(ASI) È tornata a riunirsi nel pomeriggio, dopo la modifica della sua composizione, la Commissione tecnica incaricata di studiare la gravosità delle occupazioni, anche in relazione all’età anagrafica e alle condizioni soggettive dei lavoratori e delle lavoratrici, anche derivanti dall’esposizione ambientale o diretta ad agenti patogeni.

L’organismo è stato integrato nei suoi componenti con il dott. Pietro Rizza e il dott. Filippo Mazzotti, in rappresentanza del Ministero dell’Economia e delle Finanze; con il prof. Pasqualino Albi e il dott. Cesare Damiano, in rappresentanza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali; con la dott.ssa Cecilia Maceli e il dott. Emanuele Arpini, in rappresentanza del Dipartimento della Funzione Pubblica. Fanno inoltre parte della Commissione: in rappresentanza del Ministero della Salute la dott.ssa Giuseppina Lecce e il dott. Pasqualino Rossi; in rappresentanza dell’ISTAT la dott.ssa Roberta Crialesi e la dott.ssa Nicoletta Pannuzi; in rappresentanza dell’INPS il dott. Gabriele Uselli e il dott. Angelo Manna; in rappresentanza dell’INAIL il dott. Agatino Cariola e il dott.ssa Silvia D’Amario; in rappresentanza del Consiglio Nazionale degli Attuari il prof. Giampaolo Crenca e la dott.ssa Micaela Gelera.

La Commissione è stata istituita con il DPCM del 17 novembre 2020, si è insediata lo scorso 27 gennaio e deve concludere i suoi lavori entro il 31 dicembre 2021. Entro dieci giorni successivi il Governo presenterà alle Camere una relazione sugli esiti dei lavori della Commissione.

Come è stato già rilevato nel corso della prima riunione della Commissione dello scorso gennaio, il lavoro della Commissione rappresenta un’occasione molto importante per procedere ad un aggiornamento del quadro delle gravosità delle attività lavorative.

L’istituzione della categoria dei lavori gravosi (come ancor prima quella dei lavori usuranti) muove dal principio che i lavori non sono tutti uguali e che, dunque, nell’individuare la tutela previdenziale non si può fare riferimento solo all’età anagrafica e alla carriera lavorativa. Esistono, infatti, lavori che creano diversità nelle condizioni di vita e di salute e nella capacità di prosecuzione dell’attività.

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