(ASI) Mercoledì prossimo, per circa una settimana, prenderà il via il 19° Congresso del Partito Comunista Cinese, il dodicesimo dalla fondazione della Repubblica Popolare. I primi sette, infatti, andarono in scena tra il 1921 ed il 1945, nella lunga e drammatica fase in cui si intervallarono, a volte persino sovrapponendosi, la Guerra Civile Cinese e la Seconda Guerra Mondiale.

 

Al 1° Congresso, tra il luglio e l'agosto del 1921 presero parte appena 12 delegati in rappresentanza di circa 50 membri in tutto il Paese. Oggi il Partito Comunista Cinese, forza di governo e principale forza politica della seconda potenza economica mondiale, conta quasi 90 milioni di iscritti che durante la prossime due settimane saranno rappresentati a Pechino da 2.287 delegati.
 
Cos'è il Congresso?
Si tratta di un appuntamento attesissimo non solo nel Paese asiatico ma anche all'estero perché, come da tradizione ormai consolidata, dalla sette-giorni congressuale di Pechino, chiamata a rinnovare i due organi principali del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (Comitato Permanente ed Ufficio Politico) congedando i membri che hanno oltrepassato il limite dei 67 anni di età (esclusi, dunque, Xi Jinping e Li Keqiang), emergeranno i nomi della sesta generazione dirigenziale che salirà definitivamente ai massimi vertici politici alla fine del 2022.
Saranno inoltre delineati gli obiettivi politici, economici e strategici della Cina per i prossimi cinque anni. Il periodo che si aprirà dopo la fine del Congresso e che giungerà sino all'autunno del 2022 sarà infatti il secondo quinquennio della leadership di Xi Jinping, nominato segretario generale proprio nell'autunno 2012 ed insediatosi alla presidenza della Repubblica Popolare nel marzo 2013, succedendo all'ex presidente Hu Jintao. L'idea del Grande Rinnovamento della Nazione Cinese ("Sogno Cinese") potrebbe così entrare a far parte del testo ufficiale della Costituzione del Partito, affiancandosi al marxismo-leninismo, al Pensiero di Mao Zedong, alla Teoria di Deng Xiaoping, al pensiero della Triplice Rappresentanza (eredità della presidenza Jiang Zemin) e alla Visione Scientifica dello Sviluppo (eredità della presidenza Hu Jintao) nel quadro del complesso ed articolato paradigma ideologico del socialismo con caratteristiche cinesi.
Come ogni Congresso di metà mandato, anche questo costituirà l'occasione per stilare un bilancio dei risultati sin qui raggiunti in termini politici, sociali ed economici dal Paese, per capire dove sarà necessario concentrare l'attività politica anche alla luce degli obiettivi stabiliti all'interno del 13° Piano Quinquennale di Sviluppo Socio-Economico, pubblicato all'inizio dello scorso anno in relazione al periodo 2016-2020.
Nel corso degli ultimi due anni, è stata in particolare la riforma strutturale dell'offerta ad innescare e guidare il processo di trasformazione del sistema-Paese, nel quadro della fase di nuova normalità (ovvero una crescita del PIL stabilmente inclusa tra il 6,5% ed il 7%), verso un'economia non più "dominata" dall'export di beni manifatturieri, bensì trainata da un insieme bilanciato di consumi, investimenti ed esportazioni, e caratterizzata, per la prima volta nella storia moderna, dalla prevalenza del settore dei servizi, che nel 2016 ha generato un valore aggiunto pari al 51,6% del PIL. Il piano di alleggerimento fiscale e riduzione degli oneri amministrativi ha riguardato soprattutto le piccole e medie imprese e le start-up, cresciute ad un ritmo impressionante in Cina nel corso dell'ultimo triennio, nel tentativo di favorire quella che la classe dirigente del Paese asiatico ha definito un'imprenditorialità di massa, in base a cui ogni cittadino è creatore di valore.
 
I progressi della Cina nel mondo che cambia
In termini più strettamente numerici, martedì scorso il Dipartimento Nazionale di Statistica Cinese ha pubblicato una serie di dati che mettono in evidenza i progressi socio-economici registrati dal Paese nel lasso di tempo intercorso tra il 18° Congresso (Novembre 2012) e questo che si appresta a cominciare. I dati, riportati e suddivisi per tema - crescita, occupazione, innovazione, struttura, ambiente, apertura e qualità della vita - da Xinhua, hanno messo in luce soprattutto che:
- Il PIL cinese è cresciuto ad un ritmo medio del 7,2% nel quadriennio 2013-2016, rispetto al 2,6% globale e al 4% dei Paesi emergenti
- Nel primo semestre di quest'anno è cresciuto invece del 6,9%, valore compreso nel range 6,7-6,9% per l'ottavo trimestre consecutivo
- Il PIL cinese contribuisce all'economia mondiale per un valore pari al 14,8% del totale, in aumento di 3,4 punti percentuali rispetto al dato del 2012
- Il contributo medio della Cina alla crescita mondiale nel quadriennio 2013-2016 è stato pari al 30% circa, ovvero il dato maggiore al mondo, superiore persino a quello di Stati Uniti, Eurozona e Giappone messi insieme
- Tra il 2013 ed il 2016, ogni anno in Cina sono stati creati oltre 13 milioni di nuovi posti di lavoro nelle aree urbane
- Al settembre di quest'anno, il tasso di disoccupazione era fermo al 4,83%, il più basso dal 2012
- Le spese per la ricerca e lo sviluppo sono cresciute del 52,2% rispetto al 2012, per un valore che passa dall'1,91% al 2,11% del PIL
- Nel triennio 2014-2016 sono nate complessivamente 13,62 milioni di nuove imprese, mentre nei primi otto mesi di quest'anno ne sono nate 3,99 milioni
- Tra il 2012 ed il 2016, le domande di brevetto sono aumentate del 69% e quelle approvate del 39,7%
- Se nel 2012 il settore dei servizi contribuiva al 45,3% del PIL, nel primo semestre di quest'anno ha toccato quota 54,1%
- Nel quadriennio 2013-2016, più in generale, i servizi sono cresciuti ad un tasso annuale dell'8%, 0,8 punti percentuali in più rispetto alla crescita del PIL complessivo
- Nello stesso periodo, i consumi finali hanno contribuito mediamente alla crescita economica per il 55%, e per il 63,4% nella prima metà di quest'anno
- Tra il 2012 e il 2016, il consumo di energia e quello di acqua per unità di PIL sono scesi rispettivamente del 17,9% e del 25,3%
- Alla fine del 2016, rispetto ai dati del 2012, la capacità nucleare installata era cresciuta del 167,6%, quella eolica integrata del 140,1% e quella solare di 21,4 volte
- La concentrazione delle polveri sottili (PM2.5) in 388 città è diminuita del 6% nel 2016 su base annuale e del 2,3% nei primi otto mesi del 2017
- La superficie totale delle nuove aree boschive ha raggiunto quota 7,2 milioni di ettari nel 2016, in aumento del 28,7% rispetto al 2012
- Nel 2016, il valore del commercio di beni ha raggiunto quota 24.300 miliardi di yuan (circa 3.108 miliardi di euro), contribuendo ad oltre l'11% del volume commerciale globale totale, mentre quello relativo al commercio di servizi ha raggiunto quota 657,5 miliardi di dollari (circa 554 miliardi di euro), in crescita del 36,8% dal 2012
- Nel quadriennio 2013-2016, gli investimenti diretti esteri sono aumentati ad una media del 3,1% annuo sino a raggiungere un volume complessivo pari a 489,4 miliardi di dollari (circa 412,4 miliardi di euro)
- Il reddito disponibile pro-capite dei cittadini cinesi è cresciuto da quota 7.311 yuan nel 2012 a quota 23.821 yuan nel 2016, seguendo un trend di crescita annuale al ritmo del 7,4%, grossomodo confermatosi (+7,3%) anche nel primo semestre di quest'anno
- Il numero di poveri nelle aree rurali del Paese è sceso dai 98,99 milioni del 2012 ai 43,35 milioni del 2016
- Tra il 2010 e il 2015, l'aspettativa media di vita alla nascita è aumentata da 74,83 a 76,34 anni.
Insieme al settore dei servizi, agli investimenti diretti esteri e all'impegno per la protezione ambientale, dunque, crescono anche il welfare e la qualità della vita per una popolazione di circa 1,4 miliardi di persone. Le dimensioni economiche e demografiche del Paese e le aspirazioni della quinta generazione politica, riassunte nella formula del "Sogno Cinese del Grande Rinnovamento della Nazione" coniata da Xi Jinping, stanno necessariamente incidendo sugli equilibri globali, introducendoci ad un'era di profondi cambiamenti che vedrà emergere definitivamente sul proscenio mondiale non solo la Cina ma anche altri attori internazionali, fin'ora poco conosciuti o marginalizzati. Nulla a che vedere con le polemiche e le divisioni di un dibattito politico occidentale mainstream sempre più obsoleto e fuori dal tempo. Si tratterà, piuttosto, di uno scenario che fornirà a noi europei la possibilità di esplorare nuove opportunità - economiche, politiche e culturali - se solo sapremo coglierle. Ecco perché il prossimo Congresso del Partito Comunista Cinese riguarderà sì la Cina, ma anche un po' tutti noi.
 
Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

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