Il mercato dei consumi cinese cambia pelle, un passaggio epocale anche per il resto del mondo
(ASI) Il mercato dei consumi cinese sta cambiando in concomitanza con la trasformazione industriale e tecnologica del Paese. A questo riguardo, Andrea Fais, collaboratore di Agenzia Stampa Italia, è intervenuto su Radio Cina Internazionale (CGTN) per la rubrica “Opinioni”. Proponiamo qui di seguito la versione integrale dell’articolo.
Che il principale motore della crescita cinese siano i consumi interni è ormai un dato di fatto da diversi anni. Nel solo 2025, il loro contributo all’incremento economico si è attestato al 52%. Più nello specifico, la spesa per consumi finali equivale a circa il 57% di un PIL che continua ad aumentare (+5% lo scorso anno) nonostante dazi, restrizioni e tensioni geopolitiche.
Non è un caso se il mese scorso Pechino ha pubblicato un inedito piano quinquennale mirato, dedicato esclusivamente all’espansione dei consumi: un documento diventato subito un allegato al più esteso e complessivo 15° Piano Quinquennale per lo Sviluppo Socio-Economico Nazionale, approvato a marzo. Dopo aver superato per la prima volta nel 2025 la soglia dei 50.000 miliardi di yuan nel valore delle vendite al dettaglio totali dei beni di consumo, ora l’obiettivo è quello di portare entro il 2030 questo dato intorno ai 60.000 miliardi di yuan, pari grossomodo a 8.800 miliardi di dollari, con un accento particolare sui consumi di servizi per colmare il divario accumulato rispetto ai consumi di beni.
Il piano enuclea ventotto compiti strategici in sei aree ritenute cruciali, tra cui anche l’aumento del potere d’acquisto. Vengono quindi indicati tre elementi fondamentali: stabilizzazione dell’occupazione, aumento del salario minimo e incremento del reddito da capitale attraverso diversi canali. Il governo prevede il miglioramento del sistema di sicurezza sociale e l’aumento della spesa pubblica per istruzione, sanità e assistenza agli anziani allo scopo di alleggerire il carico sulle famiglie, incoraggiandole a ridurre il risparmio precauzionale, un fattore non certo negativo di per sé ma che, in momenti di rallentamento, rischia di innescare un circolo vizioso.
Per comprendere meglio quanto sta avvenendo è necessario fare un passo indietro. A partire dal 2014, il Paese è entrato nella cosiddetta “nuova normalità”, ovvero una fase di passaggio dal vecchio modello di crescita, trainato dall’industria ad alta intensità di manodopera e orientato all’export, ad un ecosistema produttivo tecnologicamente avanzato, trainato dall’innovazione e dai servizi, orientato ai consumi interni. L’anno successivo, decisivo per l’economia del gigante asiatico, proprio il valore aggiunto del settore terziario superò per la prima volta il 50% nella composizione del PIL (50,5%): un decennio più tardi, questo dato è salito al 57,7%.
Sempre nel 2015, le autorità adottarono nuove politiche destinate a modificare in profondità la struttura del sistema paese. Da allora, elevare la capacità di offrire ai consumatori beni e servizi di alto livello è diventata la linea-guida per il Paese in un contesto segnato da una nuova contraddizione principale da risolvere: quella tra uno sviluppo squilibrato/inadeguato, per quanto accelerato, e le crescenti aspirazioni della popolazione ad una migliore qualità della vita. Il cambio di paradigma indicato da Xi Jinping nel 2017 si rivolgeva in particolare alla nuova generazione, cioè ai cinesi nati tra gli anni Novanta e Duemila, per i quali i pur straordinari progressi conseguiti in passato sul piano macroeconomico non erano più sufficienti di per sé, ma richiedevano di essere accompagnati dal soddisfacimento di nuovi bisogni sociali, culturali e ambientali.
Le esigenze giovanili hanno generato non soltanto l’offerta di nuovi beni e servizi ma anche di nuove modalità di consumo. L’e-commerce, in particolare, è diventato uno strumento essenziale alimentando la crescita di grandi e piccole piattaforme dedicate, dove poter comprare e vendere direttamente dal proprio smartphone. Nel 2012, le vendite al dettaglio on-line compirono un balzo in avanti del 64,7% rispetto all’anno precedente raggiungendo un valore di 1.320 miliardi di yuan. Dieci anni più tardi, il dato era decuplicato salendo a circa 13.800 miliardi di yuan. La digitalizzazione del commercio ha anche permesso alle aree rurali o più periferiche del Paese di fuoriuscire dal vecchio isolamento, offrendo ai consumatori delle metropoli prodotti tipici e destinazioni alternative, più adatte ad un turismo lento ed esperienziale.
Nel primo semestre di quest’anno, il mercato ha continuato ad espandersi, con le vendite al dettaglio di beni e servizi di consumo aumentate del 2,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nello specifico, quelle di servizi sono cresciute del 5,3%. L’incremento su base annua delle transazioni sulle piattaforme dedicate ai servizi culturali e sportivi (+9,7%), così come la crescita dei ricavi derivanti da esperienze immersive quali spettacoli artistici (+28,3%) e visite museali (+24,6%), confermano che la struttura dei consumi sta cambiando anche sul piano qualitativo.
Sempre tra gennaio e giugno scorsi, le vendite al dettaglio di servizi di consulenza turistica e noleggio sono salite dell’11,3% su base annua, mentre quelle di servizi culturali, sportivi e ricreativi sono aumentate del 10,4%. Di conseguenza, anche i ricavi derivanti dai servizi turistici e di svago hanno registrato una crescita del 12,3%. Senza contare poi il merchandising correlato al mondo di anime e videogiochi, i nuovi servizi e prodotti legati all’intelligenza artificiale, alla cura degli animali domestici e all’intrattenimento.
In un contesto di aumento dell’aspettativa di vita alla nascita, salita a 79,25 anni nel 2025, la sempre più stretta integrazione tra innovazione e industria va ovviamente a coinvolgere una serie di comparti orientati anche alle fasce più anziane della popolazione, che oggi possono godere, soprattutto nelle aree urbane, di una vecchiaia più serena e prospera rispetto alle generazioni precedenti.
In Cina questa nuova esigenza si è già trasformata in un ambito strutturato, quello della cosiddetta economia della longevità, che mette insieme diversi settori: dalla medicina alla robotica, dall’assistenza all’intelligenza artificiale, dalla cura della persona all’intrattenimento, dalla cultura al turismo.
Le riforme di lungo periodo messe in campo da Pechino nel corso dell’ultimo decennio mirano dichiaratamente a rendere sempre più decisivo il ruolo del mercato nell’allocazione delle risorse e dei fattori di produzione. Proprio tra questi, oltre a terra, capitale, lavoro e organizzazione, va ormai aggiunta anche la capacità di innovare, di cogliere un’opportunità prima degli altri, di volgere lo sguardo dove ancora nessuno l’ha fatto. La Cina si candida così a diventare nel prossimo futuro non soltanto il più grande mercato di consumo al mondo ma, più estesamente, un ecosistema imprenditoriale di livello elevato, in grado di produrre beni e servizi di alta qualità in ogni settore.
Questo, ovviamente, non significa che il Paese basterà a sé stesso. Le 23 zone-pilota di libero scambio (FTZ) inaugurate in altrettanti territori tra municipalità, province e regioni autonome a partire dal 2013 evidenziano come il mercato cinese sia pronto ad aprirsi ulteriormente, offrendo numerose opportunità per le imprese straniere in settori parzialmente o interamente nuovi, nei quali anche il sistema Italia, con il suo know-how e le sue eccellenze, può dire la sua. Entrare e restare competitivi in Cina richiederà certamente una perseveranza, una lungimiranza e una resilienza maggiori rispetto al passato, ma i margini di manovra per le aziende estere saranno indubbiamente più ampi.
Andrea Fais - Radio Cina Internazionale (CGTN)
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