Sanità (AMSI-UMEM-UXU): Scudo penale prorogato al 2026, ma la medicina difensiva pesa fino al 12% della spesa sanitaria


Aodi: “Costa oltre 10 miliardi l’anno, alimenta pericolose dimissioni e fuga dei medici. Serve una legge definitiva, non proroghe. E’ quello che come AMSI chiediamo da tempo, al pari di molti altri paesi europei”

(ASI)Roma - Con il Decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 200 (Milleproroghe 2026), il Governo ha prorogato fino al 31 dicembre 2026 lo scudo penale per gli operatori sanitari, limitando la punibilità ai soli casi di colpa grave per i reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose. Una decisione che interviene su un nodo centrale per la tenuta del sistema sanitario, in un contesto segnato da carenze di personale, contenzioso crescente e abbandono delle professioni sanitarie.

Sul provvedimento intervengono AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISC_NEWS e il Movimento Internazionale Uniti per Unire, che analizzano la proroga come una misura necessaria ma insufficiente, ribadendo la richiesta di una riforma strutturale della responsabilità professionale.

Il prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCeO e docente dell’Università di Tor Vergata, a nome delle associazioni e dei movimenti, sottolinea come il vero costo dell’attuale sistema sia rappresentato dalla medicina difensiva. «In Italia la medicina difensiva incide tra il 10 e il 12% della spesa sanitaria complessiva, con un costo stimato tra i 10 e i 13 miliardi di euro l’anno. Sono risorse sottratte alle cure, al personale e all’innovazione».

LA PIAGA DELLA MEDICINA DIFENSIVA
Secondo Aodi, l’incertezza sulla responsabilità penale spinge i professionisti a prescrivere esami inutili, ricoveri impropri e procedure ridondanti per autotutela. «Siamo di fronte alla pericolosa piaga della medicina difensiva. È un meccanismo che non tutela davvero i pazienti – spiega Aodi – ma aumenta i costi e logora chi lavora in corsia. Non è un caso se negli ultimi anni abbiamo assistito a un aumento delle dimissioni volontarie e a una crescita delle richieste di trasferimento all’estero, soprattutto tra i medici più giovani».
I dati sul personale sanitario confermano il quadro critico: negli ultimi anni, ricordano AMSI, UMEM, AISC_NEWS e Uniti per Unire, migliaia di professionisti hanno lasciato il Servizio sanitario nazionale, mentre il contenzioso continua a rappresentare uno dei principali fattori di stress lavorativo. «Lo scudo penale – afferma Aodi – non è un privilegio corporativo, ma un correttivo minimo per tenere conto di turni massacranti, organici ridotti e condizioni operative spesso lontane dagli standard ideali».
Le associazioni precisano che la proroga non introduce alcuna impunità: restano la responsabilità civile e disciplinare e la punibilità nei casi di dolo e colpa grave. «Il problema – ribadisce Aodi – è che continuiamo a intervenire con proroghe annuali. In molti Paesi europei esiste una disciplina stabile che distingue chiaramente l’errore professionale dalla responsabilità penale. L’Italia deve fare lo stesso».

L’IMPIETOSO CONFRONTO CON L’EUROPA
A rafforzare la richiesta di una legge definitiva, AMSI, UMEM, AISC_NEWS e Uniti per Unire richiamano anche i dati sul contenzioso sanitario e il confronto europeo. In Italia ogni anno vengono presentate circa 35.000–40.000 denunce in ambito sanitario, ma meno del 3% di queste si traduce in una condanna penale definitiva. La grande maggioranza dei procedimenti si conclude con archiviazioni, assoluzioni o prescrizioni, dopo anni di indagini e processi che producono però effetti immediati: stress, medicina difensiva, rallentamento delle decisioni clini…

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