(ASI) “Ringrazio tutti voi presenti, a nome dell’Ambasciata di Palestina, per la vostra partecipazione alla Celebrazione della Festa Nazionale Palestinese, ma non possiamo che aprire quella che dovrebbe essere una “festa” con un momento di riflessione e lutto per i tragici eventi che hanno colpito la Striscia di Gaza i giorni scorsi.

Si è trattato, vogliamo dirlo chiaramente in assenza di una corretta informazione da parte della stragrande maggioranza dei media, di una vile aggressione architettata dalle forze di occupazione israeliane, che hanno aperto le ostilità con l’azione di un commando di soldati e ufficiali travestiti da palestinesi e in alcuni casi addirittura da donna, entrato nella Striscia assediata domenica sera, per compiere un’azione di stampo terroristico - descritta dal portavoce dell’esercito di occupazione israeliano come un’ “attività operativa” - finalizzata all’immediata uccisione di un militante palestinese. La reazione palestinese a un attacco inaspettato, vista la tregua appena raggiunta con Israele, che è costato la vita a 7 palestinesi, è servita da alibi per un’ulteriore e ancor più violenta aggressione, questa volta aerea, che oltre a distruggere 880 uffici e abitazioni con circa 200 bombardamenti ha aggiunto altri 6 morti e centinaia feriti, a cui rivolgiamo i nostri pensieri.
Cogliamo questa occasione per ribadire come lo Stato di Palestina lavori alacremente per l’unità di tutte le forze politiche sotto l’egida dell’OLP, unica rappresentante legittima del popolo palestinese, perfettamente consapevole del fatto che la causa delle sofferenze del suo popolo - e in particolare del popolo palestinese a Gaza, estenuato dal blocco e decimato da anni di devastanti spedizioni punitive - stia tutta nella politica di Israele, spudoratamente violenta e illegale.
Il 15 novembre del 1988, esattamente trent’anni fa, il Consiglio Nazionale Palestinese riunito ad Algeri dichiarò la nascita dello Stato di Palestina. La proclamazione fu annunciata dal Presidente Yasser Arafat, leader e simbolo della lotta del nostro popolo per la libertà dal 1965 fino al suo assassinio nel 2004. Celebriamo questa giornata perché, per noi, è espressione dell’orgoglio nazionale e dell’attaccamento del popolo palestinese alla sua storia, alle sue radici e alla sua terra. Siamo qui a ricordarlo e, in questa occasione, vogliamo ringraziare in particolar modo l’Italia, che ha sempre sostenuto la causa del nostro popolo a livello sia politico che economico, con centinaia di progetti di sviluppo.
Ricordiamo che l’Italia è tra i 138 Paesi Membri dell’Assemblea delle Nazioni Unite che il 29 novembre 2012 hanno votato a favore del riconoscimento dello Stato di Palestina come Stato Osservatore presso le Nazioni Unite; e tra i 119 che il 30 settembre del 2015 hanno votato a favore dell’innalzamento della bandiera palestinese sul Palazzo dell’ONU, mentre il suo parlamento aveva già votato a favore del riconoscimento dello Stato di Palestina nel febbraio dello stesso anno.
Più recentemente, abbiamo molto apprezzato il voto espresso dall’Italia prima al Consiglio di Sicurezza del 18 dicembre e poi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 21 dicembre 2017, a favore di due importanti risoluzioni volte a respingere la decisione del Presidente Trump di dichiarare Gerusalemme capitale d’Israele. Una decisione che, come sapete, ha avuto un effetto devastante sul nostro popolo e sul processo di pace. Considerando l’importanza politica, economica, culturale, sociale e religiosa per il nostro popolo della città di Gerusalemme Est, che si estende da Ramallah a Betlemme ed è stata occupata insieme al resto della Cisgiordania e a Gaza nel 1967, appare evidente che senza Gerusalemme Est non possa esserci uno Stato di Palestina, e che senza uno Stato di Palestina non possa esserci la pace.
Gli Stati Uniti, nonostante l’opposizione della comunità internazionale, sono andati avanti per la strada decisa, aprendo la propria ambasciata a Gerusalemme lo scorso 14 maggio. Non sorprende che quel giorno in Palestina sia stata proclamata una “Giornata della Rabbia”, di cui hanno pagato il prezzo più alto i manifestanti che dal 30 marzo avevano intrapreso a Gaza la Grande Marcia del Ritorno, una legittima protesta popolare nonviolenta che intendeva ricordare a Israele e al mondo intero come il Diritto al Ritorno previsto dalla Risoluzione 194 dell’11 dicembre 1948 non sia ancora stato rispettato. Da allora, i nostri rapporti con gli Stati Uniti non sono migliorati, mentre si sono rafforzati ulteriormente quelli con questo Paese, l’Italia, che si è distinta nel sostenere, anche economicamente, l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), da cui gli stati Uniti sono invece usciti facendo venir meno i propri aiuti. Cogliamo questa occasione per ringraziare il governo e il popolo italiano di un appoggio che per noi è prezioso anche dal punto di vista politico, come lo è stato, e continua ad esserlo, quello garantito dalla Cooperazione Italiana, dal governo e dall’opinione pubblica di questo Paese, alla Scuola di Gomme e al villaggio di Khan Al-Ahmar, sotto minaccia di demolizione israeliana.
Per tutti questi motivi, siamo lieti di celebrare la nostra Festa Nazionale in un Paese amico come l’Italia, in compagnia di tanti illustri rappresentanti della comunità internazionale che, come noi, credono nell’inviolabilità dei diritti umani e del diritto internazionale. Insieme, saremo in grado di portare Israele ad assumersi le proprie responsabilità e di celebrare il completo riconoscimento dello Stato di Palestina sui confini del 4 giugno 1967, con capitale Gerusalemme Est.
Grazie per essere ancora una volta al nostro fianco in un momento così difficile per noi.
Viva l’Italia e Viva la Palestina libera!”

Dra Mai Alkaila
Ambasciatore di Palestina in Italia
Rappresentante Permanente presso le Organizzazioni delle Nazioni Unite FAO, IFAD e WFP

 

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