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Politica Estera

Argentina, è scontro sulla riforma del lavoro

Di Fabrizio Di Ernesto 22 Febbraio 2026 – 15:42 2 min di lettura

(ASI) In Argentina è scontro aperto sulla riforma del lavoro voluto dal presidente ultraliberista Javier Milie.

Con un processo rapido, o “espresso”, come ama definirlo il governo, che ha richiesto poco più di un'ora di dibattito, il disegno di legge sulla riforma del lavoro in Argentina ha ricevuto l'approvazione della commissione parlamentare del Senato ed è ora a un passo dall'approvazione già nei prossimi giorni.

Il partito al governo parla di “un progetto di modernizzazione che trasforma i rapporti di lavoro", mentre i sindacati definiscono la riforma come “una schiavitù e un annientamento dei diritti dei lavoratori”.

Nel paese però le federazioni sindacali e i sindacati sono in rivolta e la controversa riforma, che smantella i principi tradizionali del mercato del lavoro sanciti da una legge degli anni '70, sta per scatenare una battaglia legale senza precedenti. La decisione presa in aula elimina il controverso articolo 44 sul congedo per malattia (i lavoratori continueranno a percepire il 100% dello stipendio in caso di malattia), unica modifica apportata dalla Camera dei Deputati al disegno di legge approvato dal Senato.

La relazione delle Commissioni Lavoro e Bilancio e Finanze è stata sostenuta dal partito libertario al governo e dai blocchi di opposizione disposti al dialogo (Ucr, Pro, forze provinciali), con l’unica bocciatura da parte delle fazioni peroniste (di centro-sinistra) riunite nell'Interblocco Popolare, che si sono opposte al contenuto dell'iniziativa, liquidata come “incostituzionale” e come “annientatrice dei diritti dei lavoratori”.

Tra gli aspetti più controversi della legge vi sono l'estensione dell'orario di lavoro a un massimo di 12 ore, il calcolo del trattamento di fine rapporto e il meccanismo per la determinazione delle ferie dei dipendenti. Ma propone anche l'eliminazione del sistema giudiziario nazionale del lavoro e la creazione di tribunali del lavoro al suo posto a livello di città di Buenos Aires, una riforma che ha messo i giudici sul piede di guerra e minaccia un conflitto che potrebbe sfociare nella Corte Suprema. Infatti, questa settimana un gruppo di giudici di primo grado dei Tribunali Nazionali del Lavoro ha presentato una petizione formale alla Corte d'Appello Nazionale del Lavoro esprimendo la propria "preoccupazione" per il potenziale trasferimento della giurisdizione alla capitale.

Tra i principali effetti attesi, il Governo ha indicato che la riforma mirerà a eliminare le distorsioni che hanno ostacolato la crescita delle piccole e medie imprese (Pmi) e includerà incentivi per la formalizzazione dell'occupazione. Lo stesso Milei ha ringraziato i legislatori che hanno sostenuto la Legge di Modernizzazione del Lavoro e ha ribadito la sua aspettativa che sosterranno le riforme rimanenti. A titolo personale, ha scritto che si è trattato di una giornata “storica”.

Fabrizio Di Ernesto - Agenzia Stampa Italia

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