(ASI) Due funzionari dello Stato, l’Ambasciatore d’Italia a Kinshasa Luca Attanasio e il Carabiniere Vittorio Iacovacci, hanno perso la vita il 22 febbraio scorso vicino a Goma, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, a circa 2.500 chilometri dalla capitale. Questa zona era stata classificata ad alto rischio dalla Farnesina anche sulla base delle valutazioni dell’Ambasciatore Attanasio, il quale, come tutti i Capo Missione, aveva piena facoltà di decidere autonomamente dove e come muoversi all’interno della Repubblica Democratica del Congo.

In alcuni quotidiani di oggi sono apparsi articoli su presunte omissioni da parte della Farnesina, insinuando dubbi circa l’adeguatezza delle misure di sicurezza poste in essere a tutela dell’Ambasciatore Attanasio.

Nel pieno rispetto delle prerogative della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma che sta svolgendo indagini su quanto accaduto, e facendo riserva di integrazioni a seguito degli accertamenti interni ancora in corso, si forniscono gli elementi a disposizione.

Relativamente alle misure vigenti al momento dell’accaduto, esse ricadevano nella responsabilità del Programma Alimentare Mondiale (PAM), che aveva organizzato la missione nella regione di Goma e che aveva indicato nel suo comunicato del 22 febbraio che il percorso “era stato autorizzato senza scorta armata”. In data 24 febbraio, riscontrando la richiesta formale in tale senso presentata a nome del Governo italiano dalle nostre Rappresentanze Permanenti presso le Nazioni Unite a New York e a Roma, il Dipartimento per la Sicurezza dell’ONU ha formalmente comunicato di avere avviato una indagine – insieme a PAM e la Missione MONUSCO - sui tragici fatti del 22 febbraio e che tale indagine dovrebbe concludersi il 9 marzo prossimo, assicurando che gli esiti saranno condivisi con le autorità italiane.

Si specifica che in tutti i contesti esteri dove i nostri dipendenti effettuano missioni organizzate dalle Nazioni Unite o da altre organizzazioni internazionali, la responsabilità in materia di sicurezza è in capo a queste ultime. Infatti, il PAM ha dichiarato che la missione nell’area di Goma, località nella quale l’Ambasciatore Attanasio e il Carabiniere Iacovacci erano giunti a bordo di un aereo della Nazioni Unite, si svolgeva su veicoli del Programma Alimentare Mondiale. Il PAM ha formalmente manifestato la propria disponibilità a fornire assistenza agli organi inquirenti italiani.

Per quanto riguarda invece Kinshasa, che – si ribadisce – dista circa 2.500 chilometri da Goma, l’Ambasciata d’Italia dispone di due autoveicoli blindati, uno dei quali era in via di sostituzione con un nuovo autoveicolo blindato. Pertanto, non corrisponde a verità la notizia riportata in questi giorni che l’Ambasciata non dispone di autovetture blindate. Relativamente ai carabinieri, in Sede era operativo un contingente di 4 carabinieri: due erano addetti alla tutela dell’Amb. Attanasio (tra i quali il militare Iacovacci) e due sono addetti alla vigilanza e sicurezza dell’Ambasciata.

Relativamente alla richiesta di rafforzare il contingente di carabinieri addetti alla tutela dell’Ambasciatore Attanasio, quest’ultimo ne fece richiesta nel novembre 2018 in ragione dell’imminenza delle elezioni presidenziali e nazionali, previste per il 30 dicembre dello stesso anno, che si svolgevano in un clima di grandi tensioni politiche e sociali. Tale rafforzamento fu effettivamente disposto per il periodo richiesto.

La Farnesina auspica che gli elementi forniti – peraltro già illustrati dal Ministro Di Maio nella sua informativa al Parlamento del 24 febbraio – contribuiscano a concentrare l’attenzione sulla ricerca dei responsabili della tragica vicenda. A tale fine, la Farnesina conferma di avere chiesto la piena cooperazione delle autorità di Kinshasa e che sta fornendo ogni assistenza agli organi inquirenti italiani, anche inviando nella RDC tra pochi giorni un funzionario diplomatico a supporto del personale presente in Ambasciata.

Coasì in una nota la Farnesina.

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