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Politica Estera

Fine dello shutdown. Tornano a lavorare 692mila dipendenti pubblici

Di Lorenzo Nicolao 23 Gennaio 2018 – 19:20 3 min di lettura

trump7(ASI) Stati Uniti- Fine dello shutdown, ma solo fino all'8 febbraio. La Camera ha sbloccato la paralisi statale per la mancata approvazione del bilancio federale che aveva lasciato a casa, senza stipendio, 692mila dipendenti pubblici, messi in congedo temporaneo per tre giorni.
Ciò è stato però possibile solo grazie al via libera provvisorio del Senato, grazie al raggiungimento dei 60 voti necessari per ottenere la maggioranza qualificata. Ai 51 voti dei repubblicani si sono aggiunti quelli decisivi di 9 democratici. Per questa concessione, la minoranza vuole ora un accordo su immigrazione (la tutela del programma sui dreamers, i figli nati negli Usa degli immigrati irregolari) e sicurezza (una riduzione del budget militare). I democratici si sono però spaccati, con le critiche al loro leader Chuck Schumer, per mancanza di garanzie sull'intesa. Il presidente Donald Trump ha subito accettato e firmato la nuova legge di bilancio. Può ora andare in Svizzera, per partecipare al Forum economico internazionale di Davos, con la promessa di trattare con l'opposizione una volta rientrato negli Usa.

"Shutdown", uno Stato senza fondi - Il presidente Usa racconterà agli altri Capi di Stato quanto l'economia americana sia migliorata, con il boom in borsa e due milioni di posti di lavoro in più, ma solo dopo averla scampata sul fronte spinoso del blocco statale. Fino a qualche ora prima, gli Stati Uniti erano un Paese in crescita, ma senza soldi pubblici, tanto da interrompere ogni attività statale, con l'eccezione di Fbi e Sicurezza nazionale. Ma cosa si intende per shutdown? E' la sospensione delle principali attività pubbliche in seguito alla mancata approvazione del bilancio federale (equivalente più o meno alla nostra legge di stabilità), con la conseguenza che circa un terzo dei due milioni di impiegati civili federali viene messo in congedo temporaneo non retribuito. Le sue conseguenze si sono verificate anche stavolta: gli uffici pubblici sono rimasti vuoti e gli ospedali attivi solo per le emergenze. Tutti gli altri istituti di sanità non hanno potuto curare i nuovi pazienti o effettuare test. Chiusi anche i musei e i parchi nazionali, Statua della libertà compresa. In attività solo il servizio postale, mentre nei centri specializzati come la Nasa tutti i dipendenti sono rimasti a casa. Attività regolari per un milione e mezzo di militari, ma senza stipendio. Questi i principali effetti, con un rallentamento in tutti gli altri settori, dall'ambiente al commercio, dalla giustizia all'istruzione. Persino la raccolta dei rifiuti rischiava di essere sospesa, senza una concessione di fondi d'emergenza, azione richiesta nei giorni scorsi anche dal sindaco di Washington Vincent Grey.

I precedenti - Previsto nell'Antideficiency Act, sezione 9 dell'articolo 1 della Costituzione americana, il blocco dei finanziamenti statali non è una novità negli Stati Uniti, ma non è stata sempre rigorosa come ora, con tre giorni di sospensione quasi totale dei pubblici servizi. La prima volta accadde nel 1976, ma si verificò per altre cinque fra il 1977 e il 1979, con una durata massima di tre settimane, negli anni in cui erano alla Casa Bianca prima il repubblicano Gerald Ford, poi il democratico Jimmy Carter. Nel 1981 il procuratore generale Benjamin Richard Civiletti pubblicò nuove interpretazioni per l'Antideficiency Act, rendendolo molto più rigido, tanto da comportare la sospensione totale delle attività della pubblica amministrazione. Prima di Trump, in tempi recenti, lo shutdown aveva colpito anche la presidenza Obama, dal 1° al 17 ottobre 2013. Caso volle che il mancato accordo fra democratici e repubblicani coinvolse l'Obamacare, la riforma del sistema sanitario, proprio una delle politiche oggi più criticate da Donald Trump. Venne approvato solo dopo 18 giorni di lotta politica.

Lorenzo Nicolao – Agenzia Stampa Italia

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