(ASI) È rientrata con successo nel tardo pomeriggio di ieri (ora italiana), alle 1:59 di questa mattina (ora cinese), la capsula di Chang'e-5, l'ultima missione lunare cinese partita, a bordo del razzo vettore Lunga Marcia-5, lo scorso 23 novembre alle ore 20:30 UTC (24 novembre, ore 4:30 CST) dal Centro Spaziale di Wenchang, nella provincia insulare di Hainan, la più meridionale del Paese.

Atterrata in un luogo isolato della Contea di Siziwang, nella regione autonoma cinese della Mongolia Interna, il mezzo ha riportato in patria circa 2 kg di campioni di roccia lunare che consentiranno agli scienziati di comprendere meglio lo stato, la temperatura, il materiale ed altre importanti informazioni sul nostro unico satellite naturale.

Quella conclusasi meno di ventiquattro ore fa è stata, secondo gli esperti di tutto il mondo, una missione particolarmente complicata poiché elevati erano i fattori di rischio presenti sul suo percorso. La sonda Chang'e-5, che prende il nome dalla dea lunare della tradizione mitologica cinese, era infatti composta da un modulo orbitante, un mezzo di atterraggio, un sistema di lancio e la capsula di ritorno immortalata dalle immagini giunte dal Paese asiatico nelle ultime ore, per un peso complessivo pari a 8,2 tonnellate. Il veicolo spaziale era atterrato tre settimane fa sul Monte Rümker, una grande struttura vulcanica lunare alta circa 1.300 metri situata all'interno dall'Oceanus Procellarum (Oceano delle Tempeste).

Per il gigante asiatico si è trattato di un traguardo storico dopo sedici anni di studi e missioni, a cominciare dalla pianificazione nel 2004 del lancio di Chang'e-1, il primo veicolo spaziale del programma lunare cinese, partito il 24 ottobre 2007 dal Centro di Lancio Satellitare di Xichang, nella provincia del Sichuan. Se la precedente Chang'e-4, partita da Xichang il 7 dicembre 2018 alla volta del cratere Von Kármán, era stata la prima missione al mondo ad atterrare sulla faccia nascosta della Luna, Chang'e-5 è stata invece la prima missione cinese nella storia ad aver compiuto un campionamento della superficie lunare, un decollo dalla Luna, un incontro ed attracco nell'orbita lunare ed un trasporto di frammenti sino alla Terra.

La Cina diventa così il terzo Paese al mondo a prelevare campioni lunari dopo gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica. Tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, le missioni pianificate dalle due superpotenze protagoniste della Guerra Fredda avevano riportato sulla Terra alcuni frammenti di roccia provenienti da altre aree della superficie lunare, geologicamente più "vecchie" rispetto a quella del Monte Rümker. Secondo gli esperti, lo studio di queste rocce più "giovani", e dunque dell'attività vulcanica dell'area coinvolta, potrebbe almeno parzialmente riscrivere la storia della Luna fin qui accettata dalla comunità scientifica.  

Appresa la notizia del rientro, il presidente cinese Xi Jinping ha immediatamente inviato un messaggio di congratulazioni a tutto il personale che ha contribuito alla missione. «La vostra significativa impresa sarà per sempre ricordata dalla nostra nazione e dal nostro popolo», ha detto Xi rivolgendosi agli scienziati protagonisti, aggiungendo: «Si tratta di un altro grande risultato nel superamento delle difficoltà attraverso la massimizzazione dei vantaggi del nuovo sistema di condivisione delle risorse e delle capacità nazionali, segnando un nuovo grande passo in avanti per il settore spaziale cinese. Questo aiuterà ad approfondire la comprensione dell'origine della Luna e la storia evolutiva del sistema solare».

«Non c'è limite all'esplorazione dello spazio», ha sottolineato il presidente cinese, esprimendo l'auspicio che gli scienziati che hanno preso parte alla missione Chang'e-5 possano «inseguire i sogni, osare nell'esplorare, collaborare nel superamento delle difficoltà», oltre a promuovere una «cooperazione dal mutuo vantaggio ed avviare una nuova fase di esplorazione interplanetaria». Il proposito, che ribadisce ed estende al settore aerospaziale la più generale linea politica della cosiddetta Nuova Era, è quello di «costruire una forza cinese nel settore aerospaziale», realizzare il «rinnovamento nazionale», «utilizzare in modo pacifico lo spazio» e dare vita ad una «comunità dal destino condiviso per tutta l'umanità».

Era stato Pei Zhaoyu, portavoce e vicedirettore del Centro per l'Esplorazione Lunare e il Programma Spaziale dell'Agenzia Spaziale Cinese (CNSA), a ricordare lo scorso 24 novembre, poco dopo la partenza di Chang'e-5 dalla base di Wenchang, che «gli scienziati cinesi e quelli di altri Paesi» avrebbero avuto l'occasione di visionare i campioni lunari, in caso di successo della missione.

Appare ormai sempre più chiaro, dunque, che Chang'e-5 non nasconde alcun interesse economico o commerciale, categoricamente smentito dalle autorità cinesi, ma soltanto propositi scientifici aperti alla cooperazione internazionale. Per il prossimo futuro, gli scienziati del Paese asiatico hanno già in programma una nuova esplorazione del Polo Sud del nostro satellite naturale per valutare la possibilità di contribuire alla costruzione di un centro internazionale di ricerca lunare. «Speriamo di poter collaborare con altri Paesi alla creazione di una stazione internazionale di ricerca scientifica lunare, che potrebbe fornire una piattaforma condivisa per l'esplorazione scientifica lunare e gli esperimenti tecnologici», ha osservato lo stesso Pei.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

 

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