(ASI) Nel pieno della crisi venezuelana, un post pubblicato su X da Marine Le Pen ha innescato un acceso dibattito internazionale. Ma a sorprendere è stato soprattutto il gesto del presidente colombiano Gustavo Petro, che ha rilanciato il messaggio della leader del Rassemblement National, storicamente distante da lui per visione politica.
Nel suo intervento, Le Pen ha condannato il regime di Nicolás Maduro, definendolo «comunista, oligarchico e autoritario», ma ha messo in guardia contro l’intervento militare statunitense, considerato una minaccia alla sovranità nazionale. «Rinunciare a questo principio oggi, per il Venezuela, equivarrebbe ad accettare la nostra stessa servitù domani», ha scritto, sottolineando i rischi di un’epoca segnata da «sconvolgimenti geopolitici» e da un’«ombra permanente di guerra e caos».
Il passaggio più significativo arriva nella conclusione: «Non possiamo fare altro che sperare che al popolo venezuelano venga data voce il prima possibile. È lui che deve avere il potere di definire, sovranamente e liberamente, il futuro che desidera creare per sé stesso come nazione».
La condivisione del post da parte di Petro ha spiazzato molti osservatori. Il leader della sinistra latinoamericana ha infatti rilanciato le parole di una figura dell’estrema destra europea, segno che, di fronte a crisi globali, il principio della sovranità nazionale può diventare terreno comune tra ideologie opposte. Un gesto che, seppur simbolico, riaccende il dibattito sul ruolo delle potenze straniere nei destini dei popoli e sulla possibilità di convergenze inedite in nome dell’autodeterminazione.



