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Politica Nazionale

Sfiducia al Governo. Tanto rumore per nulla; intanto per marzo pronte le urne

Di Fabrizio Di Ernesto 15 Dicembre 2010 – 09:56 2 min di lettura

(ASI) 314 no e 311 sì.  Questo l’esito della votazione sulla mozione di sfiducia contro il governo Berlusconi.

 

Il centrodestra conferma i numeri accreditati in partenza e così l’alleanza tra Pdl e Lega che in questi due anni e mezzo ha dato vita ad uno governi più inutili e meno efficaci della storia repubblicana resta in sella.

Grande la soddisfazione dei vincitori che si sono giovati di alcune assenze ed astensione mentre per le opposizioni, cui da oggi fa ufficialmente parte anche Futuro e libertà, il grande sconfitto, l’ennesimo boccone amaro da mandare giù anche se Bersani continua a ripetere che il berlusconismo è finito.

La maggioranza, come detto, c’è ma troppo debole per resistere, numericamente servirebbero 316 deputati a favore essere sicuri di uscire vittoriosi da ogni votazione ma contro una opposizione sempre più allo sbando anche un margine risicato come questo può bastare.

Quali scenari si aprono ora?
Ogni ipotesi appare più o meno realistica ma due in particolare potrebbero trovare un qualche seguito.

Di sicuro si sa che alle 17 Berlusconi salirà al Quirinale, qui dovrebbe confermare la salute dell’esecutivo e la volontà di allargare la maggioranza, unico partito che potrebbe aderire a questo progetto è l’Udc anche se la Lega per il momento continua a porre il veto in merito a questa possibilità.

Ipotesi due: il Cavaliere rimetterà il suo mandato in attesa di uno nuovo per dar vita ad una nuova maggioranza da allargare da subito agli uomini di Casini.

A complicare il quadro però alcune scadenze che il centrodestra non vuole farsi sfuggire e che la sinistra vorrebbe poter controllare a tutti i costi.
Il prossimo anno infatti si dovranno rinominare i vertici di molte aziende controllate dallo Stato, che in nome del liberismo selvaggio il Pd ed i suoi sodali non vedono l’ora di privatizzare.

A febbraio inoltre si voteranno i decreti attuativi di quel federalismo fiscale che scardinando lo Stato sociale peggiora la situazione di scuole e ospedali pubblici con grande soddisfazione della Lega e che il Carroccio è pronto ad utilizzare in campagna elettore verso elettori ignari in merito alla nefasta portata di questa riforma.

Qualunque cosa si diranno oggi Berlusconi e Napolitano una cosa è certa: inizierà una dura campagna elettorale che ci accompagnerà fino a marzo quando, molto probabilmente, si terranno elezioni anticipate.

Riassumendo: Berlusconi ha vinto, Bersani, Fini e Di Pietro hanno perso ma per gli italiani alla fine sarebbe cambiato ben poco.

 

Nota della Redazione

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