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(ASI) Purtroppo Padova, la mia città, da sempre è una città difficile. Lo dico con un po’ di amarezza, visti i tanti anni che ormai mi legano a lei. Eppure, ancora una volta, riesce a finire nelle prime pagine dei quotidiani nazionali e nelle redazioni on line (vedansi l’Ansa) per fatti spiacevoli.
Il 07 gennaio, di pomeriggio, presso la Casa a Colori, è scoppiata una rivolta di immigrati africani. Conosco personalmente la struttura in questione, sita in Via del Commissario, a Padova, in quanto ho avuto un colloquio di lavoro, un paio di anni orsono, nella struttura. Come nelle peggiori tradizioni, i responsabili anche in quell’occasione hanno dimostrato tutta la loro scorrettezza, dapprima promettendo di far sapere agli esaminati il risultato, per poi sparire nel nulla. Non mi stupisce che una “Casa” difficile di quel tipo sia stata oggetto di una violenta protesta. La struttura è gestita da una associazione di volontari vicina alla Diocesi di Padova, e ospita persone in difficoltà, senzatetto, immigrati richiedenti asilo politico o in attesa del permesso di soggiorno. Una trentina di africani si è ribellata alla situazione vigente, in quanto sono “bloccati” in questa struttura da venti mesi, impossibilitati a qualsiasi altro tipo di attività.

«Chiediamo un lavoro - ha spiegato un improvvisato portavoce degli immigrati di nome Ahmed - oppure un po’ di soldi per tornare nel nostro Paese». In effetti, senza un permesso di soggiorno, sono come prigionieri in quella struttura, e ciò può rivelarsi una tortura mentale, oltreché fisica. Dopo aver devastato il centro in questione, sono intervenute due squadre del reparto mobile e dei carabinieri, ed infine, v’è stata una trattativa tra gli immigrati e la Digos per porre fine al caos. Chi sia il responsabile iniziale di tutto ciò, è difficile da dire, viste le responsabilità collettive di molte istituzioni.

Un'altra “battaglia” urbana è stata ieri, 08 gennaio. Due persone sono state poste agli arresti domiciliari e altre due hanno l’obbligo di firma quotidiana. Si tratta degli attivisti del Centro Sociale Pedro, che lo scorso 14 novembre avevano fatto esplodere una guerriglia a suon di bombe carta contro la polizia. I quattro devono rispondere delle accuse di resistenza e lesioni aggravate ai pubblici ufficiali, porto di oggetti atti ad offendere e interruzione di pubblico servizio. Gli attivisti sono sempre implicati in disordini in Valsusa, alla violenza contro la mostra su Giorgio Quirino (su cui ho scritto l’articolo poco tempo fa), alle occupazioni di Cinema Altino e Mignon. I “compagni” ovviamente non ci stanno, a vedere i loro sodali in carcere o ai domiciliari. Pertanto, ieri hanno “forzato” la stazione dei treni di Padova, tentando di bloccare il cordone di polizia. E domani stesso copione, con possibile assalto ai treni, guerriglia urbana e lotta senza quartiere ai “blu”.

Padova è una città difficile, purtroppo….

Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia

 

 

 

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