(ASI) “L’impensabile” è accaduto. Il Pd ha perso quasi in tutta Italia. A nulla sono valsi lo ius soli, la politica dell’accoglienza, la reintroduzione dei voucher, e l’appello all’unità della sinistra per impedire che “il rinnovamento” potesse essere fermato dal centrodestra.

La sconfitta ed il “complotto”

Invece è accaduto esattamente questo. Il Partito Democratico ha perso. Ha perso con un tonfo impressionante. Ha perso in luoghi come Sesto San Giovanni, cioè “la Stalingrado d’Italia”, dove da 70 anni vinceva a prescindere. Ha perso a Genova, dove il “metodo” Toti ha superato le aspettative dello stesso Cavalier Berlusconi. Ha perso a Trapani dove praticamente correva contro il commissario del governo. Nel complesso una sconfitta totale mitigata solo da un risveglio di pochi piccoli centri sparsi in tutta Italia dove le liste civiche targate Pd hanno salvato quella che poteva essere una sconfitta del 100%.

Un simile evento non poteva che scatenare reazioni contrastanti all’interno del Partito Democratico e dei suoi sostenitori. Per il segretario Matteo Renzi “non è successo niente, le amministrative danno sempre risultati a macchia di leopardo”. Questa la sua posizione. E ha parlato delle “grandi vittorie” ottenute a Mira e Attigliano. Ma per il popolo dem è scattata la ricerca dei responsabili del tracollo. Sulle pagine social riconducibili più o meno apertamente al Pd è un fiorire di “complotti”. Il Movimento 5 Stelle “ha aiutato la destra”. ”Il M5S è di destra”. “Sveglia! I Grullini sono di destra. Allertate il presidio 1!11!1!”. Si leggono questi ed altri commenti simili. La teoria del complotto grillino insomma parrebbe andar per la maggiore, senza però magari rendersi conto che se fosse così significherebbe che in passato, quando non esisteva il M5S, il centrodestra avrebbe dovuto vincere con almeno il 65% dei voti tanto nelle amministrative, quanto alle politiche. Invece la situazione precedente alle recenti tornate elettorali degli ultimi anni vedeva un Italia saldamente in mano ad amministrazioni Pd con solo poche eccezioni.  Quindi i conti della teoria del complotto grillino sembrano non tornare.

Oltre ai complottisti si può facilmente identificare anche la folta schiera dei “cambisti”. Si tratta cioè di quanti sostengono l’idea che non sia successo niente che non fosse prevedibile  perché alle amministrative è “normale in tempi di crisi economica, e di grandi cambiamenti, che non rivinca mai il candidato uscente”. Eppure a Parma il grillino “eretico” Pizzarotti, sindaco uscente, ha rivinto con il 58%. A Sesto San Giovanni e a Genova a suo tempo, nonostante la crisi economica e sociale fosse ormai ben affermata, la sinistra uscente vinse di misura con lo slogan “c’è bisogno di più sinistra”. La teoria del cambiamento fisiologico di casacca, ossia del complotto del malcontento in tempi di crisi, non pare quindi essere esaustiva più di quella del complotto grillino.

L’analisi fatta dall’interno

Ma non tutti gridano al complotto e, nella sempre meno rossa Umbria, dopo la caduta di Todi, città natale della presidente Catiuscia Marini, qualcuno cerca di analizzare le motivazione della sconfitta. Sono l’Onorevole Nadia Ginetti ed il segretario regionale del Pd Giacomo Leonelli ad essersi cimentati in  questo arduo compito.  

L’Onorevole Ginetti  ha formulato un giudizio piuttosto chiaro sull’eredità portata da quella che è una sconfitta senza se e senza ma. “Dalle sconfitte bisognerebbe imparare, intanto a selezionare candidati e classe dirigente. Persone che devono crescere e formarsi e che non possono essere lasciati soli tra conflitti e divisioni interne. Il Pd rimane l’ unica ipotesi riformista per il Paese ma deve chiarire in modo definitivo e coerente a quale orizzonte rivolgere lo sguardo, quale impostazione tra federalismo e centralismo, tra potere centrale e territori. Mi auguro che si scelga di ripartire dalle comunità locali a cui ridare dignità politica con maggior potere d intervento e di spesa . Ripartire dagli investimenti locali per migliorare la qualità della vita dei cittadini e per nuove opportunità di crescita. Solo da qui si riaggancerà la ripresa  e la fiducia degli elettori” – ha affermato Nadia Ginetti.

Per Giacomo Leonelli invece “l'esito dei ballottaggi dice tra le altre cose che non reggiamo più lo schema di "larghe intese" forzate a Roma e contestualmente di alleanze a sinistra nelle città”. “Nelle regioni rosse “ – prosegue Leonelli –“ cioè Umbria, Marche, Toscana ed Emilia-Romagna, vinciamo un solo ballottaggio su 11”. Cortocircuito è l’hastag scelto dal segretario regionale del Pd per commentare l’esito delle amministrative.

Alexandru Rares Cenusa – Agenzia Stampa Italia

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