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Politica Estera

Il Sudafrica vuole nazionalizzare le banche per riprendersi i propri beni

Di Fabrizio Di Ernesto 23 Giugno 2011 – 05:39 2 min di lettura

(ASI) Economia e finanza sono sempre più i grandi mali che infestano la civiltà contemporanea. Profitto a tutto i costi, guadagni faraonici e giochi d’azzardo in borsa sono ormai la regola con la grande finanza internazionale, peraltro rappresentata da una lobby molto ristretta, e le grandi banche d’affari che decidono la sorte di miliardi di persone.

 

Dal Sudafrica arriva però una proposta destinata a far discutere e che, qualora dovesse andare in porto, potrebbe aprire prospettive quanto mai vantaggiose per i cittadini e nefaste per gli affaristi senza scrupoli.

Julius Malema, giovane leader del principale partito del Congresso nazionale del Sudafrica, ha infatti ufficialmente proposto di avviare un vasto piano di nazionalizzazione del settore bancario locale. Nelle intenzioni del proponente lo scopo di questa proposta punta a fornire allo Stato quei capitali necessari per potersi riprendere le tante miniere di diamanti, platino, cromo e manganese disseminate sul territorio del paese più meridionale del Continente nero.

Il ragionamento di Malema da questo punto di vista non fa una piega visto che, come ha provato a spiegare ai suoi colleghi, “non sarà possibile rendere pubbliche le miniere senza prendere prima il controllo delle banche. Per questo siamo chiamati a combattere affinché le risorse del Paese siano nelle nostre mani e non in quelle del settore finanziario”.

Sempre secondo il parere del numero uno del Anc questa mossa si rivelerebbe vincente anche nel contrasto alla disoccupazione giovanile, alla povertà ed alle disuguaglianze sociali in quello che non solo è, economicamente parlando, il primo paese dell’Africa ma rappresenta anche una delle potenze emergenti da poco aggiuntasi a quelle del Bric.

Una proposta così semplice, lineare e potenzialmente efficace ovviamente non è piaciuta al mondo finanziario che ha già annunciato una dura battaglia, con il governo che per il momento ha minimizzato sostenendo che per il momento la nazionalizzazione del settore bancario non fa parte del programma di governo, anche se va ricordato che il progetto è statao avanzato dal primo partito del paese, non proprio da un manipolo di peones.

Non a caso l’Anc ha già chiesto ad una commissione indipendente, composta da economisti, di indicare quale sia il metodo migliore per aumentare il peso dello Stato negli introiti legati alle miniere.

Contro il liberismo selvaggio tanto alla moda che sta portando alla rovina il mondo la via è una sola tornare a nazionalizzare le ricchezze degli Stati, siano esse miniere o grandi industrie anche se Washington e il Fmi non permetteranno certo alla popolazione mondiale di vivere una vita migliore rispetto a quella che loro hanno gentilmente e democraticamente deciso di offrire.

Nota della Redazione

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