Giornali &Giornali. Casini al CorSera: Berlusconi è stato un alibi per tutti, ma adesso occorre fare davvero le riforme, altrimenti il “vaffa” ce lo darà la gente.
(ASI) Pierferdinando Casini si scuote dal torpore: “senza Berlusconi neanche l'esecutivo ha più un alibi”. Intervistato da Daria Gorodisky per il Corriere della Sera, il leader UDC, ora Presidente della Commissioni Esteri del Senato, dipinge la classe politica italiana degli ultimi vent’anni come un parassita che ha succhiato il sangue di Sua Emittenza: “la verità è che abbiamo vissuto tutti alle spalle di Silvio Berlusconi: tanto chi lo sosteneva, quanto chi lo ha avversato”.
Il concetto è semplice: il centrodestra non ha saputo costruire nulla di nuovo perché si è appoggiato solo al carisma dell’uomo di Arcore. “Non ha fatto né la rivoluzione liberale, né grandi riforme, e ha contribuito pesantemente alla devastazione dello Stato. Il federalismo in salsa leghista, ad esempio, è stato un obbrobrio”. Per converso, il centrosinistra, è riuscito a stare insieme solo in nome dell’antiberlusconismo, ma si è sfaldato ogni volta che ha dovuto governare e creare qualcosa, perché composto da forze troppo distanti tra loro politicamente.
Ora, però, secondo il senatore UDC, lo scenario è cambiato e a tutti è richiesta “una prova di grande maturità”. Tradotto in azione politica: occorre sostenere il Governo Letta. La stabilità è un valore assoluto e Casini, perciò, apprezza, molto le scelta di Alfano di rompere a destra e continuare a sostenere l’esecutivo, anche se gradirebbe dal leader del nuovo centrodestra un po’ di autocritica sul recente passato.
Dopo l’uscita dalla maggioranza di Forza Italia, che aveva “assediato” Letta sull’IMU e con “gli atteggiamenti alla Brunetta”, ora il Governo dovrebbe essere sulla carta più coeso e la maggioranza più stabile. Però, dice Casini, anche dall’altro versante arrivano cannonate non da poco, targate Matteo Renzi. Il sindaco fiorentino e segretario in pectore del PD che “svillaneggia gli alleati di Enrico Letta è un pessimo inizio, le sue dichiarazioni sono quanto di più antigovernativo ci possa essere”. E, secondo l’analisi di Casini, quello di Renzi non è un attacco solo dettato dalla campagna elettorale delle primarie, ma “una scelta” di fondo, quella di andare ad elezioni anticipate. Una scelta rischiosa, secondo l’ex Presidente della Camera, come insegna la storia di molti Paesi europei.
Invece, adesso, finito l’alibi Berlusconi, il governo Letta diventa artefice del proprio destino. Può finalmente uscire dallo stato di necessità e sconfessare giudizi come quello dato dal Wall Street Journal, secondo cui l’esecutivo italiano attuale incarnerebbe una “stabilità da cimitero”. Casini non è d’accordo con questo giudizio drastico, ma sembra voler spronare Letta a fare di più e più in fretta, adesso che ci sono condizioni politiche più favorevoli.
Fare che cosa? Quali sono le priorità per Casini? “Riforma istituzionale e legge elettorale; spending review, lotta all'evasione, patto per la produttività abbinato a cuneo fiscale; federalismo, rinazionalizzando alcuni settori”. Ma niente patrimoniale, precisa, per non far scappare dall’Italia anche i grandi capitali che ancora restano qui.
Riforme che, gli fa notare l’intervistatrice, non si sono fatte per decenni, anche quando la situazione politica era più stabile: perché mai, dunque, si dovrebbe riuscire a farle ora? La risposta di Casini non lascia spazio a interpretazioni e sottigliezze: “perché, se non faremo queste riforme, il ‘vaffa’ vero ce lo dirà la gente e non Beppe Grillo”.
Daniele Orlandi – Agenzia Stampa Italia