(ASI) Gli Usa sono pronti ad invadere il Venezuela, e l'operazione avverrebbe ad agosto.
Questa la denuncia fatta dal presidente indiolatino Nicolas Maduro.


Ieri un “ex alto funzionario degli Stati Uniti ha raccontato in modo dettagliato quando Trump ha proposto di invadere il Venezuela", ha detto Maduro in un discorso tenuto alla alla Forza armata nazionale bolivariana (Fanb) ricordando che da mesi Washington ha stretto il cappio intorno al collo di Caracas contribuendo ad acuire una forte crisi economica e politica.
"Vigilare la frontiera, i mari, le terre, la stabilità politica, sociale e recuperare la stabilità economica sono le grandi sfide e missioni che impegnano i militari", ha insistito Maduro citato dalla "Agencia venezolana de noticias". Il presidente ha riportato gli estremi dell'indiscrezione filtrata ieri dalla Casa Bianca: l'ex alto funzionario ha raccontato inoltre che "Trump ha insistito in diverse riunioni private con il presidente colombiano uscente Juan Manuel Santos e con altri leader della destra imperialista", tutti messi sotto pressione "perché accettassero la sua idea di un intervento militare in Venezuela".
In base a quanto emerso Trump avrebbe sostentuo la necessità di un intervento militare nel corso di alcune discussioni in merito a nuove sanzioni economiche ai danni del Venezuela. I consiglieri di Trump però gli avrebbero fatto notare che una simile azione potrebbe ritorcersi contro Washington destabilizzando ancora di più la regione indio-latina che sta assistendo ad un vero e proprio riposizionamento geopolitico.
L'attuale amministrazione degli Stati Uniti ha da sempre esercitato una serrata pressione su Caracas, sia a livello bilaterale che multilaterale. A maggio la casa Bianca si è unita al coro delle denunce internazionali contro le elezioni presidenziali che hanno confermato Maduro nel suo incarico. Trump ha firmato un decreto che limita la capacità dei cittadini statunitensi di acquistare debito pubblico venezuelano. Il decreto vieta ai cittadini statunitensi di acquistare qualsiasi debito emesso dal governo venezuelano, compreso il passivo delle società controllate per oltre il 50 per cento dal governo, come nel caso della compagnia petrolifera di stato Pdvsa (Petroleos de Venezuela), che Caracas mette a garanzia nelle transazioni finanziarie. Appena prima, il presidente Usa aveva firmato un altro ordine per limitare all'esecutivo di Nicolas Maduro la vendita di debito pubblico o beni pubblici negli Stati Uniti. Le sanzioni si aggiungono a quelle adottate lo scorso marzo e agosto e colpiscono il debito nel settore petrolifero, l'unico sostentamento dell'economia venezuelana. Nessun divieto di vendita di greggio venezuelano però è stato previsto tra i due paesi.
Nei mesi scorso l'amministrazione Usa ha anche cercato di far sospendere Caracas dall'Osa, l'Organizzazione degli stati americani, anche se per il momento è stato avviato solo l'iter.

Fabrizio Di Ernesto - Agenzia Stampa Italia

 

 

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