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(ASI) Fattasi trovare colpevolmente impreparata dinnanzi alle rivolte pseudo-democratiche scoppiate in nord Africa l’Europa delle banche e degli affari ha deciso di cambiare rotta e di rivedere le proprie priorità determinate dalla Pev, la politica europea di vicinato.

Nei giorni scorsi la Commissione europea e l’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno infatti auspicato la volontà di rivedere la Pev che, istituita poco meno di 10 anni fa, regola i rapporti con i Paesi vicini, ovvero ex stati del blocco sovietico, del mediterraneo orientale e della regione caucasica, casualmente, ma non troppo, proprio quegli che negli ultimi anni hanno visto esplodere al loro interno rivoluzione colorate in salsa yankee.

Le modifiche più sostanziose, negli intenti dei proponenti, riguarderà principalmente i fondi stanziati per queste aree.

Stando a quanto fatto trapelare in futuro la Pev dovrebbe avere tre direttrici principali: in primis la Commissione e l’Alto rappresentante si adopereranno per sostenere in maniera più efficace quegli stati che, nell’osservanza degli standard atlantici, siano impegnati nella realizzazione di una democrazia all’americana. L’Ue rimprovera infatti ad alcuni Paesi di non aver realizzato in questi anni quella che loro definiscono democrazia profonda ma solo una di facciata in cui lo slancio democratico si esauriva nella convocazione delle elezioni che però non sarebbero avvenute in modo libero o imparziale. Per realizzare quella che loro stessi definiscono una “vera democrazia” nei paesi vicini, e in particolare in quelli del Sud del Mediterraneo, la Commissione e l’Alto rappresentante propongono di impegnarsi di più anche nel dialogo con le società civili, elemento finora trascurato dalle politiche europee.
il secondo obiettivo è invece quello di favorire la crescita economica oltre ad uno sviluppo sostenibile di queste nazioni a tutto vantaggio dei giovani e delle donne, secondo gli eurocrati di Bruxelles i veri protagonisti dell’ondata di rivolte nell’Africa del nord.

La terza direttrice di azione proposta dalla Commissione e dall’Alto rappresentante punta invece a rafforzare le cosiddette dimensioni regionali della Politica europea di vicinato, ad Est tramite l’iniziativa del Partenariato orientale e a Sud tramite l’Unione per il Mediterraneo.

Come anticipato sopra però tutto ruota intorno al problema relativo al reperimento di nuove risorse; fino ad oggi infatti l’Ue, che al suo interno impone tagli allo stato sociale in nome del liberismo forzato, per aiutare i vicini spende poco meno di sei miliardi di euro, dal prossimo anno il budget dovrebbe aumentare di un 20% circa ed è allo studi la possibilità che anche la Bei, banca europea per gli investimenti aumenti il proprio attivismo specie verso i paesi del mediterraneo, che in questo momento rappresentano mercati quanto mai inesplorati e redditizi, possibile che da qui ad un paio di anni la Bei arrivi a stanziare la medesima somma della Ue.

Secondo l’aulico e democratico linguaggio della Commissione europea grazie a questo nuovo approccio l’Ue potrebbe a breve realizzare una “stabilità sostenibile” dotato di una maggiore lungimiranza e che, soprattutto per quanto riguarda l’aera mediterranea copierà quanto già avvenuto nei rapporti con gli ex paesi comunisti.

Fuori da ogni considerazione rimane però il nodo legato all’immigrazione, clandestina e non, proveniente dalla sponda meridionale del mare nostrum.
Per l’Europa delle banche tutto quindi si risolve grazie al dio denaro e pensare che il mondo sarebbe un mondo migliore se si mettesse al bando il liberismo imposto dalla lobbycrazia statunitense e s rilanciassero in ogni dove serie e concrete politiche sociali.

 

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