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(ASI) L’Umbria ha assoluto ed immediato bisogno di una classe di governo che sappia riconoscere e valorizzare il suo capitale dimenticato, e investa su di esso avendo l’umiltà di ascoltare e la capacità di fare. Lo dicono, ormai da molti mesi gli indicatori economici, le manifestazioni di piazza, i manifesti, gli striscioni stesi dappertutto. E lo dicono ora, drasticamente, in maniera inconfutabile, gli elettori con il loro voto. E’, quindi, necessario che si agisca, ora, subito, prima che sia troppo tardi.

La crisi economica generalizzata, che riguarda un po’ tutti, si sente ed ha avuto conseguenze gravissime in una regione piccola qual è l’Umbria, che è governata, malissimo, con una maggioranza che, adesso, dopo le elezioni di domenica scorsa, è, addirittura, evaporata, svanita, scomparsa. Catuscia Marini, la presidente di questa Regione, pupilla di Pierluigi Bersani, il segretario nazionale del Pd, (poveretto, non azzecca nulla: dalle battute alle scelte delle persone, come si è visto anche con Matteo Renzi) reduce da una sconfitta senza precedenti, si regge con l’appoggio dei fantasmi. E perde, giorno dopo giorno, fiducia e credibilità. E non potrebbe essere diversamente, perché il governo dell’Umbria avviene con i peggiori metodi bolscevichi.

Si favoriscono solo quelli con la tessera, meglio se rinnovata nel tempo: Pci-Pds-Ds-Pd, e poi i parenti con incarichi al di là di ogni decenza. E’ il caso emblematico - tanto per fare un solo esempio - di Silvano Rometti, l’assessore omnibus, cugino della presidente, che in pratica ha le deleghe più importanti, e non certo per la genialità del personaggio, piuttosto modesto dal punto di vista amministrativo, come ha avuto modo di dimostrare in tanti anni, rappresentante “autorevole” di un Partito Socialista, quasi scomparso, anche aspirante candidato al Parlamento e, poi, ritenuto evidentemente impresentabile quando è stato reso pubblico, l’inquietante dossier che ha scritto Remo Granocchia, esponente della Federazione dei Verdi, su cui – immagino – stia lavorando la Procura della Repubblica. E le poche risorse a disposizione della Regione sono bruciate, in buona parte, per cercare di coprire buchi che si aprono nei bilanci dei comuni e di società partecipate, come Umbria Mobilità, in cui il “fiore all’occhiello” (per le perdite) è il Minimetrò.

Dicevamo della maggioranza che sostiene Catuscia Marini, oltre al Psi del cugino c’è l’Italia dei Valori, ormai un partito solo virtuale, dopo la disfatta e le dimissioni (da qualcosa che non c’era più ?) di Antonio Di Pietro, poi c’è Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, anche questi partiti, insieme con Antonio Ingroia nella competizione elettorale, scomparsi anch’essi. Partiti mummie, ormai da museo, per vederli bisognerebbe pagare il biglietto. E ci sarebbe anche da notare che questi ultimi tre partiti, sono sempre stati in forte contrapposizione con il Pd,  che quando è nato (ma è mai nato?) aveva come principale obiettivo quello di dare un taglio netto, di  collaborazione e di distinzione, proprio con la sinistra estrema, appunto Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, che qui, in Umbria sono, invece, insieme, in una maggioranza, che più solida e coerente di così sarebbe veramente impossibile. E i messaggi di questo disagio, per la presunzione, la supponenza e l’arroganza, percepito da tutti, compresi quelli che la tessera comunista ce l’hanno in casa da generazioni, sono chiarissimi, infatti, non è un caso, che tra le tre regioni storiche, cosiddette rosse, nonostante la mobilitazione dell’apparato, è stata quella che più ha votato (alle primarie)  Matteo Renzi, quella in cui, nelle ultime elezioni, il Pd  ha preso la percentuale più bassa, perso il 10 %, con 80.000 voti in meno, e 21 comuni in cui il più votato è stato il Movimento 5 Stelle. Perfino a Todi, cittadina che ha avuto il privilegio di apprezzare per prima l’abilità amministrativa, come sindaco, di Catuscia Marini, il partito più votato è stato il Pdl di Silvio Berlusconi.  Per capire che si tratta di un governo completamente fallimentare, da qualsiasi punto di vista, serve altro?

Giuseppe Mazza -  Agenzia Stampa Italia

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