(ASI) Berlino – Un quadro incerto è quello che esce dalle elezioni tedesche. I vincitori vincono ma non festeggiano, e gli sconfitti si disperano per la dipartita più grande del previsto.

Angela Merkel si aggiudica il suo quarto mandato, ma il suo partito Christlich Demokratische Union Deutschlands / Christlich-Soziale Union in Bayern (Unione Cristiano-Democratica di Germania / Unione Cristiano-Sociale in Baviera), o più brevemente CDU/CSU, dal 41,5 % del 2013 scende al 32,9% non potendo, così, formare un governo autonomamente. «Non ci gireremo attorno, avremmo voluto naturalmente un risultato migliore. Siamo però la forza maggiore del Paese, e contro di noi non può essere formato alcun governo»: queste le dichiarazioni della Merkel subito dopo la conferma della sua vittoria. Amara sconfitta per il Sozialdemokratische Partei Deutschlands – SPD (Partito Socialdemocratico di Germania), che dal 25,7 % del 2013 scendono a 20,4%; un Martin Schulz, candidato socialdemocratico alla Cancelleria, visibilmente afflitto è quello che si è appresto a dichiarare la sua sconfitta: «L’obiettivo delle elezioni è fallito, oggi è un giorno amaro per l’SPD. Abbiamo perso, siamo meno di quanto avessimo pensato…». Grande affermazione della destra populista, anti-immigrazione ed euroscettica di Alternative für Deutschland – AfD (Alternativa per la Germania), che dal 4,7% del debutto del 2013, con cui per poco non riuscì a superare il 5% per l’entrata nella Bundestag (la Dieta Federale, il parlamento federale tedesco), passa al 13% attestandosi come terzo partito nazionale ed eleggendo, circa, 88 deputati. «Siamo nel parlamento tedesco e cambieremo questo paese. Combatteremo contro Merkel o chiunque sarà alla guida del governo», ha dichiarato il candidato di punta di AfD, Alexander Gauland. «Milioni di elettori ci hanno affidato il compito di portare avanti un lavoro costruttivo di opposizione in Parlamento», ha aggiunto la numero due dei populisti di AfD Alice Weidel. I liberali di Freie Demokratische Partei (Partito Democratico Libero) rientrano in parlamento con il 10,7%, Die Linke (La Sinistra) prende il 9,1%, e i Grüne (I Verdi) il 9%.

 

Già a poche ore dal voto si stanno prospettando ipotesi di coalizione. Anche se Angela Merkel ha da subito richiamato al “senso di responsabilità” i socialdemocratici cercando di rinnovare la “Grande Coalizione”, Schulz ha tenuto a precisare che «Finisce qui il nostro comune lavoro con la CDU e la CSU», dichiarando inoltre che «L’SPD andrà all’opposizione» e che «La campagna elettorale di Angela Merkel è stata scandalosa… È lei la grande perdente di queste elezioni». Dunque sembrando essere messa in “soffitta” la Grande Coalizione, si pensa alla “Giamaica”. Questo è il soprannome che ha assunto l’ipotesi di alleanza tra il colori nero della CDU/CSU, giallo dei liberali, e il verde de I Verdi. Anche se a livello locale in alcune zone della Repubblica Federale di Germania tale alleanza esista già, tutti gli esperti commentatori dicono che in un quadro nazionale sarebbe un’alleanza difficile e dalla probabile vita precaria, proprio per la netta disparità dei temi, aggravata dalle dichiarazioni dei due partiti interessati che affermano non essere disposti a cedere in merito alle loro proposte e ai loro valori. Katrin Göring-Eckardt, la principale candidata de I Verdi, afferma che «Ci saranno colloqui difficili, faremo soltanto quello in cui crediamo»; mentre Christian Wolfgang Lindner, il candidato di spicco dei liberali, dichiara che «Vogliamo ribaltare il trend per il nostro Paese, dunque se sarà chiaro nei colloqui che questi obiettivi possono essere raggiunti allora saremo disponibili per una coalizione, altrimenti il nostro compito sarà di andare all'opposizione».

 

Tali ipotesi di coalizione stanno venendo proposte soprattutto per cercare di fare argine alla destra populista di AfD, che con i suoi 88 deputati diviene un serio problema per la formazione di qualsiasi governo. «Prima ti ignorano, poi ridono di te, poi ti combattono e poi tu vinci - Gandhi. Grazie»: queste le parole che Frauke Petry, presidente di Alternativa per la Germania, ha scritto sul suo profilo di Twitter. AfD sembra pescare molti dei suoi voti nel malcontento sociale, ma anche dai delusi della CDU/CSU. Il partito sembra avere un bacino forte nel sud della Germania, dove in alcune regioni è addirittura arrivato secondo. In particolare la campagna tedesca sembra apprezzare la politica “forte” della destra populista. Un grande risultato per la destra populista tedesca, tanto da essere riuscita a scombinare il quadro politico tedesco. «Chapeau ai i nostri alleati dell'AfD per il suo successo storico! Questo è un nuovo sintomo del risveglio dei popoli europei»: a porgere i suoi complimenti al risultato di Afd è Marine Le Pen, leader del partito nazionalista francese Front National (Fronte Nazionale).

 

Queste elezioni in Germania sono l’ennesima dimostrazione che la “vecchia politica” sta subendo dei pesanti colpi in tutta l’Europa. Anzi, che essa è minacciata de facto dall’ascesa di nuove formazioni politiche pronte a prendere il suo posto. Anche se in Germania Angela Merkel ha vinto, ciò non deve distogliere l’attenzione dal fatto che la politica filo-UE, quella dell’”austerità”, del “ce lo chiede l’Europa”, sta procedendo lentamente, ma inesorabilmente, verso la sua parabola finale.

 

Federico Pulcinelli – Agenzia Stampa Italia

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