(ASI) La morte di un militare serbo in servizio nella missione delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL) ha riacceso l’attenzione internazionale sulla sicurezza dei contingenti impegnati nel sud del Paese.
L’episodio è avvenuto nella notte tra il 3 e il 4 giugno nei pressi di Marjayoun, nel Libano meridionale, dove una postazione dell’UNIFIL è stata colpita da colpi di mortaio. Secondo quanto comunicato ufficialmente dalla missione ONU, il militare è deceduto a causa delle gravi ferite riportate, mentre altri due peacekeeper sono rimasti feriti. L’UNIFIL ha annunciato l’apertura di un’indagine per accertare le circostanze dell’accaduto e individuare le responsabilità. L'uccisione di un peacekeeper costituisce una violazione del diritto internazionale e richiede l’accertamento delle responsabilità. Bruxelles ha ribadito il pieno sostegno all’UNIFIL.
Recentemente il Libano meridionale è stato interessato da un repentino deterioramento della sicurezza a causa delle crescenti tensioni tra Israele e Hezbollah. L’UNIFIL entra in gioco svolgendo attività di osservazione, mediazione e monitoraggio, come previsto dalla Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
L’episodio ha provocato immediate reazioni diplomatiche: il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso cordoglio al governo serbo e al contingente delle Nazioni Unite per la grave e insensata perdita, in quanto l’UNIFIL opera per garantire la pace e sostenere le comunità locali nelle aree di conflitto. Tajani ha proseguito enfatizzando che la sicurezza del personale ONU deve essere sempre garantita, e ogni forma di violenza contro i contingenti internazionali deve essere fermamente condannata. L’Italia è uno dei principali contributori della missione ONU in Libano e mantiene oltre mille militari all’interno dell’UNIFIL.
La presenza italiana rappresenta un vero e proprio pilastro della Blue Line, la linea di demarcazione che è stata tracciata dalle Nazioni Unite tra Libano e Israele, rivestendo importanti compiti di monitoraggio e di supporto alla stabilità dell’area. L’indagine avviata dalle Nazioni Unite servirà a chiarire la provenienza dei colpi di mortaio in modo da stabilire responsabilità dell'atto. Resta comunque alta la preoccupazione per la sicurezza dei contingenti internazionali presenti nel Libano meridionale, compreso quello italiano.
Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia



