(ASI) All'ultimo Forum di Boao dello scorso aprile, il presidente Xi Jinping era stato molto chiaro. La Cina avrebbe dovuto procedere con l'intensificazione dell'apertura economica e della facilitazione degli investimenti esteri.

Rientra senza dubbio in questo nuovo corso del Paese di mezzo, avviato a seguito del 19° Congresso del Partito Comunista Cinese dell'ottobre 2017, il primo China International Import Expo (CIIE), in programma presso il Centro Fieristico e Congressuale Nazionale di Shanghai dal 5 al 10 novembre prossimi, organizzato dal Dipartimento per l'Import Internazionale della Cina e dallo stesso centro congressi, in partenariato con l'Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO), la Conferenza ONU sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) e l'Organizzazione ONU per lo Sviluppo Industriale (UNIDO).

La manifestazione ospiterà ben 82 Paesi e tre organizzazioni internazionali, 71 stand estesi su una superficie di circa 30.000 metri quadrati e 3.000 imprese da oltre 130 Paesi nel mondo, per una superficie complessiva pari a 270.000 metri quadrati.

Preannunciato nel maggio del 2017 dal presidente Xi in occasione del primo Forum Belt and Road per la Cooperazione Internazionale, il CIIE viene considerato dal governo cinese un «fermo sostegno alla liberalizzazione del commercio e alla globalizzazione economica», ma anche un evento che «apre attivamente il mercato cinese al mondo». Si tratterà di una manifestazione di grande impatto internazionale, dove il nostro Paese sarà rappresentato dal ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, che tornerà in Cina a circa un mese e mezzo di distanza dall'ultima missione a Chengdu, in occasione della Fiera Internazionale della Cina Occidentale, cui l'Italia ha partecipato in qualità di Paese ospite d'onore.

L'occasione principale per le imprese straniere in questa fase storica è quella di cogliere le opportunità create dalla rapida espansione della classe media cinese, intercettando un tipo di consumatore caratterizzato da nuove e maggiori esigenze rispetto al passato. A giocare un ruolo di primo piano non sono solo i beni, e in particolare quelli di consumo, dunque, ma anche i servizi, specie quelli innovativi - basati su efficienza e comodità - decisivi in una società complessa e ad altissima densità demografica come quella cinese.   

In realtà, la trasformazione del modello di sviluppo del gigante asiatico risale a diversi anni fa, quando i consumi interni hanno cominciato a trainare l'economia in modo sempre più incisivo, subentrando alle esportazioni nel ruolo di motore della crescita, mentre, quasi contemporaneamente, il settore dei servizi ha superato la soglia del 50% in termini di valore aggiunto sul PIL. Eppure, dopo l'introduzione del concetto di Nuova Era, il presidente Xi Jinping ha potuto sistematizzare il pensiero strategico che dovrà guidare il suo secondo mandato sino al 2022 e, dunque, avviare una serie di nuove riforme in materia di commercio e investimenti.

«Riteniamo che il CIIE aiuterà i Paesi a promuovere la propria immagine internazionale e fungerà da piattaforma aperta per la cooperazione nel commercio internazionale», ha ricordato il viceministro cinese per il Commercio Fu Ziying, citato da Xinhua, che ha notato anche come «l’esposizione contribuirà a far avanzare la globalizzazione economica». Durante la conferenza stampa di lunedì scorso a Pechino, Fu ha anche descritto nel dettaglio l'articolato programma del CIIE, che includerà il Forum Economico e Commerciale Internazionale di Hongqiao, vero e proprio consesso trainante dell'intera esibizione, incentrato sul tema Stimolare nuova vitalità nel commercio globale, creare uno scenario aperto e reciprocamente vantaggioso. Esso prevede tre sessioni di dibattito parallele: commercio e apertura, commercio e innovazione, commercio e investimenti.

Al Forum Economico e Commerciale Internazionale di Hongqiao, come ha sottolineato lo stesso Fu, prenderanno parte oltre 2.000 tra funzionari governativi, leader di organizzazioni internazionali, imprenditori e accademici di fama mondiale, provenienti da più di 130 Paesi e regioni. Fra loro, nomi di spessore quali Jack Ma, Bill Gates, il presidente e CEO di L’Oréal Jean-Paul Agon, la conduttrice televisiva Tian Wei, il presidente e CEO di Ford Motor Company Jim Hackett, il presidente di China Merchants Group Li Jianhong, il direttore generale dell'UNIDO Li Yong e tanti altri ancora.

Il China International Import Expo di Shanghai sancirà definitivamente il passaggio del Paese asiatico da 'fabbrica del mondo', nomignolo con cui è stato a lungo sbrigativamente descritto fra gli anni Ottanta e Novanta, a 'mercato del mondo', definizione con cui d'ora in poi sarà presumibilmente indicato. Non una semplice espressione ma una transizione, ben più profonda, da una società della quantità e della velocità ad una società della qualità e dell'efficienza.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

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