 e il 1945.

Perché tanta omertà? Le motivazioni sono certamente più di una e abbracciano sia la politica che la diplomazia.  Il Partito comunista italiano, le cui bande nel Nord Italia collaboravano strettamente con il IX Korpus sloveno di Tito, preferì celare l'argomento Foibe per ideologia ma anche per diplomazia con la vicina Repubblica popolare. Difficile, nell'ottica comunista, far accettare all'opinione pubblica una mostruosità partorita da un paese allora considerato tra i 'campioni' della difesa della libertà.


Poi, naturalmente, i rapporti con gli anglo americani. Londra e Washington (dal 1941 e per tutta la durata del conflitto mondiale), inviavano aiuti al Maresciallo, sia in termini materiali che umani (ufficiali di collegamento e commandos); inoltre, negli anni successivi in piena guerra fredda, il sostegno in Europa orientale di una nazione in contrasto col Patto di Varsavia spingeva gli alleati ad evitare attriti, sacrificando la verità storica alla ragion di stato.

E il resto dell'Italia? Perché chiudere nei meandri della memoria l'epurazione di migliaia di italiani?

Terra rossa Sangue Italiano, convegno organizzato dall'Associazione culturale Triskelion e da Rinascita Universitaria Perugia, esporrà argomentazioni relative all'ingiurioso silenzio che coprì assassinii di massa, una vera pulizia etnica simile a quella subita dalla popolazioni slave ad opera sia dei comunisti titini che degli uomini di Ante Pavelic.

Un paese per secoli attraversato da odi etnici che non ha imparò, sulla scorta di tanto sangue versato, il valore della tolleranza e del rispetto per la vita umana. L'Armata popolare di Jugoslavia non seppe mantenere, anche di fronte a civili inermi, la promessa di giustizia e libertà che aveva proclamato in quattro anni di combattimenti, lasciandosi andare a gesti estremi e agghiaccianti.

Un legame, quello con la violenza e la vendetta, che pare mai sia stato rotto nella cultura balcanica: le sanguinose guerre civili e i crimini contro l'umanità degli Anni Novanta ne sono triste ed emblematico esempio.



INTRODUCE:

Mattia Mori

Rinascita Universitaria Perugia

INTERVENGONO:

Andrea Lignani

Consigliere Regionale

Valentino Quintana   giornalista e saggista - Associazione Libera Storia

Prof. Jacopo Caucci Von Saucken  Università di Firenze

MODERA:

Marco Petrelli  Centro Studi Nadir





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