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Politica Estera

Siria, USA pronti con Francia ad attaccare Assad. Russia: “Difenderemo Damasco in caso di raid”

Di Marco Paganelli 9 Aprile 2018 – 13:30 2 min di lettura

TRUMP ASI copy copy copy(ASI) “Se gli Stati Uniti colpiranno il regime di Damasco, come dicono di voler fare, la Russia sarà costretta a reagire in quanto è alleata della Siria”. E’ il duro monito lanciato questa mattina, dal ministro degli esteri  russo, a poche ore dalla minaccia di Washington di lanciare raid missilistici contro il territorio di Bashar al - Assad.                                                                                                                                                                         Alcuni tra i paesi occidentali vorrebbero rispondere così all’attacco chimico, attribuito a quest’ultimo nella regione della Ghouta orientale,  in merito al quale mancano ancora però conferme indipendenti ed è impossibile quindi stabilire, in modo oggettivo, chi lo ha realizzato.

Sergej Lavrov ha condannato inoltre il lancio di otto vettori, questa notte, contro una base militare dell’esercito  siriano a Homs (la paternità dell’iniziativa era stata attribuita dalle autorità statali, in un primo momento, al pentagono). L’azione, provocata da due velivoli da combattimento di Israele mentre sorvolavano lo spazio aereo libanese, ha provocato 14 morti, tra cui 4 consiglieri militari iraniani (Tel Aviv e Teheran hanno accumulato, nel tempo, profonde divergenze tra loro). La tensione internazionale è così sempre più alta in seguito ai timori derivanti da un possibile intervento militare, di Washington e Parigi, contro il governo siriano tutelato da Mosca e dallo Stato degli Ayatollah. Il tycoon e il leader dell’Eliseo, Donald Trump ed Emmanuel Macron, hanno sottolineato, in una telefonata, la necessità di “una risposta forte” (posizione condivisa anche da Londra e da Berlino) in seguito all’uso di mezzi bellici proibiti dalle convenzioni internazionali. Secondo fonti di stampa, Vladimir Putin avrebbe posto le proprie basi, nel paese mediorientale,  in stato di massima allerta per contrastare un’ipotetica rappresaglia della Casa Bianca.  Papa Francesco ha invitato, durante l’Angelus di ieri, a cercare una soluzione pacifica a quanto sta capitando e a non utilizzare più le armi di sterminio. Una ferma condanna, per quanto è accaduto, è giunta anche dall’Unione Europea e dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres. Nove paesi hanno chiesto e ottenuto la convocazione, per  oggi alle 21 (ora italiana), di una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite al palazzo di vetro di New York. Tutti sperano di sbloccare la gravissima crisi in corso, iniziata nel 2011, che ha provocato oltre 500 mila morti.

 

Marco Paganelli – Agenzia Stampa Italia

 

 

 
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