Approfondimenti. Il fronte del 'Sud Globale': I BRICS fanno scudo all'Iran contro l'unilateralismo di USA e Israele"

(ASI) L’attacco unilaterale del 28 febbraio 2026 ha provocato una reazione immediata e durissima da parte del blocco BRICS+, che vede nell’Iran non solo un alleato energetico, ma un membro effettivo del gruppo.

Le capitali del "Sud del Mondo" non hanno usato mezzi termini, delineando un fronte di opposizione che va ben oltre la semplice solidarietà diplomatica.

La condanna dei Giganti: Cina e Russia in prima fila

Per Pechino e Mosca, l'azione di USA e Israele rappresenta la prova definitiva che l'Occidente ha abbandonato ogni pretesa di legalità internazionale.

  • Cina: Il Ministro degli Esteri Wang Yi ha definito l’attacco una "palese violazione della sovranità e un atto di egemonismo". Per la Cina, l’Iran è il perno della Belt and Road Initiative in Medio Oriente. Colpire Teheran significa tentare di recidere il cordone ombelicale energetico cinese (Pechino acquista circa il 90% dell’export petrolifero iraniano). La reazione cinese è chiara: l'uso della forza per ottenere un regime change è inaccettabile e "destinato a fallire".
  • Russia: Il Cremlino ha parlato di un "attacco armato non provocato" che sabota deliberatamente i colloqui di pace. Per Mosca, questo attacco è il riflesso speculare della politica dei "falsi pretesti" già vista in Iraq e Libia, un tentativo di imporre un ordine unipolare con le armi proprio mentre il mondo si sposta verso il multipolarismo.

Il fronte Brasiliano e Sudafricano: la difesa del Diritto

Anche i membri storici del blocco hanno espresso profonda preoccupazione, spostando l'accento sulla crisi del sistema ONU:

  • Brasile: Il governo brasiliano ha condannato fermamente l'attacco, richiamando tutte le parti al rispetto del Diritto Internazionale. La diplomazia di Brasilia vede in questa azione un pericoloso precedente che annulla decenni di sforzi per la risoluzione pacifica dei conflitti.
  • Sudafrica: Pretoria, già protagonista nelle sedi legali internazionali, ha avvertito che "il mondo non può restare a guardare mentre la democrazia viene usata come paravento per aggressioni militari".

Cosa unisce la risposta dei BRICS?

L'analisi dei paesi BRICS mette a nudo tre punti fondamentali che collegano i casi di Nigeria, Venezuela e Iran:

  1. Sovranità Energetica vs Egemone: Questi paesi possiedono le risorse (petrolio e gas) necessarie alla crescita del blocco BRICS. Attaccarli significa, secondo questa visione, tentare di mantenere il controllo coloniale sulle risorse globali.
  2. Il "Virus" del Regime Change: I BRICS vedono l'invocazione della democrazia da parte degli USA non come un valore, ma come un'arma di destabilizzazione per sostituire governi "scomodi" con amministrazioni compiacenti.
  3. Sfregio al Diritto Internazionale: La domanda che rimbalza da Nuova Delhi a Johannesburg è: se una superpotenza può attaccare senza mandato ONU e durante una trattativa, chi sarà il prossimo?

Gli effetti della "Politica della Forza"

La reazione del blocco suggerisce che l'effetto di questa politica basata sulla forza militare sarà l'esatto opposto di quello sperato dagli USA:

  • Accelerazione della De-dollarizzazione: L'uso di sanzioni e attacchi spingerà i BRICS a creare circuiti finanziari ancora più chiusi e indipendenti dal dollaro.
  • Compattamento del blocco: L'Iran, lungi dall'essere isolato, viene oggi percepito come il simbolo della resistenza contro l'unilateralismo.

In conclusione, per i BRICS, il popolo iraniano ha il diritto sacrosanto di scegliere la propria strada. L'idea di "esportare la democrazia con le armi" è ormai considerata una retorica del passato, un vestigio di un'epoca che il resto del mondo non è più disposto ad accettare.

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