(ASI) L’autoproclamatosi presidente venezuelano Juan Guaidò chiederà al Gruppo di Lima, i paesi che vogliono rovesciare il presidente eletto Nicolas Maduro, di effettuare un intervento armato nel paese. L’unica strada ormai rimasta ai golpisti per tentare di prendere il potere.

Lo ha annunciato lo stesso presidente del Parlamento di Caracas annunciando che parteciperà alla riunione odierna cui prenderà parte anche il vicepresidente Usa Mike Pence.

Dopo un mese di stallo, anche perché nel paese indiolatino i cittadini sembrano consapevoli che le ricette ultraliberiste che sarebbero imposte da Guiadò con l’ausilio degli Usa non farebbero certo uscire il paese dalla crisi ed anzi la loro situazione peggiorerebbe, coloro che vogliono rovesciare il governo non hanno più molte alternative, anche se l’opzione militare rimane tra “tutte le opzioni possibili”. Giaudò ha dichiarato: “Gli eventi mi costringono a prendere una decisione: proporre alla comunità internazionale in modo formale di tenere tutte le opzioni aperte per raggiungere la liberazione di questo paese che sta combattendo e continuerà a combattere”.

Sabato scorso, il 23 febbraio, nel paese si sono svolte due grandi manifestazioni, una in sostegno del governo e l’altra dei golpisti e si sono verificati diversi incidenti al confine con la Colombia da dove sarebbero dovuti entrare gli aiuti umanitari statunitensi in favore di Gauidò, in pratica quelle medice e quel cibo che scarseggiano nel paese dopo le sanzioni imposte proprio dagli Usa negli anni passati. I camion sono stati dati alle fiamme dai manifestanti filo Maduro.

Secondo stime del governo colombiano le violenze hanno causato 285 feriti, di cui 37 sono stati trasportati in ospedale. Dei 285 feriti, 255 sono di nazionalità venezuelana e 30 colombiani. Secondo quanto denunciato dall'organizzazione non governativa Foro Penal almeno quattro persone sono state uccise e altre 18 sono rimaste ferite in violenti sconti nella città venezuelana di Santa Elena de Uairen, nello stato di Bolivar, al confine con il Brasile.

 

Fabrizio Di Ernesto – Agenzia Stampa Italia

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