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(ASI) Se usassi l'espressione “io non ci sto”, la memoria potrebbe rimandare ad un non compianto presidente della repubblica italiana scomparso recentemente. Tuttavia, a vedere determinate azioni, penso nessuno, umanamente possa condividere.




Il Corriere della Sera, qualche giorno fa, titolava “noi siamo il governo degli onesti”, per il fatto che la legislatura del tecnocrate Monti avesse approvato la legge anti – corruzione. Non mi sembra sia sufficiente per accreditarsi agli occhi degli italiani, a meno che non si tratti del classico provvedimento chiesto da terzi (e sappiamo bene chi). Difatti, alla televisione lo stesso Monti ha dichiarato che l'Emiro del Quatar (e non il re di Norvegia, sempre a sua detta), abbia chiesto lui come mai queste misure non fossero state apportate prima. Insomma, nulla di nostro, tutto imposto. Veniamo tuttavia al dunque. Se le misure draconiane sono state chiamate spending review, ossia revisione della spesa pubblica. Esse mirerebbero a ridurre le spese superflue nell'apparato dello stato, e al contempo, prelevare il più possibile tramite il fisco.

Il rigore, comunque, non sembra per tutti. Gli F-35, cacciabombardieri made in Usa, sfuggono alla tessa, e, malgrado il numero da acquistare sia calato, verranno pagati molto di più. Per ogni aereo l'Italia sborserà il doppio degli 80 milioni di dollari previsti dal governo, annunciati in Parlamento pochi mesi orsono. Il costo previsto lieviterebbe quindi da 12 a 16 miliardi, secondo quanto annunciato dal Ministro della Difesa. Un aumento del 60%, per una spesa assurda ed ingiustificata di 3 miliardi e 200 milioni di euro. Se calcoliamo, è una cifra di gran lunga superiore di quanto la Legge di stabilità taglia alla sanità, all'istruzione e agli enti locali.

L'agenda Monti prevede gli F35, chiedendo lacrime e sangue a moltissime altre categorie. E non è tutto. Se consideriamo le parole del ministro della Difesa Giampaolo di Paola (degno collega di Terzi), non possiamo dimenticare che proprio per sua bocca arrivava la dichiarazione che le spese militari non sarebbero proprio state tagliate.

Al contempo, tuttavia, abbiamo il festival delle assurdità montiane. Viene confermato l'aumento dell'Iva, dal 10 all'11% quella agevolata, e dal 21 al 22% quella tipica. Poi, è stata confermata la riduzione delle spese detraibili e deducibili, “nel 730”, tra giugno e luglio di ogni anno. La riduzione con effetti universali riguarda le spese mediche, rimanenti scontabili al 19%, ma la cosiddetta franchigia viene elevata dagli attuali 129,11 euro a 250 euro.

Viene altresì abbassato fortemente il tetto per detrarre gli interessi passivi dei mutui per la casa: da 4.000 a 3.000 euro. Chi poteva così scalare 760 euro, ora potrà con soli 570! Non è tutto. Nel tetto di 3.000 euro va considerato anche la spesa eventuale per l'assicurazione sulla vita, comportando una perdita di almeno cento euro.

La parte peggiore che il tecnocrate ha mostrato di sé, è questa: si è voluto eliminare “la clausola di salvaguardia” sul Tfr. Viene così cancellata la norma che consentiva di evitare che la “liquidazione” fosse tassata con le aliquote introdotte nell'anno 2006, svantaggiose per il lavoratore. Quindi, per i contratti a termine, che cesseranno dal 31/12/2012, si applicheranno le normali aliquote Irpef, con una perdita secca intorno al 2,5% della cifra maturata in tre anni di lavoro. Ci rimetteranno così i redditi più bassi, tassati sinora al 23% sino ai 23.000 euro, invece degli attuali 15.000. Dulcis in fundo, abbiamo le tasse sull'”identità sostitutiva del preavviso di licenziamento”, “gli incentivi all'esodo”, “i risarcimenti decisi per autorità giudiziaria”.

E poi vogliamo parlare degli F35?

Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia

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