Liste di Attesa, Aodi (Amsi-Uniti per Unire): Bene l’impegno del Governo, ma si può e si deve investire di più, in termini di risorse, al pari di altri Paesi, nella nostra sanità

Aodi: Elevare la qualità delle cure significa mettere al centro del progetto i professionisti sanitari, investendo nel loro talento e nelle loro competenze. Solo così si garantiranno servizi sempre più efficienti ai cittadini.

(ASI) Roma  - «Siamo pienamente convinti, come Amsi, Associazione Medici di Origine Straniera, e come Movimento Internazionale Uniti per Unire, in piena coerenza con le battaglie che portiamo avanti per la valorizzazione dei professionisti sanitari, che il Governo, con il Piano Liste di attesa appena approvato e convertito in legge, abbia fatto e farà di certo il possibile per permettere al nostro Paese di uscire dalla crisi di una sanità che, questo è sotto gli occhi di tutti, deve rinascere e ripartire da zero.

L’impegno del Ministro della Salute, che ha fortemente voluto questo progetto, è importante . Schillaci conosce bene quali sono i deficit di cui soffre da tempo il nostro sistema sanitario e di certo, l’obiettivo, seppur di non facile realizzazione, di elevare la qualità della prestazioni, di ridurre i tempi di attesa per i pazienti, è un passaggio obbligato per rilanciare sia la sanità pubblica che quella privata accreditata.

Nel contempo, però, sono le risorse la parola chiave attorno a cui deve nascere il piano di rilancio del nostro SSN, e questo non può prescindere dal mettere al centro del progetto i professionisti sanitari, sia italiani, sia quelli di origine straniera.

Da gennaio 2023 a oggi, come Amsi abbiamo ricevuto circa 10 mila richieste di fughe all’estero da parte di professionisti, e nel contempo ci sono paesi, come quelli del Golfo, che investono nella sanità molto di più di quanto ha fatto l’Italia negli ultimi anni, potendosi permettere il lusso di attirare le nostre migliori eccellenze con prospettive di carriera e stipendi che sono ben lontani dai nostri.

Le nostre indagini rivelano che, negli ultimi 3 anni, si è registrata una vera emorragia verso l'estero, dalla nostra sanità pubblica, con un aumento del 40% di professionisti che hanno lasciato l’Italia. 

Inoltre, risulta sempre un aumento del 40% di arrivi in Italia di professionisti della sanità stranieri (da Sud America, Paesi Arabi e Ucraina), mentre nel contempo è evidente, invece, una diminuzione di medici e infermieri provenienti dai paesi africani e dai paesi dell'est, con numeri nettamente inferiori rispetto a quelli di altri paesi europei, che mettono a nudo la situazione della nostra sanità, con la sua burocrazia, con i contratti molto spesso non a tempo indeterminato, con gli stipendi inferiori rispetto ad altre nazioni, con la cancellazione delle borse di studio per i giovani laureati stranieri. 

Una realtà complessa e delicata quella della nostra sanità, che attira molti meno professionisti di origine straniera rispetto al passato, a vantaggio di paesi come Svizzera, Belgio, Germania, Regno Unito, Francia, Norvegia. 

Non possiamo dimenticare, inoltre, la scelta sempre più frequente di chi viene da noi per i primi anni dai paesi di origine e poi si convince che è meglio continuare altrove, in Europa, o nei paesi anglofoni, la propria carriera nella sanità.

Arginare le fughe all’estero, aumentare le retribuzioni dei professionisti, difendere medici e infermieri dalle continue aggressioni, combattere la medicina difensiva, snellire la burocrazia per favorire l’inserimento di professionisti sanitari stranieri che, sulla base di una accurata selezione, possono essere una risorsa importante.

Per arrivare all’obiettivo che Schillaci e questo Governo si sono prefissati, ovvero garantire il diritto universale alla salute a tutti i cittadini italiani ed elevare la qualità delle cure, occorre anche lavorare su percorsi come rilancio della professione dalle basi universitarie, formazione, prevenzione, ricerca.

Ma soprattutto occorre combattere le divisioni, lavorare uniti e compatti, tutti, politica, ordini professionali, sindacati, rilanciando la collaborazione inter professionale, ognuno nel rispetto del proprio ruolo.

Queste sono anche le basi, i punti salienti, del nostro Manifesto-Appello “Uniti per i Medici”, già approvato e sottoscritto da oltre 370 tra associazioni e professionisti, sottoposto all’attenzione del Ministro Schillaci, che sa bene che può contare su di noi, sulle nostre idee, sul nostro lavoro, nel nome di una sanità che può e deve viaggiare verso un nuovo futuro

Come Amsi, Umem e Uniti per Unire, a nome delle associazioni che presiedo, non posso che rivolgere un plauso al Governo per l’impegno profuso, ma questo è solo l’inizio. La strada per arrivare alla svolta sperata è ancora lunga e irta di difficoltà e di certo occorre la collaborazione di tutti, come indicato dal nostro Manifesto-Appello, per abbattere tutte le criticità, mettendo sempre al centro dell’attenzione i pazienti e valorizzando i professionisti. E’ inutile parlare, ad esempio, nell’ambito della Missione Salute del Pnrr, di Case e Ospedali di Comunità per rilanciare la sanità territoriale, se mancheranno all’appello i professionisti sanitari. E sappiamo che ne servono ben 40mila in più, oltre a quelli che già non ci sono, per gestire nel miglior modo possibile le cure al di fuori degli ospedali e snellire i carichi delle strutture sanitarie. Non smetteremo mai di sottolineare che senza il giusto numero di professionisti, e ci riferiamo a tutte le figure di una equipe sanitaria degna di tal nome, in particolar modo investendo nelle specializzazioni e nei nuovi laureati, soprattutto economicamente appagati, felici e contrattualmente valorizzati, messi nella condizione di esercitare al meglio le proprie competenze, non potremo vincere le sfide che ci attendono. Tutti i rami di chirurgia, fisioterapia, pediatria, medicina generale, ortopedia, ginecologia, ostetricia e naturalmente infermieristica: sono tante le figure di cui il nostro Paese ha bisogno, e vanno ricercate sia nei professionisti italiani che in quelli di origine straniera. Solo così, aumentando in modo equilibrato le loro prestazioni, ma soprattutto aumentando il numero dei professionisti al servizio di ospedali, ambulatori e strutture private,  naturalmente offrendo contratti a tempo indeterminato e con retribuzioni al passo con il costo della vita, potremo abbattere le liste di attesa, lasciandoci alle spalle episodi e record negativi come quelli che oggi vedono ancora pazienti attendere, tristemente, quasi due anni, per un esame specialistico, come accade oggi. 

La sfida delle liste di attesa non si vince sulla carta con un Decreto, ma con i fatti, con le azioni, con la sinergia tra tutti gli attori della sanità».

Così il Prof. Foad Aodi. Presidente del Movimento Uniti per Unire ed Amsi (Associazione Medici di origine Straniera in Italia), nonché docente all’Università di Tor Vergata e già 4 volte Consigliere dell’Ordine di Roma e membro registro esperti della Fnomceo e direttore sanitario del Centro Medico Iris Italia e Direttore scientifico di agenzie di stampa italiane e straniere, con l'impegno a favore di tutti senza distinzione.

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