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(ASI) “Una vera e propria voragine che invece di attenuarsi tende ad assumere carattere di strutturalità”.

Così il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, commenta le stime provvisorie dell’Istat su ‘Occupati e disoccupati’ di aprile. Dati che per il dirigente sindacale evidenziano come “l'occupazione cali ancora mentre la distanza con gli occupati del primo semestre del 2008, cioè prima della crisi, ritorni a circa 650mila lavoratori in meno”.

Fammoni sottolinea inoltre come “il tasso di occupazione scende sotto il 57% e la nostra distanza con l'Europa, spesso citata a sproposito, si acuisce. E questo nonostante il bacino degli ammortizzatori sociali che però è sempre più precario e a rischio. Se qualcuno invece volesse strumentalmente usare il calo solo nominale della disoccupazione a scopo di propaganda, almeno per pudore, si fermi prima. Ormai è chiara a tutti - denuncia il sindacalista -, meno che al governo, l'anomalia del mercato del lavoro italiano basata sul binomio disoccupazione-inattività e scoraggiamento che porta il dato reale dei disoccupati a superare la media europea. Quando scende la disoccupazione sale il bacino degli scoraggiati, questa volta addirittura del doppio, e il risultato è ancora più negativo”.

Quindi, spiega Fammoni, “non solo manca lavoro, ma si smette anche di cercarlo. Una sfiducia che deve essere superata anzitutto contrastando questo proliferare di lavoro precario, insicuro, mal pagato e senza prospettive previdenziali che fa refluire nel sommerso”. Per invertire questo trend, osserva il segretario confederale Cgil, “servirebbero scelte di merito e un messaggio chiaro: meno precariato, tutele per chi non ne ha e per chi rischia di perderle, politiche industriali e di sviluppo, riforma fiscale a favore del lavoro dipendente e dei pensionati per far ripartire consumi e produzione. Tutto questo però non c'è nell'agenda di un governo non solo inadeguato ma che - conclude Fammoni - con le sue scelte, e non scelte, acuisce i problemi della crisi e del lavoro creando danni al paese”.

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