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(ASI) Aumentano gli scenari di guerra nel mondo e se gli Usa continuano a mostrare i muscoli le potenze emergenti non rimangono certo alla finestra a guardare.

 

Stando ai numeri snocciolati dal rapporto del Sipri, Stockholm international peace research institute,

l’India negli ultimi cinque anni è stato il Paese che più ha importato armi muovendo poco meno di un decimo di tutto il traffico di armi registrato nel periodo, molto più di quanto fatto registare dalla Cina, seconda in questa particolare classifica dove nelle prime posizioni si trovano anche il Pakistan e la Corea del Sud.

La crescente importazione di materiale bellico ed i crescenti costi che accompagnano questo fenomeno hanno ovviamente obbligato il colosso asiatico a dare una forte accelerazione alle proprie capacità interne di produrre armi, con un relativo aumento della spesa militare che non passa certo inosservato.

Ma è tutto l’area asiatica che in questo momento appare una sorta di eldorado per i produttori di armi visto che proprio nel continente giallo si registrata qualcosa come il 43% delle importazioni di armi a livello mondiale, con più di una sfida interna sia in termini di incremento delle capacità militari che di evoluzione dottrinale con un rischio aggravato di destabilizzazione regionale e globale.

Se apripista in materia nella regione è stata la Cina, oggi l’India sembra pronta a recitare un ruolo sempre più importante non solo nella regione ma su tutto lo scenario globale ed è quindi scontato che sviluppi una costante tendenza al rafforzamento e ammodernamento delle proprie strutture militari con i vertici di Nuova Delhi che hanno come obiettivo, più o meno dichiarato, quello di diventare una potenza militare degna del peso demografico e della crescente influenza sul panorama mondiale.

Pur di diventare una potenza militare il governo indiano solo per l’anno in corso ha stanziato un budget di 36 miliardi di dollari con un incremento rispetto al 2010 dell’11,6%, facilitati in questo anche dalla tenuta dell’economia locale rispetto alla recente crisi finanziaria, Nuova Delhi già quest’anno dovrebbe tornare ai livelli di crescita di un paio di anni fa, per la cronaca 8,2%.

Prima necessita quella di modernizzare le Forze armate del Paese con l’esercito che ha ottenuto la metà dei fondi a disposizione, il doppio di quanto lasciato all’Aeronautica e più di tre maggiore rispetto alla Marina, mentre la parte restante è stata destinata a ricerca e sviluppo.

Le grandi risorse economiche messe in campo dall’India fanno gola a tutti i paesi che producono armi, anche se fino ad oggi Nuova Delhi ha avuto un rapporto privilegiato con Mosca. A Luglio scorso, però, durante la visita del Primo Ministro inglese Cameron, l’India ha firmato un contratto per 57 aerei Hawk per l’addestramento avanzato. Durante la visita del presidente Obama, lo scorso novembre, invece, è stato annunciato l’acquisto di dieci aerei per il trasporto pesante C-17 Globemaster III per un valore di 4.1 miliardi di dollari che dovrebbero affiancare i vecchi Ilyushin-76 e Antonov-32. Meno di sei mesi fa la Francia di Sarkozy ha preso la sua fetta di torta siglando un contratto da 2.1 miliardi di dollari per l’aggiornamento ed il potenziamento della flotta di Mirage 2000.

Non bisogna comunque pensare che i russi abbiano abbandonato questo mercato. Mosca infatti curerà lo sviluppo congiunto di nuovi aerei all’avanguardia inseriti nel progetto Pak-Fa.

Malgrado gli investimenti importanti negli altri settori, la componente terrestre è cruciale per uno Stato dalle vaste dimensioni con problemi di sicurezza interna, confinante con un nemico storico, il Pakistan e con un contendente, la Cina, con cui da mezzo secolo vi sono dispute territoriali aperte.

Molti i carri armati in viaggio per Nuova Delhi. Dalla Russia sono in arrivo quasi 2000 T-90, mentre dall’Inghilterra 145 obici semoventi a traino meccanico M-777 da 155 millimetri, mentre la Francia ha venduto all’India oltre 4000 sistemi anticarro Milan-2T.

Capitolo marina: in questo settore Nuova Delhi ha investito ingenti risorse in vista dell’obbiettivo di rafforzare le sue capacità di Marina d’altura, un progetto volto all’acquisizione di maggiore autonomia operativa a grandi distanze dalle coste, dunque più che mai indicativo delle ambizioni globali del’India.

In cantiere la costruzione di una nuova classe di cacciatorpediniere moderne, la classe Kolkata, mentre 3 nuove fregate classe Talwar sono attese per il 2012 cosi come una nuova generazione di corvette classe Kamorta. Si prevede l’entrata in servizio per il 2015 della prima portaerei di progetto nazionale, la Vikrant, che avrà un’autonomia di 14,000 km. Nel frattempo la Russia dovrebbe consegnare per il 2012 la Vikramaditya, ex Admiral Gorshkov della flotta sovietica. Anche il settore subacqueo verrà rafforzato, grazie all’ingresso in servizio dei sottomarini francesi Scorpene e ad altri due sottomarini a propulsione nucleare Arihant, dopo che il primo battello è stato varato nel 2009.

Per quanto concerne l’aviazione, chiave della strategia difensiva locale fin dagli anni 70, l’obiettivo indiano è quello di rimanere in posizione di vantaggio rispetto al vicino Pakistan e di poter competere alla pari, o quasi, con Pechino. Partendo da queste premessi il governo indiano ha programmato di giungere entro cinque anni ad livello minimi di 40 squadroni da combattimento, otto in più rispetto a quelli attualmente a disposizione.

L’India quindi è un paese sempre più emergente e dopo aver conquistato un posto al sole a livello economico finanziario, sogna ora di fare il grande passo divenendo una potenza egemone a livello militare. Cina e Usa permettendo.

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