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Politica Nazionale

Il ministro della salute Lorenzin a Perugia: il sistema sanitario una risorsa per l’economia italiana. Certezza di risorse, investimenti in tecnologie e risorse umane e nuova legge per rilanciare la ricerca.

Di Redazione ASI 16 Gennaio 2014 – 11:27 5 min di lettura
(ASI) Il sistema sanitario italiano è un punto di forza dell’economia. La spesa che lo alimenta, oltre che garantire ai cittadini  livelli assistenziali adeguati,  può anche contribuire in modo notevole alla ripresa dell’economia nazionale.

Sistema sanitario nazionale punto di forza dell’economia italiana.

Il sistema sanitario italiano è un punto di forza dell’economia. La spesa che lo alimenta, oltre che garantire ai cittadini  livelli assistenziali adeguati,  può anche contribuire in modo notevole alla ripresa dell’economia nazionale. Questo uno dei punti centrali, sottolineato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin e dal Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, Walter Orlandi, emerso in un partecipato incontro pubblico, moderato dal giornalista Mario Mariano, svoltosi presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Perugia e raccontato in diretta twitter dall’Azienda Ospedaliera.

La visita all’Ospedale, l’incontro con il personale che vi lavora.

L’incontro si è svolto a margine della visita che Lorenzin ha effettuato presso alcune strutture di eccellenza dell’ospedale del capoluogo umbro. Una visita tutt’altro che di cortesia, ma di lavoro, di conoscenza sul campo di una delle realtà che la recente ricerca dell’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) ha qualificato come tra le migliori nel rapporto costi/qualità dei servizi sanitari erogati. Il ministro ha visitato tra l’altro, per suo espresso desiderio, la centrale unica del 118 e si è intrattenuta a parlare con gli operatori sanitari del Santa Maria della Misericordia.

Per una sanità migliore pur con risorse minori, occorre una governance che valorizzi tutte le risorse. Il ruolo di Stato, Regioni, Comuni e Università.

Condizione perché la sanità dia risposte migliori ai bisogni dei cittadini è che il governo complessivo del settore sia capace di valorizzare le risorse che ha, pur in un ridotto quadro finanziario. Una valorizzazione che necessariamente chiama in causa le capacità di governance complessiva e unitaria  del sistema da parte di stato e regioni. Una corresponsabilità  da incrementare decisamente, come ha chiesto Catiuscia Marini, Presidente della Regione Umbria, riconoscendo nel contempo più autonomia e libertà di movimento, per esempio nello sblocco delle assunzioni, alle regioni che, come l’Umbria, meglio hanno fatto.  Senza dimenticare -cosa sottolineata dal sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali- i comuni che, più del comparto statale, hanno dato un contributo alla riduzione del debito pubblico, ma che sono la “frontiera” e non ce la fanno più a sostenere la parte sociale della spesa assistenziale (per esempio, quella per gli anziani non autosufficienti; o per le dipendenze vecchie e nuove, da sostanze psicotrope o da gioco). E senza dimenticare neppure, coma ha invece detto il Magnifico rettore dell’Università di Perugia, Franco Moriconi, il ruolo dell’Ateneo umbro, che ha contribuito con le sue eccellenze ai risultati dell’ospedale perugino, ma che è stato penalizzato dallo spostamento altrove di alcune sedi delle scuole di specializzazione medica.

Lorenzin: di sanità si parla troppo poco.  Il governo di coalizione è un’opportunità.

Lorenzin, entrando con approccio politico nel merito tecnico delle questioni, è partita dalla constatazione che la spesa sanitaria nazionale annua (circa 110 miliardi in Italia) per quanto inferiore a quella di altri Paesi occidentali, giustificherebbe di per sé che il dibattito politico e giornalistico ne parlasse con maggiore frequenza e approfondimento. Anche perché, ha sottolineato la titolare del dicastero di Lungotevere Ripa, siamo in un momento cruciale per il servizio sanitario e per il sistema di welfare nel suo complesso. Cruciale non solo per la concomitanza della crisi, ma anche per la contingenza politica di un governo di coalizione nazionale che vede collaborare insieme forze di solito contrapposte nel dibattito politico.

Costi standard, certezza dei bilanci, investimenti in infrastrutture ospedaliere e sblocco assunzioni.

Questo fatto insolito, l’ha indotta a interpretare il suo lavoro al Ministero come un impegno a testa bassa su alcuni obiettivi di fondo. Tra questi, l’attuazione dei costi standard, dopo oltre dieci anni di attesa, per mettere ordine nel variegato sistema di valutazione della spesa nelle diverse regioni. Poi, la certezza dei bilanci, senza la quale ogni programmazione è vana. Grazie a questa stabilizzazione, le risorse al servizio sanitario nel 2014 non verranno ulteriormente diminuite. Ora, per Lorenzin, con queste risorse certe, si tratta di mirare alcuni obiettivi, tra cui investimenti sulle infrastrutture negli ospedali e sulla risorsa umana, studiando modi per uscire dai blocchi del turn over e dar modo alle aziende sanitarie di riprogrammare piani per nuove assunzioni di personale.

Valorizzare la ricerca, che è il “petrolio d’Italia”.

La ministro ha particolarmente insistito su un terzo obiettivo, la nuova legge sulla ricerca biomedica, che, ha detto, potrebbe diventare “il petrolio d’Italia”. La sanità italiana genera il 12% del pil nazionale, e annovera professionalità sanitarie e tecniche altissime: ci vogliono nuovi strumenti normativi in grado di liberare queste energie, valorizzando le buone pratiche di cui i ricercatori italiani (ed europei) sono maestri riconosciuti nel mondo. Ciò darebbe la possibilità alla ricerca italiana di tornare ad attrarre investimenti, con benefici per il mondo economico e per le Università e gli Istituti di ricerca.

Il nuovo Patto per la salute, “Piano regolatore della sanità italiana”.

Tutto ciò, e molto altro (dai livelli essenziali di assistenza al ruolo e alle responsabilità dei medici di base; dall’umanizzazione delle cure alla promozione della cultura e della pratica della prevenzione; dall’anagrafe degli assistiti all’individuazione di quali specializzazioni mediche serviranno davvero da qui ai prossimi quindici anni) entrerà nel nuovo Patto per la salute, il “piano regolatore della sanità italiana”, come lo ha definito Lorenzin. Un patto più pragmatico e meno “libro dei sogni” irrealizzati. Un Patto da scrivere insieme, stato e regioni, con la consapevolezza che, poi, ciascuno dovrà assumersi le proprie responsabilità in fase attuativa, con la previsione di penalità per chi non rispetterà quanto insieme pattuito.

Daniele Orlandi – Agenzia Stampa Italia

 

 

 

 

 

 

 

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