Martedì, 4 Agosto 2026
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Politica Nazionale

Silvia Romano e il suo rilascio, Giuseppe Spadafora: una storia con troppe ombre

(ASI) "Un sequestrato libero è sempre una bella notizia a prescindere. Detto questo, vale la pena notare alcune particolarità. Non c’è stata alcuna liberazione, e ci tengo a puntualizzare questo, si è trattato di un rilascio. La differenza è notevole.

Di Redazione ASI 11 Maggio 2020 – 12:55 3 min di lettura

Una liberazione prevede una fase di investigazione, magari pagando qualche confidente e non i sequestratori, con l’intervento finale sul luogo di detenzione attraverso un’azione di forza; di contro, il rilascio richiede una azione di intelligence e la presa in consegna dell’ostaggio lasciato libero quasi mai senza un controvalore economico e di altra natura, che soddisfi i sequestratori. Fin qui i fatti nudi e crudi.

Se però inseriamo questo nel contesto in cui è accaduto, si comprende come questa ragazza sia parte di una vicenda geopolitica che coinvolge interessi di altra natura. Silvia, suo malgrado o meno, è finita nelle mani di una delle maggiori formazioni terroristiche di matrice Quaedista operanti in Africa ed in particolare in Somalia.

Al-Shabaab, è una formazione terroristica di matrice jihadista sunnita, ma come tutte le cose africane nulla è semplice, ed a complicare le cose, in questo caso, i terroristi stanno seduti su una terra ricca di materie prime per le quali in tanti vantano interessi, partendo dall’ENI.

In Putland, Somaliland e nelle acque territoriali somale, per le quali la Corte dell’Aja ha bloccato le richieste dei keniani, molti paesi vorrebbero sfruttare le risorse non solo petrolifere. Più di altri la Turchia, che in quell’area sta investendo ormai da anni, costruendosi anche una base militare (realizzata dalla società turca privata Albayrak). La stessa Turchia che stà sì nella NATO ma è anche amica della Russia. Il rilascio di Silvia Romano, sedicente Aysha, fa riflettere sulla condizione dell’Italia e sul pericoloso declino di Nazione che fino a pochi anni fa avrebbe risolto il rientro della giovane donna in ben altro contesto e probabilmente in tempi diversi. Infatti ben 17 mesi ci sono voluti per attendere che venisse rilasciata, per poi essere fatta salire a bordo di un’autovettura con un giubbotto con ben in vista la mezza luna rossa turca, facendola scendere da un Falcon dei nostri servizi segreti con indosso una graziosa veste verde, ovvero il colore dell’Islam. Questa è la sintesi e la riproduzione plastica del peso politico che abbiamo assunto in un’area strategica come la Somalia. La responsabilità ovviamente non è esclusivamente di questo Governo ma dalle politiche di sicurezza adottate da circa dieci anni. Evidentemente non si vuole investire in sicurezza e i nostri servizi segreti, fino a qualche decennio fa, quotati tra i migliori al mondo ne sono le incolpevoli vittime. Se uno Stato come l’Italia, che dovrebbe tutelare i propri interessi economici in quasi tutto il mondo, pensa di poter mantenere un apparato di intelligence solo cambiandogli nome, non ha speranza di mantenere quelle posizioni economiche costruite in decenni di lavoro diplomatico e commerciale, e per i prossimi sequestri il massimo che potranno fare è rivolgersi a qualche Governo di turno, bussando con i piedi, perché le mani saranno impegnate a portare le borse con i soldi."

Così ha dichiarato ad Agenzia Stampa Italia Giuseppe Spadafora Vicepresidente Unimpresa e Docente in Antiterrorismo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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