×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 113

(ASI) Sabra e Chatila è un nome che evoca sinistri ricordi, una tra le più inquietanti macchie di sangue che sporca la pur tragica storia recente del Libano. Gli effetti del conflitto israelo-palestinese erano già penetrati a Beirut da diversi anni, portando come conseguenza migliaia di morti a causa di atrocità compiute da tutte le parti coinvolte.

L’uccisione a sangue freddo di quelle diverse centinaia di civili, tuttavia, è universalmente considerata la peggiore espressione della guerra civile libanese.


Tra il 16 e il 18 settembre 1982
, le milizie falangiste guidate da Elie Hobeika, dopo aver fatto irruzione nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila, a Beirut ovest, compirono l’atroce mattanza con la complicità dell’esercito israeliano, che controllava la zona. Lo scenario che si presentò agli osservatori internazionali a massacro avvenuto, stando alle parole di alcuni cronisti, sembra la manifestazione di un incubo vissuto ad occhi aperti. Questi i ricordi di Elaine Carey, inviata del Daily Mail: “Io guidai il gruppo verso il campo di Sabra. Nessun segno di vita, di movimento. Molto strano, dal momento che il campo, quattro giorni prima, era brulicante di persone. Quindi scoprimmo il motivo. L'odore traumatizzante della morte era dappertutto. Donne, bambini, vecchi e giovani giacevano sotto il sole cocente”. L’italiana Oriana Fallaci, che ha raccontato il Libano della guerra civile attraverso un romanzo intitolato Insciallah, non usa giri di parole per descrivere il livello di barbarie consumatosi a Sabra e Chatila: “(..) E fortunati gli uomini uccisi subito a raffiche di mitra o colpi di baionetta, fortunati i vecchi sgozzati nel letto per risparmiare le munizioni. Le donne, prima di fucilarle o sgozzarle, le avevano violentate. Sodomizzate”

Questo il tono dei racconti, la descrizione delle immagini che affollano la mia testa durante la visita al cimitero sorto a poca distanza dal luogo di quel massacro.
Un prato di modeste dimensioni, al centro del quale si erge un cippo costruito in memoria dei defunti, e ai cui lati due enormi striscioni plastificati arrecanti frasi e foto commemorative. Un luogo disadorno, situato all’inizio di una lunga strada che conduce dove si trova, attualmente, il campo palestinese di Chatila. La percorro insieme a un gruppo di altri giornalisti italiani, rimanendo colpito dalla confusione di persone e auto che la caratterizzano. Ai lati della strada, si trovano negozi o chioschi di ogni genere, presieduti da venditori che ci guardano meravigliati, evidentemente non abituati a ricevere visite occidentali da queste parti. Giunti ad uno degli ingressi di quel fitto dedalo di stradine tortuose che è il cuore di Chatila, ci accoglie il responsabile della sicurezza del campo. E’ un uomo sui quarant’anni, un palestinese membro della sicurezza di Fatah (che controlla il campo), il quale vive qui da molto tempo. Insieme a lui facciamo il nostro ingresso in questo microcosmo della periferia di Beirut, un fazzoletto di terra affollato da diciassettemila persone, uno dei luoghi al mondo a più alta densità di abitanti. La guida ci racconta nei dettagli quello che è già lampante ai nostri occhi, ovvero la totale mancanza di una pur minima pianificazione urbanistica: l’estensione del campo è proibita, dunque si è sviluppata negli anni la disordinata tendenza ad ampliare gli edifici in altezza, così determinando pericoli di crolli. Le abitazioni diroccate sono soltanto uno degli aspetti degradanti di questo campo: i bambini giocano nell’immondizia, fili elettrici aggrovigliati pendono minacciosi sulle teste dei passanti, un piccolo pronto soccorso fatiscente, privo di alcuni elementari presidi medici, è l’unica risorsa sanitaria per queste migliaia di palestinesi. Ci viene spiegato che acqua e elettricità sono tra i principali problemi, cui difficilmente si prova a far fronte mediante qualche aiuto internazionale che talvolta viene elargito alle organizzazioni che si prodigano per il campo.


Passeggiando in questo labirinto, lo sguardo viene spesso catturato dal fitto campionario di scritte, murales e manifesti; messaggi di sofferenza e speranza, ma anche propaganda della variegata galassia di movimenti politici che proliferano tra i palestinesi. Ad oggi in Libano vivono circa 225mila profughi provenienti dalla Palestina, dislocati in 12 campi ufficiali. Ognuno di questi - come previsto dagli accordi de Il Cairo del 1969 - è amministrato dall’Olp e inaccessibile alle forze di sicurezza dello Stato libanese. Tuttavia, le dispute interne e il contesto agitato hanno, nel tempo, minato i fragili equilibri sanciti da quegli accordi. Quel fronte compatto che era un tempo la resistenza palestinese si è sgretolato negli anni. Si è assistito alla nascita di diverse correnti, spesso impegnate a scontrarsi in faide interne. Più di recente si è avuto, poi, il diffondersi di gruppi non votati all’interesse della patria palestinese, bensì al fondamentalismo islamico. Pochi giorni prima di visitare Chatila, saremmo dovuti accedere al campo profughi di Ein el-Hilweh, presso Sidone. Visto il recente approdo, anche in Libano, della crisi che infiamma la Siria, ci è stato categoricamente proibito di effettuare quella visita. La presenza di occidentali in luoghi in cui l’autorità dell’Olp e di Fatah non riesce a prevalere su gruppi di estremisti salafiti costituisce un pericolo, viepiù aggravato in un momento di tensione come questo. Si ha l’impressione che si stia diffondendo un’aria di caos, ancor più umida e maleodorante di quella che abbiamo respirato all’interno del campo di Chatila. Un’aria che non presagisce un futuro roseo: né per il Libano, né per la Palestina, né per tutto il Medio Oriente.

Federico Cenci – Agenzia Stampa Italia

 

 

 

ASI precisa: la pubblicazione di un articolo e/o di un'intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell'autore e/o dell'intervistato che ci ha fornito il contenuto. L'intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull'argomento trattato, il giornale ASI è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d'interpretazione

 
L'onestà intellettuale crea dibattito e stimola nelle persone l'approfondimento. Chi sostiene l'informazione libera, sostiene il pluralismo e la libertà di pensiero. La nostra missione è fare informazione a 360 gradi.

Se credi ed apprezzi la linea editoriale di questo giornale hai la possibilità di sostenerlo concretamente.
 

 

 

Ultimi articoli

Agroalimentare, Confeuro: "Ok dati Eurostat ma preoccupano import e italian sounding"

(ASI) "L'agroalimentare europeo continua certamente a rappresentare un pilastro strategico dell'economia continentale. I dati diffusi da Eurostat, che certificano per il 2025 un surplus commerciale pari a 24,7 miliardi di euro e ...

Sociale, Tiso(Accademia Ic): "Maternità e carriera non sono incompatibili"

(ASI) "Nonostante si parli spesso di parità di genere, la realtà continua a mostrare un quadro diverso: per molte donne italiane, diventare madri significa trovarsi davanti a un punto di ...

Michel Emi Maritato alla Mubarak Mosque di Londra per il “Peace Symposium 2026”: dialogo, diplomazia culturale e cooperazione internazionale al centro del confronto mondiale

(ASI)Il docente,ricercatore presidente di Assotutela ed esponente politico di Forza Italia Michel Emi Maritato prenderà parte a Londra al prestigioso “Peace Symposium 2026”, il simposio internazionale promosso dalla Ahmadiyya ...

Piazza San Pietro e il peso invisibile della bellezza di Elisa Fossati

(ASI) Ci sono luoghi che siamo abituati a guardare senza pensarci davvero. Piazza San Pietro è uno di questi. Si entra, si alza lo sguardo, e si vede subito ciò ...

Economia, Sardex e Venetex a Treviso per il futuro delle Società Benefit.

(ASI) "Quella di Treviso è la seconda tappa di un roadshow che portiamo avanti insieme al nostro partner NATIVA per rafforzare le reti tra le Pmi del circuito e tutti gli ...

Addio a Valerio Zecchini: scompare l’ultimo "sabotatore simbolico" di Bologna

Si è spento all’alba di questa mattina Valerio Zecchini, figura irregolare, refrattaria ad ogni classificazione, poeta performativo, agitatore culturale, uomo di frontiera nel lungo crepuscolo ideologico della Bologna post-novecentesca.

Valdegamberi( Futuro Nazionale) : IP ceduta alla compagnia statale azera SOCAR: tutte le contraddizioni del governo sovranista italiano

(ASI) La cessione del 99,82% di Italiana Petroli (IP) alla compagnia petrolifera statale azera SOCAR rappresenta un passaggio di enorme rilevanza economica, industriale e geopolitica per il nostro Paese.

Lavoro, Confeuro: “Dolore per strage braccianti a Chioggia. Investire di più su sicurezza”

(ASI) “Confeuro, la Confederazione degli Agricoltori Europei, intende esprimere il più profondo cordoglio e la più sincera vicinanza alla comunità marocchina e alle famiglie delle tre vittime del tragico incidente ...

Trump annuncia una tregua temporanea tra Russia e Ucraina: previsto scambio di mille prigionieri

(ASI) Donald Trump ha annunciato una tregua temporanea di tre giorni tra Russia e Ucraina accompagnata contestualmente da uno scambio reciproco di mille prigionieri per parte.

Aldo Moro, 48 anni dopo: la commemorazione di Mattarella nel luogo simbolo del caso Moro

(ASI)  Il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha deposto una corona di fiori in via Caetani, a Roma, nel luogo in cui il 9 maggio 1978 venne ritrovato il corpo ...

×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 113