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(ASI) "E' svilente assistere al continuo beccarsi tra i galletti della maggioranza, ridotta ad un indegno pollaio: se guerrafondai, segregazionisti e cerchiobottisti non riescono a mettersi d'accordo sulla crisi libica, adottino come linea comune un decoroso silenzio e lascino decidere al Parlamento".

 Lo afferma il Capogruppo dell'Italia dei Valori in Senato, Felice Belisario, in merito alle dichiarazioni rilasciate da esponenti della Lega e del Pdl. "La situazione in Libia – aggiunge – è di estrema delicatezza ed è necessario che l'Italia abbia una strategia ferma e delineata. La confusione della maggioranza danneggia i nostri interessi di sicurezza e la nostra credibilità nel quadro internazionale. Le divisioni del centrodestra, che smentisce il giorno ciò che ha detto la sera, segnalano il tramonto definitivo di uno schieramento in guerra con se stesso e la necessità di una svolta urgente per il Paese. Le parole del Presidente Napolitano sono il faro da seguire: bisogna evitare allarmismi e fare tutto il necessario per fermare i massacri del popolo libico, preparando il terreno per il dopo Gheddafi. Ma per questo è necessario che il Parlamento voti la risoluzione Onu e che l'Italia stracci il Trattato di amicizia con un criminale sanguinario. Guai in questo momento – conclude Belisario – a rimanere defilati nei confronti della comunità internazionale e degli alleati".

Anche Nello Formisano, vicepresidente della Commissione Bicamerale per la Semplificazione appoggia le parole del Presidente ella Repubblica e in una nota afferma: "Nel momento in cui si sceglie di stare nel consesso delle Nazioni Unite, bisogna impegnarsi a realizzarne gli obiettivi. Quando la comunita’ internazionale decide, gli aderenti devono attuarne le direttive. L’Italia ha il dovere di corrispondere, quindi, alle richieste Onu. Sarebbe un errore starci dentro a mezzo servizio, accettando solo le decisioni che convengono. Ancora una volta le parole del Capo dello Stato, che invitano gli italiani a non avere timori e a non cedere ad allarmismi, vanno nella giusta direzione, per un popolo, come il nostro, che da duemila anni, nel Mediterraneo, ha sempre recitato un ruolo importante”.

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